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Come si stabilisce il compenso dell’avvocato?

26 Feb 2017


Come si stabilisce il compenso dell’avvocato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Feb 2017



Esiste per l’avvocato un limite massimo che è possibile concordare col cliente, per le prestazioni professionali eseguite in suo favore?

Per rispondere alla domanda del lettore, è necessario fare riferimento, in via preliminare, a quanto disposto dal codice civile [1] che contiene disposizioni in materia di determinazione del compenso per l’attività svolta dai professionisti iscritti in albi od elenchi nell’ambito dell’esercizio delle professioni intellettuali (quali ad esempio, avvocati, notai, dottori commercialisti ed esperti contabili).

Il compenso può essere concordato tra le parti attraverso la stipulazione di un contratto di prestazione d’opera intellettuale. Se il compenso non è stato convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, esso può essere determinato dal giudice. L’importo dovuto a titolo di onorario per l’attività professionale svolta deve essere comunque sempre adeguato all’importanza dell’opera e al decoro della professione. È prevista, inoltre, la sanzione della nullità dei patti conclusi con i loro clienti dagli avvocati e dai praticanti abilitati che stabiliscono i compensi professionali qualora non siano stati redatti in forma scritta.

In questo quadro d’ordine generale, così come previsto a livello codicistico, il nostro legislatore è intervenuto più volte nel tempo, apportando significative modificazioni alla disciplina incidendo in particolare sulle tariffe professionali.

Sono state abrogate [2] le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali l’obbligatorietà di tariffe fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti (patto di quota lite).

Il nostro  legislatore [3] non solo ha poi espressamente sancito l’abrogazione delle tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico, tra cui quelle degli avvocati, ma ha anche espressamente rimesso la determinazione del compenso alla pattuizione direttamente concordata tra le parti: infatti, il compenso per le prestazioni professionali va pattuito nelle forme previste dall’ordinamento, al momento del conferimento dell’incarico professionale. Si impone, inoltre, al professionista una serie di obblighi ulteriori in sede di contrattazione con il cliente in quanto:

  1. a) il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico;
  2. b) il professionista deve fornire tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico;
  3. c) il professionista deve indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale.

La misura del compenso va previamente resa nota al cliente con un preventivo di massima, deve comunque essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. Tuttavia, nel caso in cui le parti non avessero concordato la misura del compenso professionale a livello contrattuale e fosse, pertanto, necessaria una liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, l’onorario del professionista andrebbe determinato con riferimento a specifici parametri stabiliti con decreto ministeriale.

Per quanto concerne gli avvocati, i notai, i dottori commercialisti ed gli esperti contabili, è stato infatti emanato dal Ministero della Giustizia il D.M. 20 luglio 2012, n. 140 che costituisce il regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi: l’organo giurisdizionale che deve liquidare il compenso dei professionisti, in difetto di accordo tra le parti, è tenuto ad applicare le disposizioni e i parametri contenute nel riferito decreto ministeriale, i quali non sostituiscono le tariffe professionali precedentemente previste per gli avvocati, in quanto abrogate, poiché la determinazione del compenso è ora da ritenersi rimessa, in via primaria, alla libera contrattazione ed all’accordo diretto tra cliente e professionista.

La disciplina sopra richiamata in materia di determinazione del compenso per le prestazioni professionali prestate dall’avvocato va inoltre ricollegata alle disposizioni contenute nell’ordinamento della professione forense [4] e nel Codice Deontologico Forense approvato dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta del 17 aprile 1997 e successive modificazioni ed integrazioni. Il primo conferma innanzitutto il fatto che il compenso spettante al professionista dovrebbe essere di regola pattuito per iscritto all’atto del conferimento dell’incarico professionale (qualora l’attività professionale non venga prestata a titolo gratuito). È, inoltre, espressamente sancito che la pattuizione dei compensi è libera e può essere concordata nei seguenti modi:

  • pattuizione a tempo,
  • in misura forfetaria,
  • per convenzione avente ad oggetto uno o più affari,
  • in base all’assolvimento e ai tempi di erogazione della prestazione,
  • per singole fasi o prestazioni o per l’intera attività,
  • a percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene, non soltanto a livello strettamente patrimoniale, il destinatario della prestazione.

Sono, invece, vietati i patti con i quali l’avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa (patto di quota lite). Si ribadisce, inoltre, che  l’avvocato è tenuto a rendere noto al cliente il livello della complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico. E, a richiesta del cliente, il professionista è altresì tenuto a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l’incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale. Si conferma che i parametri ministeriali ora regolati dal riferito D.M. 20 luglio 2012, n. 140 trovano applicazione quando all’atto dell’incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta, in ogni caso di mancata determinazione consensuale, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi e nei casi in cui la prestazione professionale è resa nell’interesse di terzi o per prestazioni officiose previste dalla legge.

La determinazione del compenso del professionista va inoltre valutata anche sotto il profilo delle regole deontologiche con particolare riferimento ai doveri di probità, lealtà e correttezza, informazione e proporzionalità, la cui violazione può costituire violazione rilevante sotto il profilo disciplinare. Il compenso dovuto da Cliente per i servizi professionali prestati dal professionista deve infatti essere parametrato al valore ed all’importanza della singola pratica trattata ed in proporzione all’attività svolta [5].

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Leonardo Serra

note

[1] Artt. 2230 e 2233 cod. civ.

[2] Art. 2 d.l. n. 223 del 04.07.2006, (Decreto Bersani) convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, l. n. 248 del 04.08.2006.

[3] Con la recente introduzione nel nostro ordinamento dell’art. 9, co. 1 e 5, d.l. n. 1 del 24.01.2012, convertito in l. n. 27 del 24.03.2012 (Decreto cresci – Italia).

[4] L. n. 247 del 31.12.2012.

[5] Cons. Naz. Forense n. 37 del 15.03.2013; Cons. Naz. Forense n. 142 del 12.09.2011; Cons. Naz. Forense n. 73 del 13.07.2009.


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