Tech È vero che le app gratis ci spiano?

Tech Pubblicato il 2 febbraio 2017

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È possibile che alcune app possano accedere a dati personali non utili al loro funzionamento con un conseguente rischio per la nostra privacy.

Perché qualcuno dovrebbe spendere tempo e soldi per sviluppare applicazioni che poi vengono distribuite gratuitamente? Si tratta di una domanda legittima che in molti si saranno posti. Guardando nei vari store è facile trovare tantissimi giochi e tantissime applicazioni scaricabili gratuitamente.

Al mondo nessuno regala nulla: è un detto antico ma valido anche e soprattutto ai giorni d’oggi. Sono diversi i motivi per cui qualcuno mette a disposizione delle applicazioni gratuite. Nel caso delle app istituzionali il fine è sicuramente lodevole. Prendiamo l’esempio di quelle applicazioni sviluppate da istituzioni pubbliche per fornire dei servizi ai cittadini come l’app per prenotare la visita all’ospedale o per ritirare i referti.

Ci sono poi quelle app che sono una vetrina per un’attività e che quindi hanno lo scopo di pubblicizzare qualcosa o facilitare l’accesso a un negozio o un servizio. L’app per controllare il conto bancario, ad esempio, è gratis ma fa parte di tutti quei servizi che comunque paghiamo nel pacchetto che ci fornisce la nostra banca.

Ci sono poi naturalmente anche coloro che investono nello sviluppo di applicazioni per trarne profitto. Questo profitto può arrivare attraverso diverse modalità: a volte si tratta di pubblicità mostrata all’interno dell’app, altre volte si tratta di acquisti in app che gli utenti possono fare per aggiungere ulteriori funzioni o per sbloccare eventuali livelli nel caso dei giochi.

È molto improbabile che qualcuno sviluppi un’applicazione gratuita per non trarne alcun beneficio. Quando quindi troviamo delle applicazioni che all’apparenza sono totalmente gratuite, è sempre bene essere un poco sospettosi e farsi la domanda del perché questa applicazione non costa nulla.

Ci sono infatti anche alcune applicazioni che vengono messe gratuitamente sui vari store con lo scopo di raccogliere dati per il marketing. Si tratta di un’attività non molto trasparente che potrebbe mettere a rischio la nostra privacy, anche perché nessuno ci ingrandisce poi come questi dati vengono effettivamente utilizzati.

Quando installiamo un’applicazione sullo smartphone ci saremo sicuramente accorti che prima di poterla utilizzare ci viene chiesto di concedere alcuni permessi come ad esempio l’uso della fotocamera, del microfono, l’accesso alla galleria fotografica, alla rubrica dei contatti, al modulo GPS e così via. Un’app come WhatsApp, ad esempio, ha bisogno di poter accedere al microfono per poter effettuare le chiamate audio o inviare messaggi vocali. Ha inoltre bisogno di accedere alla fotocamera per catturare e condividere foto e video. Ha bisogno di accedere alla rubrica dei contatti per poter verificare quali numeri a loro volta hanno installato l’applicazione.

Siamo noi al momento dell’installazione o del primo uso di determinate funzioni a dover concedere i permessi, ma spesso nella fretta di utilizzare l’applicazione non facciamo attenzione a quali permessi stiamo dando il consenso.

Recentemente alcuni esperti di sicurezza si sono accorti che un’app molto diffusa richiede permessi per accedere ad alcuni dati che non sono necessari al suo funzionamento. L’applicazione in questione è Meitu, che serve a trasformare i selfie in simpatiche anime giapponesi.

Ebbene secondo gli esperti di sicurezza questa app, oltre a richiedere i permessi per l’uso della fotocamera e della galleria fotografica, accede anche a informazioni che non sono indispensabili al suo funzionamento come ad esempio l’identificativo del telefonino, i dati del GPS ed altro ancora.

Come questi dati vengono utilizzati dal suo sviluppatore non è ben chiaro. Per evitare quindi che qualcuno subdolamente possa accedere alle nostre informazioni personali attraverso un’app è bene controllare al momento dell’installazione quali sono le autorizzazioni che richiede. Se ci viene chiesto di fornire un permesso per accedere a qualche dato che non è necessario all’uso dell’applicazione, meglio non concederlo.

Per controllare i permessi che abbiamo già concesso su Android per ogni app andiamo nelle Impostazioni dello smartphone, tocchiamo App e poi selezioniamo l’applicazione. Tocchiamo quindi la voce Autorizzazioni per accedere al pannello da cui possiamo gestire tutte le autorizzazioni concesse.

Se invece vogliamo controllare quali app accedono a determinate autorizzazioni andiamo in Impostazioni/App, tocchiamo l’icona a forma di ingranaggio in alto a destra e selezioniamo Autorizzazioni app. Da qui possiamo scegliere una determinata autorizzazione e gestire quali app possano accedervi o meno.

Chi invece ha un’iPhone, può controllare i permessi concessi alle app andando in Impostazioni/Privacy. Qui sono presenti tutte le categorie di dati cui un’app può accedere. Per ognuna possiamo controllare quali app hanno il permesso e a quali è stato negato.


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