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Lo sai che? Assenza dal lavoro, che rischio se non la comunico?

Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2017

Il licenziamento del dipendente assente ingiustificato è possibile solo quando abbia arrecato danno all’azienda.

Se il dipendente non va al lavoro e non lo comunica all’azienda commette sì un’infrazione disciplinare, ma non tanto grave da comportare il licenziamento. Ciò a patto però che il suo comportamento non abbia compromesso l’organizzazione e l’attività d’impresa, facendo ad esempio saltare tutti gli appuntamenti coi clienti. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Non è la prima volta che la giurisprudenza si occupa del problema dell’assenza ingiustificata dal lavoro, segno evidente che resta alta la conflittualità tra datori e dipendenti, anche a giudicare dalla mole di contenzioso che la materia produce nei nostri tribunali. Tanto da far tornare sempre attuale il detto secondo cui «non c’è lavoro, ma chi lo ha lo disprezza».

Il dipendente che non può recarsi sul posto di lavoro ha comunque l’obbligo di avvisare l’azienda o i suoi capi. Ciò vale anche quando si tratta di malattia, nonostante il proprio medico curante abbia già inviato telematicamente all’Inps il certificato comprovante lo stato del dipendente. A riguardo, Il lavoratore deve comunicare tempestivamente al datore di lavoro la propria assenza per malattia e l’indirizzo di reperibilità (se diverso dalla residenza o domicilio abituale), per rendere possibili i successivi controlli, quelli cioè del cosiddetto medico fiscale dell’Inps.

Anzi, l’obbligo di tale comunicazione è distinto, e in genere preventivo, rispetto all’invio della certificazione fatta dal medico curante. La comunicazione serve, infatti, a giustificare l’assenza dal lavoro, mentre la certificazione è finalizzata a dimostrare l’esistenza e l’effettività della causa che giustifica l’assenza stessa.

Ma non sempre l’assenza non comunicata giustifica una sanzione tanto grave e permanente come il licenziamento: il licenziamento deve essere infatti l’ultima spiaggia, la carta che può usare l’azienda solo quando il comportamento del lavoratore è talmente grave da rompere ogni legame di fiducia. E dunque, si può mandare a casa il dipendente quando quest’ultimo è consapevole che, non recandosi sul posto, crea un notevole danno all’imprenditore e alla sua attività commerciale. Di tanto abbiamo già parlato nell’articolo Assenze ingiustificate del lavoratore.

Secondo la sentenza in commento, è legittimo il licenziamento in tronco del dipendente che non comunica tempestivamente l’assenza, non permettendo al datore di organizzarsi in modo ottimale per la gestione di appuntamenti coi clienti.

La sanzione al lavoratore infedele va quindi calibrata sulla base del tipo di attività cui questo è impiegato e alle specifiche peculiarità dei suoi compiti. E, nel caso di specie, la Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa a una impiegata di un centro estetico che, non avendo comunicato la propria assenza, aveva mandato a monte gli appuntamenti già presi dalla clientela, facendo così perdere all’azienda immagine e guadagni.

È comunque essenziale verificare prima quello che stabilisce lo specifico contratto collettivo di settore. Se il ccnl prevede l’obbligo per il lavoratore che si assenta dal servizio per malattia di comunicare al datore di lavoro l’inizio della malattia, l’omessa comunicazione integra un’infrazione suscettibile di sanzione disciplinare; a nulla rileva il fatto che il lavoratore abbia comunque inviato il certificato medico giustificativo dell’assenza.

note

[1] Cass. sent. n. 2630/17.

Autore immagine: 123rf com


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