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Iva, omesso versamento e frodi: la parola alla Corte Ue

5 Feb 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Feb 2017



Per i reati in materia di Iva la Corte europea aveva imposto ai giudici italiani di non applicare la prescrizione. La Corte costituzionale non ci sta e ha fatto di nuovo ricorso alla Corte di Lussemburgo.

 

Omesso versamento e frodi in materia di Iva: sempre più confusione e incertezza sulla prescrizione per coloro che si trovano ad essere accusati di questi reati. Adesso si dovrà attendere una nuova pronuncia della Corte di Giustizia dell’Ue.

A gennaio 2015 la Corte di giustizia europea aveva spiazzato tutti, stabilendo con la ormai nota sentenza “Taricco[1] che le norme sulla prescrizione violano l’obbligo dell’Italia di punire i reati in materia di Iva, arrecando così un danno all’Ue, che viene finanziata anche tramite una parte degli introiti Iva. Secondo i giudici europei il termine di prescrizione previsto in Italia rendeva di fatto non punibili le violazioni più gravi, perché le indagini e i processi in questi casi sono molto complessi e richiedono necessariamente tempi lunghi (vedi il nostro articolo: Iva:prescrizione del reato troppo breve, il giudice può allungarla).

Dopo qualche mese la Cassazione [2] aveva deciso di applicare direttamente la sentenza della Corte europea (vedi il nostro articolo: Prescrizione: per i reati in materia di Iva non si applica) stabilendo che i tribunali non avrebbero più potuto applicare il termine di prescrizione massimo stabilito dalla legge in questi casi:

  • quando l’accusa riguarda un reato di frode in materia di Iva [3];
  • quando l’evasione è grave.

In questo modo non vi era più speranza di prescrizione per chi era accusato di reati in materia di Iva.

La decisione della Cassazione era stata criticata perché riconosceva ai giudici un potere troppo ampio e indeterminato di stabilire se e quando applicare la prescrizione e perché cambiava le regole anche per i processi già in corso, violando sia il principio di legalità, sia il diritto di difesa.

Più coraggiosa della Cassazione era stata la Corte d’Appello di Milano [4] che all’indomani della sentenza europea aveva fatto ricorso alla Corte costituzionale, chiedendo se la decisione della Corte europea fosse compatibile con i principi costituzionali in materia di giusto processo e di diritto di difesa. Successivamente, anche la Cassazione era tornata sui suoi passi e aveva posto alla Consulta lo stesso quesito [5].

La Corte costituzionale, tuttavia, ha deciso ripassare la palla alla Corte europea, da cui tutto era partito. Con un’ordinanza depositata lo scorso 26 gennaio [6] la Consulta ha sospeso il proprio giudizio, sollevando di fronte alla Corte di giustizia il problema dell’incompatibilità tra la decisione della stessa Corte europea e i principi costituzionali vigenti in Italia.

La storia continua e per moltissimi italiani alle prese con accuse di reati in materia di Iva cresce l’incertezza, ma ritorna anche la speranza di poter giungere alla tanto agognata prescrizione.

In gioco però c’è ben più della sorte di chi è accusato di questi reati: la decisione della Corte europea e l’eventuale reazione della Corte costituzionale ci diranno se i principi inviolabili della nostra Costituzione sono ancora oggi in grado di garantire che tutti gli accusati di un reato siano trattati ugualmente dinanzi alla legge e siano processati equamente o se gli interessi finanziari dell’Ue prevarranno su tutto questo.

note

[1] Corte Giust. UE, sent. 8 settembre 2015.

[2] Cass. sent. n. 2210 del 15.9.2015.

[3] D.Lgs. n. 74/2000, artt. 2, 3.

[4] App. Milano ord. del 18.9.2015.

[5] Cass. ord. n. 28346 del 30.3.2016.

[6] Corte cost. ord. n. 24 del 26.1.2017.


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