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Se vendo un bene per comprare oro eludo il fisco?


Se vendo un bene per comprare oro eludo il fisco?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 febbraio 2017



Sono debitore del fisco. Ho ereditato un immobile, voglio venderlo per comprare  lingotti d’oro presso un banco metalli regolarmente autorizzato. È sottrazione di beni al fisco?

La Legge n. 122 del 2010, nel Titolo II riguardante il “Contrasto all’evasione fiscale e contributiva” ha rideterminato in maniera più aspra l’articolo 11 del decreto legislativo n. 74/2000, disciplinante il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, prevedendo l’abbassamento della soglia di punibilità da € 51.645,69 ad € 50.000; l’inserimento di un ulteriore comma che prevede un aumento della pena qualora la somma che il contribuente intende sottrarre sia superiore a 200.000 euro, cosiddetta aggravante; l’introduzione di un’ulteriore fattispecie incriminatrice, legata all’ipotesi di transazione fiscale, che punisce con la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di ottenere per sé o per altri un pagamento parziale dei tributi e dei relativi accessori, indica nella documentazione presentata ai fini della procedura di transazione fiscale elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi per un ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila”.

La Corte di Cassazione [1] ha evidenziato che l’articolo 11, non contenendo più alcun riferimento alle suesposte condizioni, supera, dunque, l’impostazione in base alla quale il reato era configurabile solo se il contribuente era stato in qualche modo posto in condizione di aspettarsi un’azione esecutiva da parte degli uffici tributari. Per il perfezionamento del reato, infatti, si richiede ora solo che l’atto simulato di alienazione o gli altri atti fraudolenti sui beni siano idonei ad impedire il soddisfacimento totale o parziale del Fisco.

L’eventuale acquisto di metalli preziosi, se adeguatamente tracciato, ovvero regolarmente fatturato, e nel rispetto delle normative antiriciclaggio vigenti, la cui eventuale valenza è legata ad una regolazione dello stesso acquisto per contanti, identificherebbe l’acquisto di beni che potrebbero essere oggetto di azioni di recupero e configurerebbe una delle fattispecie previste dalla legge citata.

Alla luce di quanto appena esplicitato, nel ritenere comunque possibile la prospettata transazione di natura immobiliare, sarebbe consigliabile verificare la possibilità, qualora si fosse in presenza di più eredi, di non far cadere in capo al soggetto indebitato il bene oggetto dell’asse ereditario, quindi, attraverso una rinuncia all’eredità, sottrarre ipotetico attivo individuabile quale strumento di soddisfo di passività e debitorie anche a titolo personale, soprattutto se le stesse siano riferibili ad imposte dirette ed indirette facilmente individuabili dall’Amministrazione finanziaria. In caso, invece, di passività, a vario titolo, con istituti bancari, gli stessi dovrebbero attivarsi, non senza difficoltà ed attraverso un’attività costante di controllo del debitore, per verificare la disponibilità in termini di patrimonio.

Si precisa inoltre che l’accettazione dell’asse ereditario configura un trasferimento di proprietà di beni mobili ed immobili in capo all’erede ed eventuali azioni di dismissione, anche immediate come quella prospettata, potrebbero essere oggetto di azioni (revocatoria ordinaria) poste in essere dai creditori al fine inizialmente di dimostrare che la stessa operazione è stata attuata per sottrarre attivo realizzabile e secondariamente per ottenere l’annullamento dell’atto di trasferimento. Fatti salvi poi gli opportuni accordi tra fratelli circa il ricavato della vendita.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta 

note

[1] Cass. sent. n. 17071 del 2006.

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