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Fin quando la scuola è obbligatoria

30 Luglio 2019
Fin quando la scuola è obbligatoria

Scuola dell’obbligo: depenalizzato il reato, per i genitori, di imporre ai figli di frequentare la scuola media inferiore.

Tuo figlio frequenta la seconda media ma, da qualche tempo, non segue le lezioni e preferisce rimanere a casa. Ma c’è di più: ti ha comunicato che non intende farvi ritorno o proseguire con gli studi, non ha intenzione di terminare le scuole medie nè di iscriversi alle superiori, spiegandoti che preferisce trovare un lavoroetto. Sei molto preoccupato: ti chiedi quali possono essere le conseguenze di una scelta del genere e se, in quanto genitore, puoi avere delle responsabilità penali.

Nel nostro sistema, qual è l’età in cui si può smettere di andare a scuola? Cosa dice il nostro legislatore?

Prima di affrontare nel dettaglio la questione, iniziamo col dire che nel nostro ordinamento, frequentare la scuola è obbligatorio sino ai primi due anni della scuola superiore, ma la legge non prevede alcuna sanzione per i genitori che non impediscono ai figli di lasciare gli studi prima di aver terminato la scuola media inferiore. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Scuola dell’obbligo: fin quando è obbligatorio andare a scuola?

Spesso capita di chiedersi fino a quando la scuola è obbligatoria, questo perché, negli anni, la legge è stata modificata più volte, estendendo l’obbligo scolastico alla mutata percezione sociale dell’istruzione e della necessità della scolarizzazione.

Così, inizialmente, il codice penale [2], in linea con il Regio Decreto del 1928 [3], imponeva la scuola obbligatoria sino alle elementari.

Le cose sono cambiate con l’avvento della Costituzione, la quale sancisce che l’istruzione inferiore, impartita per almento otto anni, è obbligatoria e gratuita; la norma costituzionale specifica poi che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi e che lo Stato rende effettivo tale diritto tramite l’istituzione di borse di studio, assegni alle famiglie ed altri provvedimenti simili [4].

Negli anni 60 la legge ha esteso la frequentazione della scuola fino alla classe media inferiore, in linea con un Paese che voleva scrollarsi di dosso, nel più breve tempo possibile, il primato europeo dell’analfabetismo [5]. Per finire, nel 2003 [6] la scuola dell’obbligo è stata portata fino ai primi due anni della superiore.

Attualmente, quindi, la scuola è obbligatoria per almeno dodici anni a partire dall’iscrizione alla prima classe della scuola elementare o sino al conseguimento di una qualifica di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età. Nonostante il legislatore abbia approvato negli anni l’obbligatorietà di frequentare la scuola per almeno dodici anni – tentando in questo modo di elevare il livello di istruzione e formazione delle giovani generazioni – questa riforma non è stata però accompagnata da norme che consentano di punire i genitore che non mandano i figli a scuola.

In realtà, le uniche norme contro l’abbandono scolastico si riferiscono soltanto alla frequenza della scuola elementare; un genitore che però non fa nulla per il figlio che non frequenta le lezioni della scuola media inferiore o superiore, non rischia niente.

Il reato per chi non frequenta la scuola dell’obbligo

Tuo figlio ha deciso di non frequentare la scuola media superiore: che fare? Tu, in quanto genitore, cosa rischi?

Come accennato nel paragrafo sopra, nel nostro sistema non esistono norme penali che sanzionano le diverse violazioni previste dalle varie leggi succedutesi nel tempo in tema di obbligo scolastico. Si tratta di un principio recentemente ribadito dalla Corte di Cassazione, la quale ha affermato che non scatta nessun procedimento penale a carico dei genitori che non si curano di far frequentare, ai propri figli, le prime due classi della scuola superiore [7] o le scuole medie inferiori. La sanzione penale nei confronti dei genitori scatterà solo nel caso in cui questi ultimi non facciano frequentare ai figli la scuola elementare.

Ma quando parliamo di “sanzione penale”, a cosa facciamo riferimento? Esiste una norma del codice penale che si applica nel caso in cui l’inosservanza dell’obbligo scolastico riguarda le elementari?

Il nostro codice penale si occupa dell’inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare dei minori punendo chi, in quanto dotato di autorità o incaricato di vigilanza nei confronti del minore (quindi i genitori aventi la patria potestà o, in mancanza, il tutore o coloro ai quali il minore è affidato per ragioni di educazione, di cura) non fa frequentare a quest’ultimo la scuola elementare. Si tratta di una contravvenzione (un reato cioè di minore gravità) per il quale viene prevista la sola pena pecuniaria: chi lo commette dovrà pagare un’ammenda fino a trenta euro.

