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Documenti contabili non esibiti alle Entrate? Inutilizzabili

18 novembre 2016


Documenti contabili non esibiti alle Entrate? Inutilizzabili

> Business Pubblicato il 18 novembre 2016



Quando i documenti non sono stati esibiti al controllo possono essere utilizzati dal contribuente, successivamente, a proprio favore? 

La richiesta è tanto semplice quanto rilevante: nel caso in cui il Fisco effettui un controllo e in quell’occasione non siano stati esibiti determinati documenti contabili, è poi possibile utilizzare questi documenti a proprio favore?

La risposta, nell’interpretazione della Cassazione, è altrettanto semplice. No.

Ecco i dettagli.

Cassazione: non utilizzabili i documenti negati al Fisco

La Cassazione [1] ha ribadito un una delle sue ultime sentenze, che non sono utilizzabili a favore del contribuente quei documenti che il contribuente stesso non ha esibito al Fisco in occasione di un accertamento.

Il divieto vale sia in sede amministrativa sia in sede contenziosa, ma è necessario che l’Agenzia avesse informato il contribuente delle conseguenze di un’eventuale inottemperanza.

Vediamo il caso di specie.

Documenti non esibiti non più utilizzabili

Nel caso di cui stiamo parlando L’Agenzia delle Entrate notificava un questionario a una società, invitandola a produrre la documentazione contabile riguardante il 2001, anno relativo al credito IVA chiesto a rimborso.

L’invito veniva inevaso, dunque l’’Agenzia emanava un avviso di accertamento contro cui la società, in prima battuta, presentava istanza di annullamento in autotutela, allegando i documenti richiesti con il questionario e relativi ad alcuni acquisti.

Nonostante la società abbia di fatto vinto in entrambi i gradi di giudizio, l’Agenzia ricorreva in Cassazione, lamentando che la Ctr aveva deciso la controversia sulla base di documenti inammissibili in quanto non ritualmente esibiti a seguito di specifico invito dell’amministrazione finanziaria ma solo a seguito di successiva presentazione dell’istanza di autotutela.

La Cassazione ha dato ragione al Fisco.

note

[1] Cass. sent. n. 21271/2016.

Autore immagine: 123rf.com

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TRIBUTARIA

(Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente – Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere)

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 2193-2011 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) SNC in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende giusta delega in calce;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 189/2010 della COMM.TRIB.REG. di POTENZA, depositata il 14/10/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 24/05/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE CRICENTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

La societa’ (OMISSIS) ha presentato, in data 29 luglio 2002, istanza per il rimborso del credito IVA relativo all’anno (OMISSIS). Nel 2003 ha aggiunto domanda di definizione automatica per gli anni pregressi.

Con atto del 4.11. 2006 l’Agenzia ha notificato alla societa’ un questionario invitandola a produrre la documentazione contabile per il (OMISSIS), e constatata l’omissione di tale invito, ha notificato avviso di accertamento per circa 211 mila Euro, oltre sanzioni.

La societa’ ha presentato istanza di annullamento in autotutela, alla quale ha allegato la documentazione a suo tempo richiesta con il questionario e non prodotta all’epoca.

Ha impugnato poi l’avviso di accertamento ritenendo ingiustificata la pretesa dell’Agenzia che si basava sulla mancata documentazione iniziale degli acquisti oggetto di detrazione, documentazione comunque poi integralmente prodotta con la successiva istanza di autotutela.

Il ricorso veniva accolto sia dalla CTP che dalla CTR.

Propone ricorso per cassazione l’Agenzia basandolo su tre motivi, cui resiste con controricorso la contribuente.

CONSIDERATO IN DIRITTO

La decisione impugnata ha essenzialmente dato rilievo alla circostanza per la quale, pur essendo vero che la societa’ non ha prodotto la documentazione richiesta con il questionario, tuttavia l’ha poi depositata integralmente unitamente alla istanza di autotutela. Attribuisce rilievo poi alla regola per cui solo l’omissione dolosa alla richiesta di esibizione produce sfavorevoli conseguenze per la contribuente.

1.- Il secondo motivo e’ fondato, ed il suo accoglimento assorbe gli altri. L’Agenzia fa valere violazione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, articolo 55 e Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 32.

La sentenza di appello, ritenendo irrilevante l’iniziale omessa esibizione dei documenti, in quanto gli atti sono stati poi integralmente depositati con l’istanza in autotutela, secondo l’Agenzia avrebbe violato l’articolo 32 cit. in base al quale i documenti, di cui sia fatta richiesta al contribuente, e che questi non abbia esibito, non possono essere presi in considerazione ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa.

La societa’ non aveva fatto seguito al questionario e non aveva dunque allegato i documenti richiesti e relativi ai beni ed ai costi oggetto di accertamento.

Premesso che nella fattispecie ricorre pacificamente un’ipotesi di mancata risposta al questionario, disciplinata dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 32, commi 3 e 4, e non di rifiuto di esibizione di documenti in sede di accesso (Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, articolo 53, comma 5 richiamato dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 33) e costituisce orientamento consolidato di questa Corte la regola per cui l’invio, da parte dell’Amministrazione finanziaria, del questionario previsto, in sede di accertamento fiscale, dal Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, articolo 32, comma 3, per fornire dati, notizie e chiarimenti, assolve alla funzione di assicurare – giusta i canoni di lealta’, correttezza e collaborazione propri degli obblighi di solidarieta’ della materia tributaria – un dialogo preventivo tra Fisco e contribuente per favorire la definizione delle reciproche posizioni onde evitare l’instaurazione del contenzioso giudiziario. Ne consegue che l’omessa o intempestiva risposta e’ legittimamente sanzionata con la preclusione amministrativa e processuale di allegazione di dati e documenti non forniti nella sede precontenziosa, (Sez. 5 n. 10489 del 2014), salva la facolta’ concessa al contribuente dal medesimo articolo 32, comma 4.

A specificazione di tale regola, questa Corte ha altresi’ ritenuto che la sanzione dell’inutilizzabilita’ della successiva produzione in sede contenziosa, prevista dal Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, articolo 32 opera solo in presenza di un invito specifico e puntuale all’esibizione da parte dell’Amministrazione, purche’ accompagnato dall’avvertimento circa le conseguenze della sua mancata ottemperanza, e si giustifica – in deroga ai principi di cui agli articoli 24 e 53 Cost. – per la violazione dell’obbligo di leale collaborazione con il Fisco (Sez. 6 n. 11765 del 2014; Cass. n. 22126 del 2013).

Il ricorso va pertanto accolto nei termini che precedono; la sentenza deve essere cassata e la causa rinviata, anche per le spese del presente giudizio, alla CTR Basilicata in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo, dichiara assorbiti gli altri, Cassa la sentenza impugnata e, rinvia, anche per le spese, alla CTR Basilicata in diversa composizione.


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