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Lo sai che? Posso disporre da solo dei beni del fondo patrimoniale?

Lo sai che? Pubblicato il 21 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 febbraio 2017

Nell’atto di costituzione del fondo patrimoniale i coniugi, per gli immobili di proprietà esclusiva di ciascuno, possono stabilire di disporre autonomamente degli stessi, senza il consenso dell’altro coniuge?

La risposta alla domanda del lettore non è affetto semplice e nemmeno certamente univoca.

Quanto all’amministrazione dei beni costituenti il fondo patrimoniale, è regolata secondo le norme della comunione legale [1]. La proprietà dei beni costituenti il fondo patrimoniale spetta, salvo patto contrario stabilito nell’atto di costituzione, ad entrambi i coniugi. In altre parole, anche se la proprietà dei beni del fondo può essere riservata anche ad uno solo dei coniugi, sembrerebbe, in prima analisi, che l’amministrazione degli stessi spetti comunque ad entrambi. Da questo punto di vista occorre, comunque, distinguere tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione nel senso che, ciascun coniuge, nel rispetto del vincolo di destinazione dei beni del fondo patrimoniale alle esigenze della famiglia, può disporre autonomamente tutti gli atti di ordinaria amministrazione, mentre nel caso di atti di straordinaria amministrazione, sarebbe comunque necessario il consenso dell’altro coniuge. Sono, ad esempio, considerati atti di straordinaria amministrazione tutti quegli atti che vanno ad incidere sulla consistenza e/o sul valore del fondo (ad esempio, vendita di un bene appartenente al fondo). Anche in questa ottica, comunque, l’atto di disposizione va valutato per caso e con riferimento specifico alle circostanze concrete, ovvero con riferimento alla consistenza del fondo e degli effetti concreti dell’atto di disposizione. Spieghiamoci meglio: se, ad esempio, il fondo patrimoniale è composto da un consiste numero di immobili e/o titoli, la vendita di uno solo di essi, non incidendo in maniera considerevole sulla stessa consistenza del fondo, potrebbe, secondo il pensiero di alcuni autori, essere considerato non come atto di straordinaria amministrazione. Però, per una certa parte della dottrina, i coniugi sarebbero legittimati a prevedere, nell’atto costitutivo del fondo, la possibilità che disgiuntamente (cioè uno solo di essi) possano compiere anche atti di straordinaria amministrazione, anche se, è da evidenziare, la giurisprudenza maggioritaria, per lo più, è incline a respingere questa impostazione ritenendo, in buona sostanza, che così facendo, si perda la funzione di tutela del patrimonio familiare ed il vincolo di destinazione ai bisogni della famiglia.

Come si intuisce, la materia è particolarmente articolata e, allo stato, una risposta – come quasi sempre accade in tutte le questioni giuridiche – sicuramente affermativa o negativa non può essere fornita, dipendendo da una serie di circostanze specifiche relative a “quel fondo” ed ai “quei coniugi”.

In conclusione, volendo cercare di tirare le somme, si può dire che:

1) i coniugi nell’atto costitutivo possono prevedere la possibilità di operare disgiuntamente anche per gli atti di straordinaria amministrazione (quelli di amministrazione ordinaria possono sempre essere compiuti disgiuntamente);

2) in forza della clausola di amministrazione disgiunta dei beni anche per la straordinaria amministrazione, i coniugi possono operare separatamente sino a quando non vi è opposizione dell’altro coniuge;

3) nel caso di opposizione dell’altro coniuge occorrerà verificare, di volta in volta e nel caso specifico, il tipo, la portata e l’incidenza dell’atto di disposizione relativamente alla consistenza del fondo ed al rispetto o meno del vincolo di destinazione dei beni.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

note

[1] Art. 168, co. 3, cod. civ.


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