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Che fare se un erede non vuole dividere l’eredità?

23 febbraio 2017


Che fare se un erede non vuole dividere l’eredità?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 febbraio 2017



Uno erede di mio zio si rifiuta di andare in banca per dividere i titoli dicendo che non è d’accordo. Come possiamo fare per entrare in possesso della quota spettante per legge?

La ragione per cui la banca si è finora rifiutata di liquidare ad alcuni coeredi la corrispondente quota parte dei titoli depositati a nome del defunto è da ricercarsi nell’opposizione formulata dal restante avente diritto, già denunciato per appropriazione indebita. Gli istituti di credito, infatti, sono soliti considerare caduto in successione il credito derivante da un conto corrente o, come nel caso di specie, da un deposito amministrato intestato al defunto: in altre parole ciò significa che, in presenza di più eredi, sul credito suddetto si viene a formare una vera e propria comunione ereditaria per il cui scioglimento è necessario il consenso di tutti gli aventi diritto. Perciò, in presenza del dissenso anche di uno solo degli eredi, la banca non procede a distribuire il controvalore dei titoli poiché non vuole correre il rischio che, in caso di successiva contestazione da parte di questi, possa essere chiamata a rispondere dell’avvenuta distribuzione del controvalore.

Tale prassi, sebbene sia sempre stata invisa ai correntisti e, più in generale, agli aventi diritto alle somme depositate poiché costringe questi ultimi a tenere vincolate delle somme su cui hanno diritti di proprietà in forza della successione, è stata più volte confermata dall’Arbitro Bancario e Finanziario (sistema di risoluzione delle controversie tra clienti, banche e altri intermediari in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari nonché organismo cui aderiscono tutti gli intermediari italiani e quelli esteri che operano stabilmente in Italia). Esistono infatti numerose pronunce [1] che, evidenziando come per giurisprudenza maggioritaria e prevalente [2] il credito derivante da un deposito amministrato non si divida automaticamente alla morte del suo originario titolare bensì rientri in successione come tutti gli altri beni e quindi su di esso venga a costituirsi una vera e propria comunione ereditaria che necessita del consenso di tutti gli eredi per poter essere validamente sciolta, hanno respinto le istanze volte a richiedere e imporre alla banca titolare del rapporto l’accantonamento della somma contestata e il rilascio quantomeno delle somme dovute agli altri contitolari in presenza del dissenso di un contitolare o quantomeno del suo mancato assenso.

Ciò detto quindi, qualsiasi richiesta alla banca volta a chiedere la liquidazione del controvalore dei titoli è destinata a non essere accolta e un eventuale ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario vedrebbe con molta probabilità un esito negativo. Naturalmente, ove non si riesca a persuadere il coerede “riottoso” a un accordo che vada nell’interesse di tutti gli eredi, resta percorribile la strada della divisione giudiziale, ossia una vera e propria causa in tribunale volta allo scioglimento forzoso della comunione ereditaria e che tuttavia, visto l’oggetto del contendere, dovrebbe comunque passare il vaglio di una preventiva mediazione avanti un apposito organismo terzo. Per tale ragione dunque, visti anche i tempi e i costi della procedura giudiziale, è maggiormente consigliabile il raggiungimento di un accordo stragiudiziale poiché allo stato l’unica alternativa si palesa essere quella della causa di divisione in tribunale.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato     

note

[1] Decisioni nn. 7202 del 31.10.2014; 5260 del 16.10.2013; 283 del 14.01.2013; 2012 del 13.06.2012 tutte consultabili gratuitamente sul sito www.arbitrobancariofinanziario.it.

[2] Cfr. Cass. sent. n. 24657 del 28.11.2007.


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