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Lo sai che? Donazione di soldi, i parenti possono opporsi?

Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2017

Gli eredi legittimi, anche se lesi nella loro futura quota di eredità, non possono opporsi alla donazione fatta da un familiare durante la sua vita, sempre che non sia dichiarato prodigo.

Ciascuno di noi è libero, durante la propria vita, di donare soldi a parenti o amici. Ma attenzione: i regali ai primi possono essere contestati dai più stretti familiari solo dopo la morte del donante (e mai prima) a condizione che abbiano leso la loro quota di legittima, ossia quella parte di eredità che gli spetta di diritto. Invece i regali agli amici non possono mai essere contestati.

Ma procediamo con ordine.

Se regalo dei soldi a un parente, i familiari possono opporsi?

Finché il donante è in vita, i suoi atti di donazione non possono essere contestati neanche dai parenti più stretti. E ciò perché non è ancora detto che tali liberalità possano intaccare il suo patrimonio nella parte in cui spetta, di diritto, ai cosiddetti «legittimari», ossia a quegli eredi la cui quota è riservata dalla legge. A questi ultimi, quindi, non resta che attendere la morte del donante ed eventualmente, solo allora, impugnare le donazioni effettuate agli altri parenti, che abbiano creato «ingiustizie» tra gli eredi.

I legittimari – ossia i parenti cui la legge riserva sempre una parte del patrimonio del defunto (anche a dispetto delle volontà contenute nel testamento) – possono quindi impugnare le donazioni fatte in vita dal defunto in favore di altri eredi e che abbiano violato le quote loro spettanti sull’eredità.

Tali parenti sono il coniuge, i figli, e gli ascendenti del defunto.

Se regalo dei soldi a un amico, i familiari possono opporsi?

Diverso è il discorso della donazione ad amici, poiché queste non creano asimmetrie tra gli eredi. Il donante è libero di disporre dei propri soldi nel modo in cui crede e il beneficiario della donazione – si tratti di denaro, case o altri beni – non deve temere l’azione degli eredi alla morte del donante.

L’unica tutela che la legge riconosce ai parenti del donante, per evitare che questi impoverisca il proprio patrimonio, è farlo inabilitare per prodigalità, ossia per dilapidazione dei beni della famiglia. Un esempio ci aiuterà a comprendere meglio come stanno le cose.

Immaginiamo di avere un amico che attraversa un periodo di difficoltà economiche. Noi abbiamo recentemente ricevuto un’eredità e decidiamo pertanto di regalargli una consistente somma di denaro per aiutarlo. La cosa disturba molto i nostri parenti più stretti: questi si oppongono perché – sostengono – è ingiusto privare gli eredi legittimi di quel denaro. Insomma, stanno già facendo i loro “conticini” per quando noi non ci saremo più.

Dal nostro punto di vista, i soldi ci appartengono e possiamo decidere di regalarli a chi riteniamo, tanto più se il destinatario del gesto è una persona a cui siamo legati da affetto, che vive una situazione di difficoltà. Dal loro, invece, si tratta di un’eccessiva generosità.

Chi ha ragione tra le due parti?

Noi, che in quanto non siamo ancora morti, ci sentiamo liberi di disporre del nostro denaro per come meglio crediamo, regalandolo anche ad amici, anche a discapito dei nostri familiari? O i nostri familiari, che invece stanno già ragionando nel senso di tutelare la loro futura eredità e che ritengono sia sbagliato donare soldi a un estraneo, togliendoli alla famiglia?

Leggi C’è un limite nel donare denaro a un parente?

La soluzione è stata data, alcuni giorni fa, dalla Cassazione.

Secondo la Corte, è legittimo regalare soldi ad amici o estranei purché ciò non avvenga per futili motivi. Se così fosse, infatti, i parenti più stretti potrebbero chiedere, al tribunale, un provvedimento di inabilitazione per prodigalità nei confronti del donante.

Se invece le ragioni della donazione sono valide, il comportamento risponde a finalità aventi un proprio intrinseco valore, come l’aiuto economico verso una persona bisognosa, estranea al nucleo familiare, ma legata da affetto.

Quindi, se un amico è in difficoltà e abbiamo la possibilità di aiutarlo, possiamo farlo.

note

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Buongiorno,
    l’articolo, ci sembra di capire, afferma che qualunque donazione fatta a terzi sia al riparo dalle pretese dei legittimari, mentre la stessa donazione fatta ad altri legittimari è sottoponibile all’azione di riduzione (“i regali agli amici non possono mai essere contestati”). Molto sommessamente riteniamo, invece, che qualunque donazione, a chiunque effettuata, sia riducibile qualora superi la porzione disponibile di patrimonio di cui il de cuius poteva disporre. Conseguentemente, l’amico donatario ben potrebbe trovarsi nella condizione di subire l’azione dei legittimari eventualmente lesi nella loro quota di legittima.
    Cordialmente
    Studio Legale Brianda&Cattani

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