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Danni causati dall’occlusione della fogna

3 febbraio 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 3 febbraio 2017



Chi è responsabile per i danni ad un fondo privato causati dall’occlusione della condotta fognaria comunale manutenuta in appalto da un consorzio?

Il caso proposto è quello di azione di condanna al risarcimento dei danni derivati ad un fondo privato, cagionato dall’omessa manutenzione e dall’occlusione della pubblica condotta fognaria comunale e dal conseguente riversamento di liquami sul manufatto del privato. Mette conto preliminarmente rammentare che gli impianti fognari, da  chiunque  realizzati,  una  volta  inseriti  nel  sistema  delle  fognature  comunali,  rientrano nella sfera di controllo dell’ente pubblico che, come custode, risponde, ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., dei danni eziologicamente collegati alla cosa, salva la prova del fortuito; il concorrente apporto casuale di un terzo, rilevante soltanto in sede di eventuale regresso, in base ai principi della responsabilità solidale, non vale a diminuire la responsabilità del custode nei confronti del danneggiato, salvo che non integri il fortuito (Cass., 19 marzo 2009, n.  6665).

Nota bene

In linea generale il gestore delle rete idrico-fognaria cittadina è tenuto per legge (R.D.L. 2 agosto 1938, n. 1464) ad eseguire, nei comuni serviti, i lavori di riparazione straordinaria degli impianti di fognatura onde assicurarne il perfetto funzionamento; in capo al detto gestore è configurabile, in relazione al danno subito dal privato in dipendenza dello straripamento di liquami dall’impianto fognario per cattivo funzionamento dello stesso, una responsabilità secondo il criterio di imputazione stabilito dall’art. 2051 c.c., il quale si fonda non su un comportamento o un’attività del custode, ma su una relazione, appunto di custodia, intercorrente tra il gestore e la cosa dalla quale è derivato il danno (App. Bari, 9 marzo 2006).

Orbene anche Cass. 2 aprile 2004, n. 6515 non ha dubitato dell’applicabilità alla fattispecie in esame del disposto dell’art. 2051 c.c. evidenziando la correttezza della impostazione del giudice di merito il quale era partito dal presupposto che, in base alla convenzione stipulata tra un Comune ed un Consorzio la proprietà della rete fognaria era del primo, a carico del quale erano anche le spese di manutenzione, alla quale doveva per contratto provvedere il secondo.

Ne è conseguita la responsabilità solidale del Comune (ex art. 2051 c.c.) e del Consorzio (ex art. 2043 c.c.) per i danni arrecati a terzi dalla cattiva od omessa manutenzione della rete fognaria.

Ciò in virtù del generale principio che la discrezionalità (e la conseguente insindacabilità da parte del giudice ordinario) delle modalità e dei criteri con i quali la pubblica amministrazione realizza e mantiene un’opera pubblica trovano un limite nell’obbligo di osservare, a tutela dell’incolumità dei cittadini e dell’integrità del loro patrimonio, le specifiche disposizioni di legge e di regolamento disciplinanti quelle  attività,  nonché  le  comuni norme di diligenza e prudenza, così che all’inosservanza di dette disposizioni e norme consegue l’ineludibile responsabilità per i danni arrecati a terzi. La Giurisprudenza ha già affermato (ex plurimis: Cass., n. 674/99), in particolare riferimento proprio alla rete fognaria comunale, che è configurabile, a carico della pubblica amministrazione, una responsabilità ex art. 2051 cod. civ. in relazione a beni, demaniali o patrimoniali, non soggetti ad uso generale e diretto della collettività, i quali consentano, per effetto della loro limitata estensione territoriale, un’adeguata attività di vigilanza e di controllo da parte dell’ente a tanto  preposto.

È stato anche già precisato, in via generale, che, nel caso in cui non vi sia stato il totale trasferimento a terzi del potere di fatto sull’opera, per l’ente proprietario, che sull’opera debba continuare ad esercitare la opportuna vigilanza ed i necessari controlli, non viene meno il dovere di custodia e, quindi, nemmeno la correlativa responsabilità ex art. 2051 c.c., da cui si può liberare solo dando la prova del fortuito (Cass., n. 5007/96; Cass., 20 giugno 1997, n.   5539).

La presunzione iuris tantum di colpa, prevista dall’art. 2051 c.c. (nell’ottica tradizionale della responsabilità aggravata), può ovviamente essere vinta dalla prova contraria del caso fortuito, che può consistere nel fatto naturale (cd. forza maggiore), nel fatto del terzo e nel fatto dello stesso danneggiato; ne deriva che deve essere respinta la domanda di risarcimento, ex 2051 c.c., qualora il Comune abbia dimostrato l’eccezionalità del fenomeno temporalesco — forza maggiore che vale a interrompere il nesso causale — (che ha causato il sinistro verificatosi a causa del sollevamento del tombino), nonché l’assenza di qualsivoglia negligenza nella manutenzione delle strade comunali e relativi condotti fognari (Trib. Monza, 24 febbraio 2006).

Conforme: App. Napoli, 21 novembre 2005

«Qualora non possa ritenersi che l’evento dannoso fu dovuto al verificarsi di un caso fortuito, considerato che le piogge pur temporalesche cadute in quei giorni, per le loro caratteristiche non costituirono un nubifragio, ossia un fatto del tutto eccezionale, imprevedibile ed inevitabile, che solo avrebbe sostanziato il caso fortuito scriminante, deve senz’altro affermarsi la responsabilità dell’Ente Comunale, custode dell’impianto fognario (per i danni causati dall’invasione delle acque pluviali, provenienti dalla strada a causa dell’intasamento delle fogne, ad un immobile privato), ai sensi della norma di cui all’art. 2051 c.c.».

Nel caso di specie si configura la responsabilità solidale del Consorzio incaricato della manutenzione della rete fognaria e del Comune proprietario della rete medesima quale soggetto che conserva un potere di controllo e di vigilanza sulle fogne e ne rimane pertanto custode.


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