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Cartella di pagamento agli eredi: cosa pagare?

1 febbraio 2017


Cartella di pagamento agli eredi: cosa pagare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 febbraio 2017



Debiti col fisco: nel caso delle imposte dirette gli eredi rispondono in solido dei debiti ereditati, salvo abbiano rifiutato l’eredità; per le imposte indirette, invece, la responsabilità è pro quota.

Gli eredi che hanno accettato l’eredità sono responsabili in solido delle imposte non pagate dal defunto e, quindi, di tutte le cartelle di pagamento che vengono notificate dal fisco. Tuttavia questa regola vale solo per le imposte dirette. Invece per quelle indirette, come l’imposta di registro o l’Iva, vale il principio opposto, quello della responsabilità pro quota: per cui l’Agenzia delle Entrate o l’Agente della riscossione potranno chiedere al singolo erede solo quella frazione del debito corrispondente alla sua quota di eredità. Ma procediamo con ordine.

I debiti del defunto si dividono tra gli eredi

Nel momento in cui una persona muore, i suoi debiti si trasmettono agli eredi: questi ultimi diventano i nuovi debitori e possono essere oggetto di pignoramento da parte del creditore se non pagano immediatamente quanto dovuto dal familiare passato a miglior vita.

Il punto più importante è, però, in che misura ciascun erede è responsabile per i debiti lasciati dal defunto? Le possibili soluzioni sono due:

  • il creditore può pretendere l’intero pagamento da uno solo degli eredi, salvo poi il diritto di quest’ultimo di rivalersi nei confronti degli altri eredi, imponendo a ciascuno di essi la restituzione della rispettiva parte. È quello che va sotto il nome di principio della solidarietà passiva
  • il creditore deve rivolgersi a ciascun erede e pretendere da questi solo la propria parte di debito proporzionata alla quota di eredità ottenuta (principio della responsabilità pro quota)?

La soluzione generale dettata dal codice civile per tutti i debiti con i privati [1] è quella della responsabilità pro quota: il debito si divide tra gli eredi in proporzione delle rispettive quote. In applicazione del principio della «divisibilità tra gli eredi» delle obbligazioni lasciate dal defunto, l’erede deve ritenersi obbligato al pagamento dei debiti ereditari “pro quota” e non già solidalmente con i coeredi. Quindi il creditore non potrà mai esigere da lui il pagamento di tutto il debito, ma solo della sua parte.

Questa regola trova però eccezione nel caso delle obbligazioni verso il fisco, ossia per il caso di tasse non pagate dal defunto. Sia per quanto riguarda le richieste di pagamento inoltrate dall’Agenzia delle Entrate e dalle altre amministrazioni finanziarie (ad esempio l’Inps), che per le cartelle di pagamento, è prevista una diversa soluzione. Eccola.

Imposte dirette: Irpef, Irap, Ires, e responsabilità degli eredi

Per le imposte dirette la legge [2] impone la responsabilità solidale da parte degli eredi. In altre parole, quando il defunto non abbia pagato Irpef, Irap e Ires, l’Agenzia delle Entrate può inviare la richiesta di pagamento, o l’Agente della riscossione può notificare la cartella di pagamento, anche a uno solo degli eredi, con obbligo per quest’ultimo di pagare l’integrale importo, a pena di pignoramento. Una volta che avrà corrisposto quanto dovuto anche da parte degli altri eredi, potrà rivolgersi a questi ultimi e pretendere la restituzione delle rispettive quote.

Gli eredi però non sono tenuti a pagare le sanzioni – amministrative e penali – che discendono dal mancato pagamento delle tasse da parte del defunto: tali importi infatti non sono trasmissibili (per un approfondimento leggi Quando non si ereditano i debiti verso il fisco).

Ciò è dovuto al fatto che, se l’erede accetta l’eredità, il suo patrimonio si confonde con quello del defunto ed egli, pertanto, risponde dei debiti ereditari – compresi quelli tributari – con tutti i propri beni.

Pertanto l’erede risponde dei debiti anche se sono superiori all’attivo ereditario. Egli può sottrarsi a tale rischio rinunciando all’eredità o accettandola con beneficio d’inventario.

