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Blogger, come non violare il diritto d’autore?

23 Febbraio 2017


Blogger, come non violare il diritto d’autore?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Febbraio 2017



Sono un blogger e vorrei avviare un progetto di divulgazione su web usando un aggregatore. Come posso fare per non incorrere nel copyright delle fonti?

Il codice civile prevede che formano oggetto del diritto d’autore le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione e che il titolo originario dell’acquisto del diritto d’autore è costituito dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale. Il diritto spetta, chiaramente, al creatore dell’opera e sorge nel momento in cui l’autore la crea e la esprime e, ovviamente, è indipendente dalla sua qualità artistica. Volendo dare una definizione del diritto di autore possiamo scrivere che può essere inteso come l’insieme dei diritti e delle facoltà che l’ordinamento giuridico riconosce all’autore delle opere dell’ingegno aventi carattere creativo, nonché l’insieme delle norme che ne regolano l’esercizio, la durata e ne assicurano la protezione. Sono esclusi dalla protezione legale:

1) opere di dominio pubblico (opere per le quali è già trascorso il periodo di protezione legale di settant’anni dalla morte dell’autore);

2) atti ufficiali dello Stato e delle amministrazioni pubbliche;

3) opere prive di apporto creativo.

Fatta questa breve premessa introduttiva, per rispondere direttamente alla domanda del lettore, si ritiene che quello che egli intende fare è lecito ad alcune condizioni. Anzitutto, diciamo che, mancando una legge specifica, anche a internet si applica la legislazione sul diritto d’autore [1], secondo la quale, anzitutto, chi ha realizzato l’opera ha il diritto esclusivo di utilizzazione economica della stessa in ogni forma e modo, diretto ed indiretto. Ne consegue, logicamente, che la riproduzione e la diffusione – anche su reti telematiche – delle opere dell’ingegno altrui devono essere autorizzate dagli autori, titolari dei relativi diritti.

Attenzione però: il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera per scopi di critica, di discussione ed anche di insegnamento, sono liberi nei limiti giustificati da tali finalità e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera, a condizione che siano sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore, e, se si tratta di traduzione, del traduttore qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.

La legge sul diritto d’autore, inoltre, prevede altri due casi in cui è consentita la libera utilizzazione di opere protette: il primo consiste nella possibilità di riprodurre, in giornali o riviste, indicando la fonte, articoli di attualità, di carattere economico, politico o religioso, apparsi sulla stampa periodica, purché la riproduzione non sia stata espressamente vietata; il secondo riguarda la riproduzione, sempre su giornali o periodici, e sempre con obbligo di citazione della fonte, di discorsi su argomenti di interesse politico o amministrativo, tenuti in pubbliche assemblee o comunque in pubblico. In particolare, per quanto riguarda gli articoli di giornale, la riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica (in sostanza che sia utilizzato un linguaggio appropriato e non offensivo) e purché se ne citi la fonte.

In sostanza, quello che si evince dalle norme citate ed in considerazione dei principi più generali è che sussistono due opposte esigenze, entrambe meritevoli di tutela: da un lato quella dello sfruttamento economico dell’opera (quindi, il diritto di autore), dall’altro quello di critica e di informazione del pubblico.

Senza dilungarci in inutili tecnicismi, valorizzando un aspetto piuttosto che l’altro, il consiglio pratico che si può dare al lettore è quello di citare sempre la fonte dalla quale proviene l’informazione (il video o qualsiasi altra cosa intende pubblicare e divulgare) e di accompagnare la pubblicazione con un commento, una spiegazione, una critica, che manifesti un pubblico interesse alla conoscenza dell’informazione. Il tutto, chiaramente, non utilizzando un linguaggio inutilmente offensivo e denigratorio che porterebbe fuori dai limiti del corretto esercizio del diritto di critica. A queste condizioni, l’attività che il lettore intende realizzare non solo è assolutamente lecita ma è, essa stessa, protetta dai diritti di cronaca, di critica e di informazione, i quali, riguardando la collettività, se correttamente posti in essere, devono essere considerati prevalenti rispetto al diritto allo sfruttamento economico dell’opera tutelata dal diritto di autore. Che questo metta senz’altro al riparo da possibili denunce non può dirsi (l’autore potrebbe comunque decidere di presentare denuncia) ma, quello che appare difficilmente contestabile, è il fatto che, se la pubblicazione del materiale selezionato è realizzata nel rispetto dei criteri sommariamente descritti, come riassunto, estratto, commento, critica, insegnamento, spiegazione e con l’utilizzo di un linguaggio non offensivo, la sua attività non sia del tutto lecita. Quanto alla richiesta di indennizzo è presumibile che l’aggregatore, ove dovesse ricevere una richiesta in tal senso (anche se onestamente pare improbabile specie considerando la possibilità di richiedere la rimozione della pubblicazione da parte dell’autore) tenterebbe di farla gravare su di lei che ha pubblicato il materiale in violazione alle leggi sul diritto di autore.

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

note

[1] L. n. 633 del 22.04.1941.


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