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Lo sai che? Come richiedere la visita fiscale all’estero

Lo sai che? Pubblicato il 23 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 febbraio 2017

Lavoratore che si ammala all’estero: comunicazione al datore di lavoro e all’Inps della malattia, richiesta di visita fiscale.

 

Mi sono ammalato durante una vacanza all’estero: come comunico la malattia? L’Inps può mandare la visita fiscale?

Quando un dipendente si ammala fuori dall’Italia, l’Inps può richiedere la visita fiscale all’estero tramite l’autorità consolare italiana del Paese in cui si trova il lavoratore. Se, poi, lo Stato in cui si trova il lavoratore ha concluso delle apposite convenzioni in materia con l’Italia, l’Inps può richiedere all’ente previdenziale locale o a un’istituzione analoga di effettuare accertamenti sanitari sul lavoratore assistito che si è ammalato sul territorio estero, fornendo le generalità dell’interessato ed il suo esatto recapito all’estero.

Ma quali sono gli adempimenti che deve mettere in atto il lavoratore?

Malattia all’estero: certificato medico

La prima cosa che il lavoratore deve fare, quando si ammala all’estero, è farsi visitare e trasmettere entro 2 giorni dal rilascio il certificato medico e l’indirizzo presso cui è momentaneamente reperibile (può essere anche un albergo [1]) all’Inps e al datore di lavoro.

Se il lavoratore si trova in un Paese appartenente all’Unione Europea o in uno Stato convenzionato, il certificato medico è pienamente valido. Se si trova in un Paese non facente parte della Comunità Europea, o che non ha stipulato con l’Italia convenzioni e accordi specifici che regolano la materia, il certificato medico deve essere legalizzato e tradotto in lingua italiana dalla rappresentanza diplomatica o consolare italiana operante in quello Stato.

Il dipendente, secondo la Cassazione [1], ha l’obbligo di accertarsi, anche con una telefonata, che il datore di lavoro sia effettivamente venuto a conoscenza dello stato di malattia e dell’indirizzo in cui effettuare la visita fiscale.

Malattia all’estero: legalizzazione del certificato medico

Se il lavoratore si ammala durante un soggiorno in un Paese al di fuori dell’Unione Europea non convenzionato,  l’Inps corrisponde l’indennità di malattia solo dopo che è stato presentato all’Istituto stesso il certificato medico originale, legalizzato a cura della rappresentanza diplomatica o consolare italiana operante nel territorio estero [2].

La legalizzazione è l’attestazione, effettuata anche con un timbro, che il documento è valido ai fini certificativi secondo le disposizioni locali

Dato che questo adempimento può richiedere parecchio tempo, la legalizzazione può essere effettuata, a cura dell’interessato, anche dopo il rientro (ovviamente a distanza): il lavoratore è comunque tenuto all’invio della certificazione all’Inps e al datore di lavoro entro 2 giorni dal rilascio.

Malattia all’estero: traduzione del certificato medico

La traduzione del certificato medico redatto all’estero è obbligatoria per i Paesi extraeuropei non convenzionati con l’Italia.

Se invece lo Stato in cui il cittadino si ammala appartiene alla comunità europea, la traduzione deve essere effettuata direttamente dalla sede Inps a cui appartiene il lavoratore, che invierà il documento agli uffici regionali dell’istituto competenti [3].

note

[1] Cass. sent. 09.10.1998.

[2] Inps Circ. 136/2001.

[3] Inps Messaggio n. 28978/2007.


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