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Lo sai che? Se prendo l’accompagnamento posso rinnovare la patente?

Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2017

È possibile rinnovare la patente anche se percepisco l’indennità di accompagnamento? Quali sono le procedure da seguire, a chi rivolgersi? 

Al fine di rispondere al quesito posto è necessario chiarire quali siano la natura e la finalità dell’indennità di accompagnamento [1].

L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica erogata dallo Stato in favore di coloro che sono affetti da un’invalidità civile che li rende totalmente inabili a causa di minorazioni fisiche o psichiche. Più nel dettaglio, i requisiti richiesti al fine di ottenere il riconoscimento del beneficio economico di natura assistenziale sono:

  • essere cittadino italiano o Ue residente in Italia o essere cittadino extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo;
  • avere il riconoscimento di un’invalidità totale, non essere in grado di deambulare autonomamente o senza l’aiuto di un accompagnatore o di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita;
  • non essere ricoverato in istituto con pagamento della retta a carico dello Stato (o di Ente pubblico).

È bene, inoltre, ricordare che la prestazione economica in oggetto prescinde sia dall’età che dalle condizioni reddituali dell’avente diritto. L’invalidità civile – che costituisce il presupposto principale dell’indennità di accompagnamento – deve essere, quindi, totale e permanente ma non necessariamente legata a motivi fisici: essa, infatti, può essere anche di origine psichica come, ad esempio, malattie mentali, depressione, schizofrenia. Inoltre, in base al dettato legislativo, l’invalidità non deve necessariamente tradursi nella completa incapacità dell’individuo di compiere qualsiasi attività, bensì nell’incapacità di compiere da solo gli atti della vita quotidiana. Da ciò la conseguenza secondo cui l’indennità di accompagnamento non è incompatibile con la patente di guida, purché l’avente diritto sia stato riconosciuto idoneo alla guida dalla commissione medica che ne ha valutato le condizioni di salute. In particolare, il ministero della Salute, in un parere reso in data 21 marzo 2016, ha precisato che la relazione che sussiste tra indennità di accompagnamento e patente di guida non è determinata dall’erogazione del beneficio economico in sé, ma dalla patologia da cui è affetta la persona richiedente l’idoneità alla guida. Sulla scorta di questa considerazione, il Ministero conclude affermando che non vi è alcuna incompatibilità tra il riconoscimento del beneficio economico e l’abilità alla guida: il discrimine è la guida in condizioni di sicurezza per sé e per gli altri. Di conseguenza, qualora la patologia invalidante non sia tale da incidere sulla sicurezza nella guida del veicolo non vi sono ostacoli al conseguimento o al rinnovo della patente del soggetto portatore di invalidità. La valutazione sulla capacità di guida deve essere effettuata dalla commissione medica locale competente precisando che non si tratta di una valutazione aprioristica (cioè basata sul tipo di patologia da cui è affetto l’invalido), bensì di una valutazione che deve essere fatta caso per caso tenendo in debita considerazione le peculiarità del richiedente.

Tanto premesso quanto alla disciplina generale in materia di indennità di accompagnamento, è ora possibile rispondere al quesito. La normativa vigente non esclude il diritto alla guida del soggetto che chiede ed ottiene l’indennità di accompagnamento. Qualora il soggetto affetto da invalidità disponga di una patente speciale, al momento della visita di accertamento, la commissione medica non disporrà alcunché in merito. Al contrario, qualora il richiedente disponga di patente normale, se la commissione medica ritiene che le patologie rilevate possano incidere sull’idoneità alla guida, segnala il soggetto invalido alla Motorizzazione affinché quest’ultima provveda ad effettuare una visita allo scopo di valutare la permanenza della capacità di guida ed eventualmente convertire la patente normale in patente speciale.

La lettrice scrive di essere titolare di patente di guida e di non averla rinnovata  per timore di vederla ritirata a causa dell’invalidità da cui è affetta: non vi è alcuna ragione che escluda il suo diritto alla guida salvo la valutazione negativa della commissione competente. Poiché ella dichiara di non aver rinnovato la patente, la prima cosa da fare è procedere con la richiesta di rinnovo che darà avvio all’apposita procedura nel corso della quale verrà sottoposta a visita medica. Qualora il medico competente la riterrà idonea alla guida, procederà in tal senso; altrimenti segnalerà il suo nominativo alla Motorizzazione che la sottoporrà ad un’ulteriore visita al fine di valutare se convertire la sua patente normale in patente speciale.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

[1] L. n. 18 dell’11.02.1980.


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1 Commento

  1. Vorrei sapere se il paziente può rivolgersi a qualsiasi commissione medica per il rinnovo della patente speciale. in tutto il territorio nazionale o se è vincolante la ats di provenienza. grazie

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