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Multa nulla se il Comune è sbagliato

2 Febbraio 2017
Multa nulla se il Comune è sbagliato

L’errore sul luogo ove è stata commessa l’infrazione determina la nullità del verbale: il caso di Milano Linate fa scuola.

Se il vigile non indica il luogo preciso ove viene elevata la contravvenzione, la multa è nulla. Così, ad esempio, un verbale di divieto di sosta deve specificare con esattezza il territorio del Comune in cui ricade il tratto di strada ove è stata parcheggiata illegittimamente l’automobile. In caso di dubbi o di errore si può fare ricorso al giudice di Pace e non pagare. È quanto chiarisce il Giudice di Pace di Milano [1].

La sentenza si riferisce a un caso che potrebbe avere un effetto “a valanga” sulle migliaia di multe elevate sul piazzale dell’aeroporto di Milano Linate. I verbalizzanti hanno sempre indicato, come luogo della contravvenzione, Milano e non già i comuni di Segrate e Peschiera Borromeo, nel cui territorio si trova in realtà l’aeroporto.

Non si tratta – secondo la pronuncia in commento – di un semplice errore materiale, di una svista che comunque rende certa la multa e non pregiudica la possibilità di difendersi. L’indicazione del luogo in cui è stata commessa l’infrazione al codice della strada è uno dei principali elementi costitutivi del verbale: lo stabilisce il Regolamento di esecuzione del Codice della strada [2]. Dal nome del Comune, del resto, l’automobilista può verificare anche il giudice competente cui presentare l’eventuale ricorso.

Ma non è in ballo solo una questione di precisa indicazione del territorio, ma anche di competenza dei vigili: è chiaro, infatti, che quelli in forza presso una amministrazione non hanno “giurisdizione” sul territorio di un’altra. Così, essendo i loro poteri limitati geograficamente, le multe sarebbero nulle.

La questione potrà risultare d’interesse anche per tutti quei Comuni – e, in Italia, sono numerosi – i cui confini non sono precisi e netti e che spesso si trovano in una situazione di perfetta continuità con i territori di pertinenza di altre amministrazioni. Avviene, ad esempio, in quei capoluoghi di provincia o di regione dove le frazioni e i paesini attorno raggiungono (se non superano) la popolazione della stessa città: un agglomerato urbano unico e difficilmente distinguibile, anche per via dell’aumento demografico e dell’urbanizzazione, che ha cancellato gli spazi che, una volta, separavano i centri abitati.

Si potrebbe verificare anche un’altra ipotesi: gli accordi tra i diversi Comuni confinanti potrebbero autorizzare i vigili di uno solo dei Comuni (ad esempio, quelli della città più importante) a elevare le multe anche nei territori limitrofi. Ma ciò – secondo il giudice di pace di Milano – impone che nel verbale si menzioni il suddetto accordo da cui deriverebbe la competenza dei vigili di una sola città.


note

[1] GdP Milano, sent. n. 145/2017 del 9.01.2017.

[2] Art. 383 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada.


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