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La prostituta straniera può essere mandata via dall’Italia?

2 Febbraio 2017


La prostituta straniera può essere mandata via dall’Italia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Febbraio 2017



Niente foglio di via a chi esercita la prostituzione, non trattandosi di attività pericolosa.

Le prostitute straniere possono restare in Italia. È illegittimo infatti il foglio di via alla escort extracomunitaria solo perché fa la escort: la prostituzione, infatti, oltre a non essere vietata in Italia, non si può neanche considerare pericolosa. È quanto chiarito dal Tribunale di Frosinone con una recente sentenza [1].

Il foglio di via alla prostituta

La legge [2] indica tre categorie di soggetti cui possono essere applicati i provvedimenti di prevenzione:

  1. coloro che sono abitualmente dediti a traffici delittuosi;
  2. coloro che vivono abitualmente, almeno in parte, con i proventi di attività delittuosa;
  3. coloro che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica.

A tali soggetti, ove pericolosi per la sicurezza pubblica, la legge consente al Questore di emettere il cosiddetto foglio di via obbligatorio.

Senonché la prostituzione in sé non si può considerare un’attività né pericolosa, né che mette in pericolo la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica. Dunque è illegittima l’emissione del foglio di via obbligatorio nei confronti di chi svolge tale attività.

Del resto, nel nostro Paese la prostituzione non è un reato e non può essere posta a fondamento di misure di prevenzione.

Così il Tribunale ha disapplicato il provvedimento del Questore motivato solo con l’esercizio della prostituzione da parte dell’imputata, assolvendola dal reato contestatole di inosservanza della misura di prevenzione.

note

[1] Trib. Frosinone, sent. n. 3074/16 del 26.10.2016.

[2] L. 1423/1956, art. 1, oggi trasfuso nell’art. 1 della L. 159/2011.

Autore immagine: 123rf com

Tribunale di Frosinone – Sezione penale – Sentenza 26 ottobre 2016 n. 3074

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Frosinone, sezione penale, in composizione monocratica, in persona del G.O.T. Avv. Daniela Possenti, nell’udienza del giorno 26.20.2016 ha pronunciato la seguente

SENTENZA

pubblicata mediante lettura del dispositivo e delle contestuali motivazioni, nel processo penale nei confronti di:

PE.IO., nata (…), elettivamente Vasilica domiciliata in Frosinone, Via (…), difesa di fiducia dall’avv. Ch.Al. del Foro di Frosinone

Libera – assente

Imputata

In ordine al reato p. e p. dall’art. 76 comma 3 del D.L.vo 159/2011 (già art. 2 L. n. 1423/56) e successive modificazioni ed integrazioni, perché sottoposta alla misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio, non ottemperava al provvedimento di rimpatrio, legalmente emesso dal Questore di Frosinone, in data 14/09/2011 e notificatole in data 14/09/12011, con il quale le veniva ingiunto di non far più ritorno per il periodo di tre anni, nel Comune di Ferentino.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

Con decreto del 04.05.2016 la Procura della Repubblica di Frosinone citava a giudizio l’imputata dinanzi a questo Tribunale in composizione monocratica, per rispondere del reato di cui in rubrica.

Nel corso del dibattimento, celebrato in assenza dell’imputata, venivano ammessi i mezzi di prova e, sull’accordo delle parti, acquisita documentazione in luogo dell’escussione dei testi del PM.

All’odierna udienza si dichiarava chiusa l’istruttoria dibattimentale, utilizzabili e si invitavano le parti alle conclusioni, come da verbale di udienza.

Veniva, quindi, pronunciata sentenza, pubblicata mediante lettura del dispositivo e delle contestuali motivazioni.

Ritiene il Giudice che – all’esito dell’istruttoria dibattimentale svolta – non possa essere affermata la penale responsabilità della imputata per il reato ascrittole.

Dalla documentazione acquisita è emerso che la prevenuta era stata trovata, alla data del 11 maggio 2014 nel Comune di Ferentino, intenta ad esercitare attività di meretricio, nonostante la stessa fosse destinataria della misura di prevenzione del F.V.O. emessa dal Questore di Frosinone in data 14.09.2011 e notificatale in pari data, con la quale le veniva fatto divieto di fare ritorno nel Comune di Ferentino per un periodo di anni tre.

E’ dunque certo che l’imputata si trovasse in un territorio dal quale era stata allontanata con il citato provvedimento e nel periodo nello stesso indicato.

Nel caso in esame detto provvedimento presenta caratteri di criticità, tali da far ritenere doverosa una sua disapplicazione.

