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Cosa posso fare per tenere in casa un fucile?

26 febbraio 2017


Cosa posso fare per tenere in casa un fucile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 febbraio 2017



Mio padre vuole donarmi un fucile; ho chiesto il nullaosta ma mi è stato negato. Non sono indagato per nessun reato. Cosa posso fare per avere il nullaosta?

Il Testo Unico delle leggi di Pubblica sicurezza, all’articolo 38, stabilisce che: «Chiunque detiene armi, munizioni o materie esplodenti di qualsiasi genere e in qualsiasi quantità deve farne immediata denuncia all’ufficio locale di pubblica sicurezza o, se questo manchi, al comando dei reali carabinieri. Sono esenti dall’obbligo della denuncia: a) i corpi armati, le società di tiro a segno e le altre istituzioni autorizzate, per gli oggetti detenuti nei luoghi espressamente destinati allo scopo; b) i possessori di raccolte autorizzate di armi artistiche, rare o antiche; c) le persone che per la loro qualità permanente hanno diritto ad andare armate, limitatamente però al numero ed alla specie delle armi loro consentite. L’autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di eseguire, quando lo ritenga necessario, verifiche di controllo anche nei casi contemplati dal capoverso precedente, e di prescrivere quelle misure cautelari che ritenga indispensabili per la tutela dell’ordine pubblico».

In Italia l’acquisto di un’arma è possibile per tutti i cittadini che non abbiano riportato condanne penali gravi o che non sono soggetti a restrizioni giudiziarie, che non siano mentalmente incapaci. Pertanto, per l’acquisto e la detenzione di armi o munizioni è necessario essere in possesso di nullaosta o di un porto d’armi rilasciato dall’ufficio competente del commissariato o dalla questura della città di residenza. Il nullaosta all’acquisto e alla detenzione non possono essere rilasciati a chi non dimostri di avere l’idoneità psicofisica e la capacità tecnica al maneggio delle armi. Il Prefetto ha la facoltà di vietare la detenzione delle armi, munizioni e materiale esplodente, alle persone ritenute capaci di abusarne [1]. Tale discrezionalità è intesa nella più ampia accezione e, nella fattispecie di abuso, in costanza di giurisprudenza, rientrano le fattispecie di omessa custodia di armi, detenzione illegale, comportamento inaffidabile, minacce e lesioni, maltrattamenti in famiglia, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, ecc… Avverso il provvedimento di divieto, l’interessato può produrre ricorso in bollo al ministero dell’Interno nel termine di giorni trenta dalla notifica o, in alternativa, al Tar entro 60 giorni dalla stessa data.

Nel caso del lettore, la questura ritiene che vi siano dei motivi ostativi al rilascio di quanto richiesto determinati da un deferimento a suo carico per ingiuria e minaccia, dando comunque la possibilità di opporsi a tale determinazione, attraverso l’inoltro di scritti difensivi e documentazione attestante la Sua idoneità e capacità psico-fisica. Il termine di impugnazione è fissato in 10 giorni dalla notifica della comunicazione. Ad ogni modo, qualora fosse ancora in tempo nei termini predetti, si invita il lettore a predisporre tali scritti, da solo o con l’aiuto di un legale, evidenziando la circostanza che si tratta di una donazione da parte di suo padre anziano che terrebbe come un cimelio, non come arma da utilizzare, evidenziando anche l’anno di produzione. Qualora, invece, fosse fuori termine, potrebbe comunque opporsi al diniego prefettizio, predisponendo un apposito ricorso al ministero dell’Interno o al Tar.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Art. 39 Tulps.

Corte di Cassazione, Sez. I, sentenza 15.03.2004, n. 12295

Ai fini della sussistenza del reato previsto dall’art. 20-bis, comma secondo, della legge 18 aprile 1975 n. 110 (omessa adozione delle cautele necessarie nella custodia di armi, munizioni ed esplosivi) è sufficiente la semplice omissione delle cautele commisurate alla diligenza dell’uomo medio e proporzionate al pericolo che la norma intende scongiurare, quale si presenta nel caso concreto. Ne consegue che la custodia dell’arma all’interno di un mobile ed in un ambiente nella particolare disponibilità del legittimo detentore (nella specie, nella camera da letto) va ritenuta cautela adeguata, non richiedendo la norma incriminatrice né l’effettivo impossessamento da parte dei soggetti indicati nel comma precedente dello stesso articolo, ne’ l’adozione di precauzioni atte a precludere in modo assoluto a costoro l’impossessamento.

Corte di Cassazione, sez. I, sentenza 18.02.2000, n. 01868

L’obbligo di diligenza nella custodia delle armi previsto dall’art.20 della legge 18 aprile 1975 n.110, quando non si tratti di soggetti che esercitino professionalmente attività in materia di armi ed esplosivi, deve ritenersi adempiuto alla sola condizione che risultino adottate le cautele che, nelle specifiche situazioni di fatto, possono esigersi da una persona di normale prudenza, secondo il criterio dello”id quod plerumque accidit”.

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