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Dichiarare un credito Iva maggiore per una compensazione è lecito

5 febbraio 2017


Dichiarare un credito Iva maggiore per una compensazione è lecito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 febbraio 2017



Dichiarare un credito Iva maggiore al fine di compensare un debito tributario non è un illecito fiscale, né sul fronte civile né su quello penale.

Non commette illecito il contribuente che dichiara un credito Iva maggiore al fine di compensare un debito tributario. In particolare tale comportamento non è vietato né sul fronte civile né su quello penale. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza che ha dato torto all’Agenzia delle Entrate [1]. Manca infatti il raggiro da parte del contribuente che, avendo sbagliato la dichiarazione, ha pagato una quota Ires più alta.

La Cassazione ha così motivato la propria decisione: «In coerenza con il principio di neutralità che ispira il sistema Iva, qualora venga definita l’obbligazione tributaria mediante il pagamento delle somme richieste dall’ufficio e il credito, ancorché non dichiarato, risulti effettivamente spettante, il contribuente ha diritto di essere ammesso al rimborso dell’eccedenza medesima, oppure di scomputare direttamente quest’ultima dalla somma spettante al fisco».

Al riguardo, prosegue la Corte «è principio affermato quello secondo cui il diritto alla detrazione dell’eccedenza Iva deve essere tutelato in modo sostanziale ed effettivo, e va riconosciuto a fronte di una reale operazione sottostante, essendo a tal fine poco rilevante l’osservanza di obblighi dichiarativi [2].

Da tali principi è dato desumere che, nel caso in cui il contribuente abbia dichiarato un credito Iva superiore a quello effettivamente spettante – a seguito di un’utilizzazione parziale a fini compensativi – non è possibile configurare una violazione equiparabile sostanzialmente a quella afferente all’indebito o fraudolento uso del medesimo credito.

Viene così rigettata la tesi dell’Agenzia delle Entrate secondo cui l’aver riportato un credito Iva superiore a quello spettante comporterebbe la possibilità di utilizzarlo ulteriormente, con la conseguenza giuridica dell’equiparazione di tale condotta a una concreta attività d’evasione fiscale.

Tale configurazione della dichiarazione del maggior credito Iva non è conforme al quadro normativo, in quanto la condotta ascritta al contribuente, seppur formalmente non corretta, non ha integrato alcun illecito fiscale, né ha cagionato un pur temporaneo ammanto di liquidità alle casse erariali.

Pertanto la semplice irregolarità relativa alla dichiarazione del credito Iva non costituisce un effettivo illecito avente ad oggetto il mancato versamento di imposte, occorrendo che esso sussista effettivamente e che abbia causato un concreto danno erariale.

note

[1] Cass. sent. n. 2882/17 del 3.02.2017.

[2] Cass. S.U. sent. n. 17757/2016.

Autore immagine: 123rf com

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