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Atto di precetto non ritirato, che fare?

1 febbraio 2017


Atto di precetto non ritirato, che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 febbraio 2017



Ho inviato un atto di precetto a un debitore ma questi non l’ha ritirato: cosa posso fare se lui non ha nulla intestato?

L’atto di precetto, anche se non ritirato dal debitore, si considera notificato ugualmente a partire dal decimo giorno successivo all’avviso di deposito dello stesso presso l’ufficio del Comune, luogo ove vengono custoditi gli atti giudiziari non consegnati per momentanea assenza del destinatario. Dunque, il creditore può ugualmente attivare la procedura esecutiva, scegliendo il tipo di pignoramento che meglio si adatta al caso concreto (pignoramento di beni mobili, immobili o di crediti presso terzi).

Nel caso in cui vi sia il sospetto che il debitore è nullatenente si possono adottare diverse scelte. La prima è quella di richiedere, al Presidente del Tribunale, un accesso all’anagrafe tributaria o a quella dei conti correnti per verificare le effettive disponibilità economiche del soggetto. Si tratta di banche dati accessibili alla pubblica amministrazione e collegate con i dati comunicati all’Agenzia delle Entrate dalle varie amministrazioni e dagli istituti di credito. In tal modo è possibile farsi un’idea più concreta – e non indiziaria – circa l’eventuale situazione di indisponibilità del debitore. Eventualmente i dati così raccolti potranno essere completati con una visura all’Agenzia delle Entrate con un certificato ipocatastale, che riveli eventuali immobili di proprietà. Con tale visura, qualora il debitore risulti privo di alcuna casa o terreno, è possibile anche verificare se egli se ne è spogliato negli ultimi cinque anni, nel qual caso è possibile esperire un’azione revocatoria e pignorare ugualmente il bene.

La seconda possibilità è quella di soprassedere in un primo momento dall’avviare atti di pignoramento. Il precetto scade dopo 90 giorni dalla sua notifica, ma nulla toglie che possa essere rinotificato in un secondo momento, magari quando il debitore avrà ottenuto un posto di lavoro o acquistato beni da sottoporre a pignoramento. Il tutto nei limiti dell’ordinaria prescrizione del credito originario. Così, ad esempio, se il credito deriva da un contratto o da una sentenza di condanna, il creditore ha 10 anni di tempo per agire e per notificare ulteriori precetti (ciascuno dei quali con scadenza a 90 giorni). Si tenga conto, peraltro, che ogni volta che viene inviata una diffida al debitore, contenente l’intimazione di pagare la somma dovuta, la prescrizione si interrompe e inizia a decorrere nuovamente da capo. Quindi, in teoria, il credito potrebbe non prescriversi mai.

Nel caso poi di decesso del debitore, saranno gli eredi a rispondere e a dover pagare l’importo (sempre che non abbiano rifiutato l’eredità).

Insomma, di un debito non ci si libera così facilmente, specie se non si vuol vivere con la spada di Damocle di un possibile pignoramento incombente da un momento all’altro.

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