In passato, in realtà, la giurisprudenza riteneva penalmente rilevante anche l’inadempienza all’obbligo scolastico anche nel caso in cui esso riguardase la scuola secondaria di primo grado (cioè le scuole media inferiore), mentre continuava ad escludere dall’applicazione della sanzione penale i casi di abbandono riguardanti le scuole superiori.

Tuttavia, nel 2010 è intervenuta la depenalizzazione dell’obbligo di frequentare le scuole dopo le elementari, con il decreto legislativo cosiddetto «taglia leggi» [7] che ha eliminato circa 200mila disposizioni anteriori al 1970, ivi compresa la norma che sanzionava penalmente i genitori che non facevano frequentare ai propri figli la scuola dell’obbligo dopo le elementari [8].

In seguito a tali interventi normativi, la norma che sanziona l’inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare dei minori non può essere “estesa” ad ipotesi diverse. Nel nostro ordinamento, infatti, in materia penale, esistono i principi di tassatività e di divieto di analogia: di cosa si tratta?

Il principio di tassatività della norma impone al legislatore l’obbligo di scrivere le ipotesi sanzionate penalmente in modo sufficientemente preciso; per divieto di analogia, invece, s’intende il divieto di applicare pene a fatti che la legge non prevede come reato o di applicare pene più severe rispetto a quelle previste. Osservando tali principi generali del diritto penale, non è possibile applicare la norma che sanziona l’inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare dei minori anche ad ipotesi diverse: in primo luogo perché l’articolo è chiaro e preciso nel riferirsi alla scuola elementare e, inoltre, perché non si può applicare una pena prevista per un caso specifico (scuola elementare) ad un caso concretamente diverso (scuole medie inferiori e superiori).

Quindi, attualmente il reato di inosservanza dell’obbligo di istruzione [2], di cui comunque rispondono solo i genitori e non il bambino minore, vale solo in caso di mancata frequentazione delle scuole elementari e non anche per le classi successive.

Torniamo al nostro esempio iniziale. Tuo figlio, che frequenta la seconda media, già da diverso tempo si assenta immotivatamente dalle lezioni. Hai provato a fargli cambiare idea, ma non ha voluto sentire ragioni: non ha intenzione di continuare ad andare a scuola. Tu, in quanto genitore, rischi la sanzione penale?

Sulla base di quanto detto sino ad ora, la risposta è negativa: tuo figlio, infatti, frequenta le scuole medie inferiori e – dopo la depenalizzazione del 2010 – per tale ipotesi non è previsto il procedimento penale.

Tale principio è stato ribadito anche dalla Corte di Cassazione, la quale ritiene ormai definitivamente superato l’orientamento, espresso in passato, che applicava la norma di inosservanza dell’obbligo di istruzione anche ai casi in cui l’abbandono scolastico riguardasse la scuola secondaria di primo grado, cioè le medie inferiori [9]. La Suprema Corte ha anche evidenziato come questo stato di cose rappresenti un vero e proprio paradosso: il legislatore ha prima innalzato l’obbligo scolastico sino al conseguimento del diploma di licenzia media, estendendo la sanzione penale all’inosservanza di tale obbligo; poi ha esteso l’obbligatorietà sino al conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almento triennale entro il diciottesimo anno di età, dimenticando però di prevedere la relativa sanzione in caso di inosservanza; infine, ha eliminato dall’ordinamento vecchie disposizioni legislative tra cui la norma che puniva l’inosservanza dell’obbligo di istruzione dei minori sino alla scuola media, facendo un passo indietro e rendendo effettivamente punibile solo l’abbandono scolastico alle scuole elementari.

Si precisa, infine, che la Cassazione ha anche chiarito che non c’è alcun reato di inosservanza dell’obbligo di istruzione elementare nel caso di quei genitori che fanno saltare più volte e senza giustificato motivo la scuola ai propri figli minori se, nonostante ciò, i bambini vengono ugualmente ammessi a frequentare la classe successiva.

note

[1] Cass. sent. n. 4520/2017.

[2] Art. 731 cod. pen.

[3] Rd n. 577/1928

[4] Art. 34 Cost.

[5] L. n. 1859/1962.

