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Se vinco in appello le spese legali vengono restituite?

31 gennaio 2017


Se vinco in appello le spese legali vengono restituite?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 gennaio 2017



Se il giudice di appello annulla la sentenza di primo grado, insieme alla sentenza deve rivedere anche le spese processuali disposte con l’iniziale condanna.

 

Immaginiamo di perdere una causa in primo grado e di fare immediatamente appello (entro cioè 30 giorni dalla notifica della sentenza); nel frattempo, però, l’avversario che ha vinto il giudizio ci notifica l’atto di precetto e, insieme alla somma oggetto della contesa, pretende da noi anche il versamento delle spese processuali liquidate dal giudice nella sentenza predetta. Così paghiamo, consapevoli del fatto che la sentenza, anche se appellata, è immediatamente esecutiva. Non ci va, del resto, di rischiare un pignoramento. Tuttavia confidiamo nel secondo grado di giudizio e nella capacità del nuovo giudice di comprendere le nostre ragioni. Ci sorge però un legittimo dubbio: nel caso di capovolgimento delle sorti e di nostra vittoria in appello, cosa ne sarà delle spese legali che abbiamo pagato a suo tempo per la condanna di primo grado? Ci verranno restituite? La risposta è in una ordinanza della Cassazione pubblicata ieri [1].

Quando il giudice di secondo grado riforma la sentenza del primo ed accoglie l’appello, deve emettere una nuova decisione sulle spese processuali. Tale decisione deve tenere conto di quanto già corrisposto, in precedenza, dalla parte ora vincitrice. Quindi, il nuovo regolamento delle spese processuali deve basarsi sull’esito complessivo della lite e comprendere sia gli importi del primo che del secondo grado.

Tale regola è, del resto, conforme a quanto stabilisce il codice di procedura civile [2] secondo cui «la riforma della sentenza del primo giudice determina la caducazione del capo della pronuncia che ha statuito sulle spese» [3].

Condanna alle spese legali in appello

Dalla sentenza in commento si possono trarre, dunque, le seguenti regole.

Se il giudice d’appello riforma la sentenza impugnata deve procedere d’ufficio – cioè anche senza una richiesta della parte vincitrice – a un nuovo regolamento delle spese processuali, in quanto l’onere delle spese dev’essere attribuito e ripartito in relazione all’esito complessivo della lite [4].

Se invece il giudice di secondo grado rigetta l’appello e conferma la decisione di primo grado può modificare la decisione sulle spese soltanto se il relativo capo della decisione è stato specificatamente impugnato [5].

Il giudice d’appello non può (per la preclusione nascente dal giudicato) modificare la pronuncia sulle spese della precedente fase di merito se egli ha valutato la complessiva situazione sostanziale in senso più favorevole alla parte vittoriosa in primo grado [6].

note

[1] Cass. ord. n. 2274/17 del 30.01.2017.

[2] Art. 336 cod. proc. civ.

[3] Cass. sent. n. 28718/13.

[4] Cass. sent. n. 12412/2014, n. 26985/2009, n. 13059/2007, n. 12963/2007.

[5] Cass. sent. n. 23226/2013, n. 714/2010, n. 58/2004.

[6] Cass. sent. n. 58/2004.

Autore immagine: 123rf com


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