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Come fare per tutelare un sito internet?

25 febbraio 2017


Come fare per tutelare un sito internet?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 febbraio 2017



Ho registrato il dominio www.tizio.it. Ho ricevuto una diffida da una società che mi intima a non usarlo perché la stessa ha registrato il nome “Tizio” all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi. Cosa devo fare?

L’acquisto del dominio implica automaticamente la legittimazione al suo utilizzo esclusivo.

Il codice civile [1] definisce il marchio come il segno idoneo ad individuare beni o servizi determinati. La sua registrazione comporta il diritto di valersene in modo esclusivo ma anche il marchio di fatto, ossia il marchio utilizzato diffusamente e dunque conoscibile, merita di essere tutelato dalla legge perché ne consente l’individuazione da parte degli utenti.

Poiché la registrazione del lettore è precedente rispetto a quella della controparte, per la risoluzione della vicenda si suggeriscono due strade:

1) procedere all’invio online della contestazione circa l’illecito utilizzo del dominio da acquistato presso l’Agcom [2], in quanto si tratta del metodo più veloce per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, in particolare in tema di violazioni perpetrate in rete. L’Autorità Garante nelle Comunicazioni, Agcom, con un apposito modulo https://www.ddaonline.it/modulo/#opereDigitali, consente di denunciare le violazioni del diritto d’autore. Nella compilazione è necessario inserire tutti i dati relativi al dominio ed in particolare:

codice Ipi (Interested Party Information): è un identificativo univoco internazionale attribuito a ciascun soggetto interessato nella gestione di diritti d’autore su opere dell’ingegno. L’authority che si occupa della gestione è la Confederazione Internazionale degli Autori e Compositori (Cisac), associazione senza scopo di lucro fondata nel 1928, con sede a Parigi;

– identificativo di iscrizione a società di gestione collettiva;

– codice relativo ad una società di gestione collettiva di diritti d’autore che è un ente, che può avere natura pubblica, privata o ibrida, che si occupa dell’intermediazione dei diritti d’autore e connessi, nonché della raccolta e redistribuzione dei proventi relativi a tali diritti. In genere, tali società ricevono mandato da parte di autori, editori, produttori, interpreti per la gestione e la tutela dei loro diritti e, grazie a questo mandato, concedono in licenza le opere protette e raccolgono i proventi;

2) intraprendere un’azione giudiziale di nullità del marchio, qualora effettivamente registrato, per il preuso del marchio di fatto.

Quanto detto, viene confermato anche dalla giurisprudenza. La Corte di Cassazione [3] ha statuito che per la protezione d’autore è sufficiente la sussistenza di un atto creativo se pur minimo suscettibile di estrinsecazione nel mondo esteriore, con la conseguenza che la creatività non può essere esclusa soltanto perché l’opera consista in idee e nozioni semplici comprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia”. Inoltre, la Suprema Corte [4] ha evidenziato che il requisito dell’originalità va interpretato in chiave soggettiva, nel senso che è sufficiente che l’opera sia frutto di uno sforzo intellettuale indipendente. Questo significa che ogni sito internet, insieme alla sua denominazione, che possa definirsi creativo ed originale (cioè non copiato) è tutelabile contro eventuali abusi. Infine, sempre la Corte di Cassazione [5] ha evidenziato che l’uso indebito, a fini pubblicitari, di un segno distintivo (nella specie, marchio) confondibile con quello di un’altra impresa è, in ogni caso, produttivo di danno per quest’ultima, anche se i destinatari della pubblicità possano non avere saputo a chi riferire la denominazione indebitamente usata, verificandosi pur sempre un disorientamento della clientela, che viene stornata dal suo flusso normale, rivolto alle imprese che legittimamente portano un determinato segno distintivo.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta 

note

[1] Art. 2569 cod. civ.

[2] Art. 6 del regolamento approvato con delibera n. 680/13/CONS.

[3] Cass. sent. n. 5089 del 12.03.2004.

[4] Cass. sent. n. 473 del 24.04.2002.

[5] Cass. sentenza n. 7296 del 03.07.1991.

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