[6] L. n. 53/2003.

[7] Cass. sent. n. 170/2012.

[7] D. lgs. n. 212/2010.

[8] Art. 8 L. n. 1858/1962.

[9] Cassazione penale, sent. n. 50624/2017.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 6 dicembre 2016 – 31 gennaio 2017, n. 4520
Presidente Amoresano – Relatore Renoldi

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del Giudice di pace di Rimini in data 16/09/2015, M. G. e D. C. erano stati condannati alla pena di 30,00 Euro di ammenda ciascuno in relazione alla contravvenzione di cui all’art. 731 cod. pen., in relazione all’art. 8 della legge 31 dicembre 1962 n. 1859, per avere, in concorso tra loro, senza giustificato motivo, in qualità di esercenti la potestà genitoriale, non vigilando sulle numerose assenze di G. K. e G. S. durante tutto l’anno scolastico, omesso di far impartire ai minori l’istruzione secondaria di primo grado”; reato commesso in Riccione dal 1/09/2012 al 30/06/2013.
2. Avverso la predetta sentenza propongono ricorso per cassazione gli imputati attraverso due distinti motivi di impugnazione.
Con il primo di essi viene dedotta la violazione dell’art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen. per violazione della legge penale in relazione all’art. 731 cod. pen..
Dopo avere premesso che i due minori frequentavano le scuole medie inferiori, il ricorso pone in luce che a seguito dell’abrogazione dell’art. 8 della legge n. 1859 del 1962 ad opera del D.Lgs. n. 212 del 2010, sarebbe venuto meno il riferimento normativo che consentiva di estendere la previsione dell’art. 731 cod. pen. anche la violazione dell’obbligo di frequentare la scuola media inferiore, con conseguente esclusione della rilevanza penale delle condotte contestate.
Con il secondo motivo i ricorrenti censurano la violazione dell’art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen. in relazione all’erronea applicazione dell’art. 731 cod. pen. per la mancata assoluzione degli imputati con la formula perché il fatto non costituisce reato.
Il giudice non avrebbe compiuto alcuna indagine per verificare se la mancata frequenza scolastica dei minori fosse riconducibile al loro volontario, categorico e assoluto rifiuto, non superabile con l’intervento dei genitori, tanto più che non valutato quanto riferito dalla teste C. Z., secondo cui i due giovani, discriminati in quanto di etnia rom, avevano deciso di interrompere il percorso scolastico.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato e, pertanto, deve essere accolto.
2. L’art. 731 cod. pen. punisce con l’ammenda fino a 30,00 Euro chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giustificato motivo, di impartirgli l’istruzione elementare.
Secondo quanto stabilito dall’art. 8 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859, l’obbligo scolastico è stato esteso fino al conseguimento del diploma di licenza di scuola media (scuola secondaria di primo grado) o al compimento del quindicesimo anno di età se il minore dimostri di aver osservato per almeno otto anni le norme sull’obbligo scolastico (comma 2). Lo stesso art. 8 ha, inoltre, previsto, al comma 3, che per i casi di inadempienza all’obbligo si applicano “le sanzioni previste dalle vigenti disposizioni per gli inadempimenti all’obbligo della istruzione elementare”.
Pertanto, in base a quest’ultima disposizione, l’art. 731 sanzionava anche i casi di violazione dell’obbligo scolastico fino al conseguimento della licenza di scuola secondaria di primo grado, ovvero sino al compimento del quindicesimo anno quando il minore avesse osservato per almeno otto anni.
Con l’entrata in vigore dell’art. 2, lett. c), legge 28 marzo 2003 n. 53 (recante “delega al Governo per la definizione delle norme generali sulla istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione di formazione professionale”) e dell’art. 1, comma 3, del D.Lgs. 15 aprile 2005, n. 76 (recante la “definizione delle norme generali sul diritto- dovere all’istruzione e alla formazione”), tale obbligo era stato esteso per almeno dodici anni a partire dalla iscrizione alla prima classe della scuola primaria (già scuola elementare) o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età.
