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Più pene possono sommarsi tra loro?

25 febbraio 2017


Più pene possono sommarsi tra loro?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 febbraio 2017



Quando viene applicata la pura e semplice somma aritmetica delle condanne senza temperamento? Dove vengono depositati gli atti penali quando non si trova nessuno in casa?

Nel nostro ordinamento giuridico vige il principio del favor rei il quale da un lato prevede che nessuno è colpevole sino a che non sia stata pronunciata una sentenza divenuta definitiva (cioè non più impugnabile), dall’altro stabilisce una disciplina di favore nell’applicazione e nell’esecuzione delle pene. Secondo il legislatore italiano, la pena non ha soltanto una funzione punitiva, ma ha soprattutto una finalità rieducativa: per tale ragione sono stati introdotti i due sistemi di cumulo delle pene (il cumulo giuridico e il cumulo materiale temperato). Di conseguenza, il ricorso al sistema di calcolo aritmetico puro e semplice, consistente nella somma delle pene, ha un’applicazione residuale. Il caso tipico in cui può applicarsi il calcolo aritmetico è il seguente: Tizio, condannato ad una pena detentiva di cinque anni, dopo averla scontata subisce una nuova condanna di tre anni di detenzione. In questa ipotesi, essendo già stata scontata la prima pena, non si potranno applicare né il regime del cumulo giuridico né quello del cumulo materiale con la conseguenza che la pena di tre anni andrà a sommarsi a quella precedente di cinque anni senza poter il condannato godere di alcun beneficio. Al contrario, qualora la pena di cinque anni non sia stata ancora scontata, il condannato potrà – a seguito della seconda condanna – chiedere l’applicazione di uno dei due regimi di favore suindicati.

Quanto al secondo quesito, è necessario precisare che il codice di procedura penale [1] detta la disciplina da applicare nel caso in cui l’autorità giudiziaria debba notificare un atto. Si tratta di una norma di ordine generale che si applica sia all’imputato sia al soggetto sottoposto ad indagini. Inoltre, proprio perché ha carattere generale, essa si applica (salvo diversa ed espressa disposizione di legge) alla generalità degli atti che debbono essere notificati all’indagato. Da quanto detto ne consegue che la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari o della richiesta di proroga delle indagini deve essere effettuata alla persona dell’indagato secondo le forme e le modalità previste e disciplinate del codice.

Il giudice deve notificare all’indagato la richiesta di proroga delle indagini presentata dal pubblico ministero. La ragione dell’obbligo suindicato va ravvisata nella necessità di garantire all’indagato l’esercizio del diritto di difesa: infatti, la notifica contiene – oltre alla richiesta di proroga delle indagini – l’avviso all’indagato della facoltà di presentare memorie difensive. Queste ultime dovranno essere depositate presso la cancelleria del giudice competente entro cinque giorni dalla notificazione del documento.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

 [1]  Art. 157 cod. proc. pen.

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