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Saldare con il creditore può salvare dal pignoramento del fisco

26 Febbraio 2017
Saldare con il creditore può salvare dal pignoramento del fisco

Pignoramento immobiliare: ho un debito con un creditore che mi ha fatto pignoramento. Nella procedura si è inserita l’Agenzia delle Entrate. Se saldo con il creditore procedente e questi rinuncia alla procedura, l’agenzia delle Entrate può comunque chiedere la vendita del mio immobile?

Il quesito è relativo alla procedura esecutiva di pignoramento immobiliare ed ai diritti dei creditori intervenuti nella procedura, regolato dal codice di procedura civile [1].

Il pignoramento immobiliare è l’atto con il quale si dà inizio all’espropriazione forzata. Consiste materialmente ad un’ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da ogni atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito i beni a esso assoggettati.

I creditori che nei confronti del debitore hanno un credito, possono intervenire nell’esecuzione depositando un ricorso prima che sia tenuta l’udienza in cui è disposta la vendita o l’assegnazione. L’intervento compiuto correttamente dà diritto ai creditori intervenuti a partecipare alla distribuzione della somma ricavata, a partecipare all’espropriazione del bene pignorato e a provocarne i singoli atti.

Un elemento molto importante da determinare è se i creditori intervenuti siano muniti o meno di titolo esecutivo dato che, in caso positivo, gli stessi hanno, in linea di massima, tutti i poteri e le facoltà del creditore pignorante. Tanto per fare un esempio concreto, nel caso come quello del lettore, se il creditore pignorante, per un qualsiasi motivo, dovesse perdere interesse a coltivare la procedura esecutiva e dovesse abbandonarla prima di arrivare all’assegnazione, i creditori intervenuti possono, se muniti di titolo esecutivo, provocare autonomamente la prosecuzione del pignoramento ed arrivare sino alla sua conclusione.

Nel caso dell’Agenzia delle Entrate, alle cartelle esattoriali è stata attribuita la natura di titolo esecutivo [2], quindi, da questo punto di vista, purtroppo non c’è difesa. Ciò significa che, anche se il lettore dovesse trovare un accordo con il creditore che ha iniziato il pignoramento, l’Ente Riscossore avrebbe tutto il diritto di chiedere autonomamente la vendita dell’immobile e procedere. Il fatto che, come comunicatoci, sia in comproprietà non rileva.

Il pignoramento di un immobile e la vendita all’asta dello stesso è vietata se ricorrono tutte le seguenti condizioni:

– il bene è l’unico immobile di proprietà del debitore,

– tale immobile deve essere adibito a civile abitazione,

– e, inoltre, in esso il debitore vi deve aver fissato la propria residenza.

Da quello che il lettore ci dice, tuttavia, l’immobile di cui stiamo parlando non è né l’unico di sua proprietà, né è la sua casa di residenza. Le limitazioni, quindi, non si applicano. Anche in questo caso, il fatto che sia in comproprietà non rileva. Inoltre, il pignoramento è consentito solo se il debito dell’Agenzia delle Entrate supera 120mila euro. Qui ci saremmo con la limitazione dato che, come il lettore dice, il debito dell’Ente Riscossore nei suoi confronti è di € 110.000,00. Ma, c’è un ma, purtroppo. Le norme vietano al concessionario (l’Agenzia delle Entrate) di procedere direttamente col pignoramento immobiliare ma non impediscono di farlo nell’ipotesi di surroga nel diritto di credito o anche di intervento in una procedura esecutiva. Infatti, la disposizione di legge che, almeno sulla carta, è finalizzata a salvaguardare la prima casa dal pignoramento per debiti verso il fisco, può essere bypassata qualora il concessionario, nella fattispecie l’Agenzia delle Entrate, decidesse di surrogare il credito, ovvero dichiarare nel procedimento  di esecuzione di volersi sostituire al creditore procedente, nel caso in cui sui beni del debitore sia già iniziato un altro procedimento di espropriazione. Quindi, anche se il lettore riuscisse a fare in modo che il creditore pignorante fuoriuscisse dal pignoramento immobiliare, l’Agente della Riscossione potrebbe comunque arrivare all’assegnazione o alla vendita del bene a dispetto del fatto che il suo credito non raggiunga al limite minimo stabilito dalla legge e ciò proprio perché non ha iniziato lui la procedura ma è intervenuta in un pignoramento iniziato da un altro soggetto.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Ettore Pietro Silva


note

[1] Artt. 491 e ss. cod. proc. civ.

[2] D.lgs. n. 46 del 26.02.1999.


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1 Commento

  1. URGE UNA LEGGE CHE PROTEGGE CHI É PERSEGUITATA DALL EX MARITO CON L AIUTO DELL AVV.AMICO.mi stanno distruggendo.Aiuto!!

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