Nondimeno, la disposizione in questione non aveva riprodotto la previsione dell’ultimo comma del citato art. 8, relativa all’applicazione delle sanzioni vigenti per l’inadempienza al nuovo obbligo scolastico. E tale previsione non era stata mutuata neanche dall’art. 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, secondo cui “l’istruzione impartita per almeno dieci anni è obbligatoria ed è finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno d’età”. E nella stessa prospettiva si erano mosse le successive previsioni, le quali avevano dato attuazione alla legge n. 296/2006: dal Decreto Ministeriale 22 agosto 2007, n. 139 (il cui art. 1 recitava “l’istruzione obbligatoria è impartita per almeno 10 anni e si realizza secondo le disposizioni indicate all’articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296”) alla Circolare Ministeriale 30/12/2010, n. 101 (secondo il cui art. 1, “nell’attuale ordinamento l’obbligo di istruzione riguarda la fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni”).
Per tale motivo, la giurisprudenza di legittimità aveva ritenuto che restasse penalmente sanzionata soltanto l’inadempienza all’obbligo scolastico sino alla licenza di scuola media (o scuola secondaria di primo grado) e non anche l’inosservanza dell’obbligo di frequentare la scuola media superiore, in quanto all’estensione dell’obbligo scolastico oltre la scuola media (art. 2, lett. c), L. 28 marzo 2003, n. 53) non è seguita l’introduzione di una sanzione penale in caso di sua violazione (Sez. 3, n. 16965 del 21/03/2007, P.M. in proc. F. e altri, Rv. 237321; Sez. 3, n. 35396 del 21/05/2008, P.G. in Proc. P., Rv. 240789; Sez. 3, n. 44168 del 22/10/2008, P.G. in proc. M. e altro, Rv. 241682; Sez. 3, n. 22037 del 14/04/2010, I. e altro, Rv. 247630; Sez. 3, n. 18927 del 17/05/2012, Consiglio, non massimata; Sez. 3, n. 1363/16 del 25/11/2015, n. 15/01/2016, N. e altro, non massimata).
Tuttavia, con l’entrata in vigore del decreto legislativo 13 dicembre 2010, n. 212 (intitolato “Abrogazione di disposizioni legislative statali, a norma dell’articolo 14, comma 14-quater, della legge 28 novembre 2005, n. 246″) e in particolare dell’allegato I, parte 52, l’art. 8 della legge n. 1859 del 1962 è stato definitivamente abrogato.
Ne consegue che è venuta meno la previsione che consentiva di estendere l’ambito applicativo dell’art. 731 cod. pen. anche alla violazione dell’obbligo scolastico della scuola media inferiore.
Attualmente, dunque, l’art. 2, lett. c), L. 28 marzo 2003, n. 53 stabilisce l’obbligo scolastico per almeno dodici anni a partire dalla iscrizione alla prima classe della scuola primaria (già scuola elementare) o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età; e, tuttavia, nessuna norma penale punisce l’inosservanza dell’obbligo scolastico della scuola media anche inferiore (così (Sez. 7, ord. n. 29439 del 22/11/2015, P.G. Potenza in proc. Sabatino, non massimata), sicché l’eventuale estensione dell’art. 731 cod. pen. a detta ipotesi si risolverebbe in un’inammissibile interpretazione analogica in malam pattern.
Questa Corte, infatti, ha già avuto modo di superare la tesi, accolta dalla dottrina tradizionale e dalla giurisprudenza meno recente, secondo cui la fattispecie contemplata dall’art. 731 cod. pen. era meramente sanzionatoria dell’obbligo di istruzione, previsto originariamente dal R.D. n. 577 del 1928 per la sola scuola elementare ed esteso, come già ricordato, prima alla scuola media (legge n. 1859 del 1962, art. 8) e successivamente ai primi due anni della scuola superiore (L. n. 53 del 2003, art. 2). Secondo l’orientamento da tempo accolto, anche da questa Sezione della Suprema Corte, la norma in questione non ha un contenuto meramente sanzionatorio dell’obbligo scolastico previsto da varie leggi di ordine pubblico che si sono succedute nel tempo, ma prevede una specifica condotta costituita dall’inosservanza, non del generico obbligo scolastico, ma di quello specifico dell’istruzione elementare (cfr. Sez. 3, n. 8665 del 12/01/2007, P.G. in proc. Lentini e altro, non massimata; Sez. 3, n. 35396 del 21/05/2008, P.G. in Proc. Passalacqua, Rv. 240789; Sez. 3, n. 44168 del 22/10/2008, PG in proc. M. e altro, Rv. 241682).
3. Alla stregua delle considerazioni che precedono il ricorso deve essere, pertanto, accolto, con annullamento senza rinvio della sentenza impugnata perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

P.Q.M.

Annulla, senza rinvio, la sentenza impugnata perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.


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