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Interruzione del processo per morte della parte

2 febbraio 2017


Interruzione del processo per morte della parte

> L’esperto Pubblicato il 2 febbraio 2017



La morte della parte processuale determina l’interruzione del processo solo se il suo avvocato lo chiede, altrimenti il processo deve proseguire.

Alcuni eventi relativi alla parte processuale comportano la perdita della capacità di stare in giudizio e possono portare all’interruzione della causa. Tra questi vi è la morte (anche presunta). Tuttavia, perché l’interruzione possa operare è necessario che essa venga richiesta dall’avvocato che assiste la parte deceduta; non ha invece alcun rilievo la richiesta della controparte, né l’interruzione può avvenire d’ufficio. È quanto chiarito dal Tribunale di Treviso con una recente sentenza [1].

La morte della parte e l’interruzione del processo

Gli eventi riguardanti l’avvocato comportano sempre l’interruzione automatica del processo dal giorno in cui si è verificato l’evento. Quindi, in caso di decesso del difensore, il giudice deve interrompere il giudizio anche d’ufficio o su segnalazione dell’avversario.

Diversa è la regola in caso di morte di una delle parti. In tale ipotesi, il processo non deve necessariamente interrompersi, potendo invece proseguire ed avere comunque effetti nei confronti degli eredi. Sarà tuttavia personalmente responsabile l’avvocato che non abbia avvisato questi ultimi della pendenza di una causa riguardante il parente defunto, impedendo loro di prendere le opportune decisioni (come, ad esempio, trovare una transazione che ponga bonariamente fine alla controversia; interrompere e non riattivare il giudizio; addirittura, rinunciare all’eredità).

Diverse sono comunque le conseguenze a seconda del momento in cui è avvenuta la morte della parte:

  • se la morte avviene prima della notifica della citazione, il processo è nullo;
  • se la morte avviene dopo la notifica della citazione, ma prima della costituzione in giudizio, si ha l’interruzione automatica della causa, a meno che, prima che il giudice dichiari con ordinanza l’interruzione del processo, avvenga alternativamente: 1) la spontanea costituzione in giudizio della parte che ha subìto l’evento interruttivo (direttamente all’udienza o con il primo atto processuale utile); 2) la citazione per riassunzione dall’altra parte;
  • se la parte deceduta non si era costituita in causa e, quindi, nei suoi confronti è stata dichiara la contumacia, si ha l’interruzione del processo;
  • se la morte avviene dopo la costituzione in giudizio e prima della chiusura dello stesso, non c’è interruzione automatica, ma solo se richiesta. Le parti diverse da quella colpita dall’evento non possono far valere la causa di interruzione e il giudice non può dichiararla, anche se l’evento gli è altrimenti noto;
  • se la morte avviene dopo il deposito delle memorie di replica alle comparse conclusionali, si ha l’interruzione della sentenza;
  • se la morte avviene dopo la notifica della sentenza, si ha l’interruzione del termine breve per impugnare la sentenza. Bisogna in tal caso procedere alla rinnovazione della notifica della sentenza presso il successore; in questo modo, il nuovo termine per l’impugnazione ricomincia a decorrere dal giorno in cui è rinnovata la notifica.

Che succede se il processo viene interrotto

Una volta che l’avvocato difensore abbia dichiarato la morte del proprio cliente, possono verificarsi le seguenti ipotesi:

gli eredi si costituiscono in giudizio spontaneamente al posto della parte originaria prima che il giudice dichiari l’interruzione: la causa prosegue nei loro confronti regolarmente, senza che si verifichi alcuna interruzione. L’erede subentra nel processo nel momento in cui la parte venuta meno lo ha lasciato, con gli stessi poteri e oneri che aveva il defunto, e con le decadenze già verificatesi. Non può dunque proporre domande nuove o istanze precluse al defunto;

– se solo alcuni degli eredi si costituiscono volontariamente: il giudice deve chiamare in giudizio gli altri eredi, ordinando l’integrazione del contraddittorio;

– se nessuno degli eredi si costituisce, il processo deve essere interrotto e spetta alle altre parti chiedere la sua riassunzione.

Che succede se non viene richiesta l’interruzione del processo

Non è detto che l’avvocato della parte deceduta debba dichiarare l’evento. In tal caso il processo prosegue nei confronti della parte originaria, ma avrà effetto – almeno per quanto riguarda i diritti patrimoniali – nei confronti degli eredi.

Così, ad esempio, in una causa di risarcimento del danno, la morte dell’attore non può essere fatta valere dal convenuto come causa di interruzione del procedimento. Non è quindi possibile la dichiarazione d’ufficio dell’interruzione, nonché la dichiarazione dell’evento interruttivo ad opera di parte diversa da quella che lo ha subito.

Invece, nei giudizi inerenti a diritti di status della persona o, comunque, a situazioni a carattere strettamente personale ed intrasmissibile, la morte comporta il venir meno della materia del contendere e quindi l’estinzione del giudizio [2]. Invece, in tutti i casi in cui si controverta di un diritto patrimoniale, «la sentenza resa nel corso del giudizio non interrotto per la morte di una parte sarà validamente pronunciata nei confronti delle originarie parti costitute e, se del caso, fatta valere dagli eventuali successori a titolo universale o particolare» [3].

note

[1] Trib. Trevisto, sent. n. 2455/16 del 7.10.2016.

[2] Cass. sent. n. 6588/2003.

[3] La quantificazione del danno non patrimoniale, infatti, «non può essere rapportato alla prognosi probabilistica dell’aspettativa di vita residua futura, essendo intervenuto nel corso del presente giudizio il decesso dell’attrice per cause non riconducibili alla lesione all’integrità biopsichica riportata nel sinistro per cui è causa». Quindi «l’ammontare del danno spettante agli eredi del defunto “iure successionis” va parametrato alla durata effettiva della vita del danneggiato, e non a quella probabile ». Nel fare ciò il giudice di merito deve adottare il criterio della proporzione, secondo cui «il risarcimento che si sarebbe liquidato a persona vivente sta al numero di anni che questi aveva ancora da vivere secondo le statistiche di mortalità, come il risarcimento da liquidare a persona già defunta sta al numero di anni da questa effettivamente vissuti tra l’infortunio e la morte (n. 13331/15)».

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. Se dopo 11 anni una causa di divisione ereditaria viene interrotta per il decesso di un erede contumace e nessuna delle parti in causa ha interesse a riassumere il processo perchè l’immobile in questione non ha più alcun valore, tale processo si estingue? L’attore può chiedere risarcimento legge Pinto e danno per l’immobile crollato?

  2. in caso di notifica della dichiarazione di morte della parte, gli effetti si perfezionano con la consegna dell’atto all’Ufficiale Giudiziario o è necessario la materiale consegna di esso al destinatario?

  3. Pippo
    25/10/2018

    In una causa per danno patrimoniale, nel caso di morte della parte convenuta, dichiarata contumace e non costituita in giudizio, quali effetti esplica la sentenza di condanna decisa due anni dopo il decesso e notificata agli eredi tre anni dopo tale decesso?

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