Si può rinunciare all’eredità anche dopo che all’erede siano stati notificati avviso di accertamento o cartella di pagamento relativi ad obbligazioni tributarie del defunto. In questo modo l’erede, prima di prendere tale decisione, può decidere di attendere e vedere se il fisco si fa avanti. Ci sono 10 anni di tempo per rinunciare all’eredità o accettarla con beneficio di inventario, salvo che l’erede si trovi già nel possesso dei beni ereditari (si pensi al convivente), poiché, in tal ultimo caso, bisognerà entro 3 mesi fare l’inventario e nei 40 giorni successivi comunicare la volontà di rinunciare all’eredità o di accettarla col beneficio.

Qualora nonostante la rinuncia o l’accettazione con beneficio d’inventario si proceda contro l’erede, questi dovrà presentare ricorso innanzi alle Commissioni tributarie contro l’avviso di accertamento o il ruolo.

Imposte indirette: Iva, registro, tassa rifiuti, bollo auto, e responsabilità degli eredi

Opposta è la soluzione per le imposte indirette come Iva, imposta di registro, tassa sui rifiuti (Tari), imposta sulla casa (Imu, Tasi), bollo auto, canone Rai, imposta sulle successioni, ecc.. Secondo la Cassazione [3], infatti, per queste imposte vale la regola generale prevista per i debiti con i privati, quella cioè della responsabilità pro quota. Difatti la responsabilità solidale vale solo per le imposte sui redditi e non per le altre tasse.

Pertanto, tutte le volte in cui arriva una cartella esattoriale o una richiesta di pagamento per una delle suddette imposte, il singolo erede è tenuto a pagare solo la propria parte rapportata all’eredità ricevuta. Ad esempio: se l’erede è solo per un terzo, dovrà pagare solo un terzo del bollo auto, dell’Iva, della tassa rifiuti o dell’Imu non versata a suo tempo dal defunto. Questo significa che, se riceve una cartella o un’intimazione di pagamento per l’intero importo dovuto da tutti gli eredi, il singolo erede è tenuto a impugnarla entro 60 giorni altrimenti diventa definitiva. La cartella o la richiesta di pagamento a lui notificate devono essere già decurtate delle quote corrispondenti agli altri eredi e non spetta al destinatario fare tale sottrazione.

Ricordiamo, inoltre, che gli eredi del contribuente devono comunicare all’Agenzia delle Entrate (l’ufficio del domicilio fiscale del defunto) le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale. La comunicazione può essere presentata direttamente all’ufficio o trasmessa mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel quale caso si intende fatta nel giorno di spedizione.

La notifica delle cartelle di pagamento e delle altre richiesta di pagamento intestate al defunto può essere effettuata agli eredi impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio dello stesso defunto ed è efficace nei confronti degli eredi che almeno trenta giorni prima, non abbiano effettuato la comunicazione delle proprie generalità all’Agenzia delle Entrate.

note

[1] Art. 1295 cod. civ.

[2] Art. 65 D.P.R. n. 600/1973.

[3] Cass. sent. n. 24624/2014: «In tema di imposta sulle successioni, sussiste, a carico di tutti i coeredi, un’obbligazione tributaria solidale al pagamento dell’intero importo del tributo, essendo, al riguardo, indifferente che si tratti di successione legittima o testamentaria, atteso che l’art. 36 del d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, prevede la solidarietà tra i coeredi come principio generale dell’imposta di successione, senza operare distinzioni tra successione legale e testamentaria». Cfr. Comm. Trib. Centr. sent. n. 3612/1994: « In applicazione del principio della “divisibilità tra gli eredi”, di cui all’art. 1295 del c.c., l’erede deve ritenersi obbligato al pagamento dei debiti ereditari “pro quota” e non già solidalmente con i coeredi. Infatti, l’opposto principio della solidarietà degli eredi per le obbligazioni tributarie del “de cuius”, sancito nel previgente art. 16 d.P.R. 29 gennaio 1958 n. 645, non può ritenersi applicabile – stante la natura eccezionale di detto principio, non suscettibile di applicazione analogica, ex art. 14 delle disposizioni della legge in generale – nei casi di successione “mortis causa” nel debito delle imposte indirette (nella specie, trattasi di imposta complementare di registro dovuta dal “dante causa”)».

Autore immagine: 123rf com

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