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Come difendersi dal redditometro?

21 febbraio 2017


Come difendersi dal redditometro?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 febbraio 2017



Secondo l’Agenzia delle Entrate ho speso più di quanto ho percepito. Mi hanno detto che posso fare una revisione in autotutela. È vero?

La situazione rappresentata nel quesito rientra nella casistica degli accertamenti cosiddetti da “redditometro” gestiti ancora con il vecchio sistema istruttorio, prima che entrassero in vigore le nuove norme in materia di determinazione sintetica del reddito.

Fra le parti, Agenzia delle Entrate e contribuente, è stato instaurato un contraddittorio e che l’Ufficio aveva accolto diverse istanze della difesa, mentre non aveva ritenute sufficientemente motivate o cronologicamente inquadrate altre prove fornite dalla difesa stessa. L’accertamento con adesione si è concluso con il rifiuto del contribuente ad accettare la proposta formulata dall’Ufficio per i periodi di imposta 2005 e 2006. A questo punto si presume che la contribuente si sia rivolta ad un professionista per impugnare gli avvisi di accertamento e proporre ricorso presso la Commissione Tributaria Provinciale. Si presume che il ricorso sia stato respinto dalla Commissione Tributaria Provinciale competente e che la pretesa tributaria si sia definita per mancata impugnazione in secondo grado, presso la Commissione Tributaria Regionale competente. In questo caso la richiesta del fisco si è consolidata purtroppo su tutto l’avviso di accertamento originario, senza tenere conto delle riduzioni concesse nell’ambito della procedura di adesione. L’attuale disponibilità dell’Agenzia delle Entrate a rivedere la situazione, a seguito di una istanza di autotutela appare singolare; infatti, la procedura di richiesta di annullamento totale o parziale di un atto emesso dalla Amministrazione Finanziaria, qualora errato in tutto o in parte, è assolutamente legittimo e possibile; tuttavia, nella fattispecie in questione, l’Ufficio aveva proposto una riduzione dell’imponibile, riconoscendo la validità oggettiva di alcuni documenti e di alcune dichiarazione di parte soltanto nell’ambito della procedura di adesione, al di fuori della quale l’Ufficio non è obbligato né impegnato a riconoscere alcunché. Tuttavia, sebbene si ritenga che la possibilità di presentare istanza di autotutela, anche su atti di accertamento divenuti definitivi sia possibile e legittima, occorre precisare che, nella migliore delle ipotesi, l’Ufficio potrebbe rivedere la situazione relativa ai documenti ed alle motivazioni esposte dalla contribuente nell’ambito della procedura di adesione e possa, eventualmente, con una autotutela parziale, annullare quella parte della pretesa tributaria che era già stata oggetto di accoglimento delle motivazioni nell’ambito della procedura di adesione, ma non si ritiene che vi siano elementi in base ai quali l’Ufficio potrebbe  rivedere l’intero atto di accertamento, ormai divenuto definitivo a seguito del respingimento del ricorso di primo grado e della mancata impugnazione in appello.

In ogni caso, per fornire una risposta corretta al quesito, sarebbe necessario leggere gli avvisi di accertamento originali, i ricorsi presentati e le sentenze della Commissione Tributaria Provinciale. Dopo di che si potrebbe presentare istanza di autotutela parziale, in relazione alla parte di maggior imponibile che era stato ritenuto giustificato durante la fase del contraddittorio fra la contribuente e l’Ufficio, visto che lo scopo dell’Ufficio è quello di individuare la reale evasione di imposta e non di penalizzare il contribuente, provvedendo a rimuovere quella parte di pretesa tributaria che non avrebbe dovuto essere richiesta, visti i documenti presentati dalla contribuente. Pertanto il suggerimento che si può dare è quello di consentire la visione dei documenti mancanti, compresi i documenti che erano stati portati in sede di contraddittorio e, una volta verificata la situazione nel suo complesso, provvedere a depositare istanza di annullamento parziale in autotutela degli avvisi di accertamento, qualora oggettivamente dimostrabile che la pretesa tributaria in essi contenuta era immotivata e, dunque, da rimuovere a cura dell’Ufficio stesso.

Articolo tratto da una consulenza del dr. Mauro Finiguerra        



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