L’art. 1 della Legge 1423/1956 (oggi trasfuso nell’art. 1 della L. 159/2011) indica tre categorie di soggetti cui possono essere applicati i provvedimenti di prevenzione: 1) coloro che debbono ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che siano abitualmente dediti a traffici delittuosi; 2) coloro che debba ritenersi vivano abitualmente, almeno in parte, con i proventi di attività delittuosa; 3) coloro che debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica. A tali soggetti, ove pericolosi per la sicurezza pubblica, l’art. 2 della medesima legge consente di applicare il foglio di via obbligatorio.

Nel provvedimento per cui è processo si dà atto che la prevenuta che: “veniva sorpresa dagli agenti operanti in Ferentino in zona solitamente frequentata da pregiudicati e meretrici, in evidente atteggiamento di adescamento di clienti con i quali prostituirsi”; “considerato che detto territorio è da tempo strettamente vigilato dalle forze dell’ordine, essendosi verificata, con vivo allarme sociale una recrudescenza di reati”; “per i pregiudizi esistenti a suo carico, la persona può ritenersi socialmente pericolosa”.

E’ evidente che tale motivazione risulti viziata da illogicità e genericità, nonché da carenze gravi quanto ai motivi per cui la prevenuta sia da considerarsi pericolosa per la sicurezza pubblica.

Ora.

La conformità alla legge del provvedimento deve essere accertata dal giudice penale alla luce dei parametri dell’incompetenza, della violazione di legge e dell’eccesso di potere. A prescindere dalla nota e ormai remota questione sulla natura del vizio della motivazione dopo la legge sul provvedimento amministrativo (per cui la più illuminata dottrina parlò da subito di trasformazione di tale vizio da eccesso di potere a violazione di legge), poiché la giurisprudenza ha chiarito che per quanto riguarda l’eccesso di potere la cognizione del giudice penale può estendersi a tutte le figure sintematiche elaborate dalla giurisprudenza amministrativa (Cass. n. 28549 del 18.06.2008), ne consegue che nel caso in esame sicuramente la stringata, forzata ed illogica motivazione del provvedimento del Questore, deve comportare la disapplicazione del provvedimento stesso. La Suprema Corte ha affermato, in tema di violazione del F.V.O., che è legittima da parte del giudice penale la disapplicazione del provvedimento amministrativo motivato soltanto con l’esercizio della prostituzione da parte dell’imputata, poiché l’ordine, alla cui violazione consegue l’illecito penale, deve essere fondato su indizi da cui desumere che il soggetto destinatario rientri in una delle categorie previste dall’art. 1 della Legge 1423 del 1956 (Cass. 4425/2013).

La recentissima giurisprudenza di legittimità ha, inoltre, statuito che “L’esercizio della prostituzione in sé non legittima l’emissione del foglio di via obbligatorio perché chi svolge questa attività non rientra tra le persone pericolose per la sicurezza pubblica in quanto la condotta in sé non costituisce reato. Il provvedimento amministrativo, inoltre, non può essere motivato con indicazione generica della categoria di pericolosità ritenuta presente nel caso specifico, ma deve indicare gli elementi concreti, in fatto, riferibili al soggetto interessato, sui quali il provvedimento è fondato” (CASS. 856/2015).

Peraltro, come recentemente statuito dal T.A.R. Lombardia – Sede di Milano, Sezione III, con Sentenza n. 432 del 12 febbraio 2014: “Il rimpatrio con foglio di via obbligatorio è una misura di polizia diretta a prevenire reati piuttosto che a reprimerli e, dunque, presuppone sempre un giudizio sulla pericolosità del soggetto che va motivato con riguardo ai concreti comportamenti tenuti dal destinatario, pur non richiedendo le prove della effettiva commissione di reati” (Conforme il T.A.R. Emilia Romagna, Sezione II, Sentenza 27.10.2014 n. 1001).

Ne consegne che il F.V.O. è annullabile se la motivazione sulla pericolosità del soggetto è carente, come nel caso in esame.

Stante l’accertata carenza di motivazione, va annullato il provvedimento de quo e, conseguentemente, le imputate devono essere assolte poiché, difettando l’atto presupposto, il fatto non sussiste.

P.Q.M.

Visto l’art. 530 c.p.p., assolve l’imputata dal reato ascrittole perché il fatto non sussiste. Motivazioni contestuali.

Così deciso in Frosinone il 26 ottobre 2016.

Depositata in Cancelleria il 26 ottobre 2016.


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