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Cos’è la negoziazione assistita

26 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 febbraio 2017



Per legge, le parti di una lite devono provare a risolvere una controversia che riguarda diritti disponibili, senza ricorrere al processo civile. Vediamo quando e in che modo.

In alcuni casi stabiliti dalla legge, le parti di una lite sono obbligare a tentare di risolvere una controversia che riguarda diritti disponibili (quelli di cui il titolare può disporre mediante atti di trasferimento, rinuncia), senza ricorrere al processo civile. Lo strumento a tal fine, che necessita dell’assistenza di un avvocato, è  convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati.

Si tratta di un accordo, raggiunto grazie all’assistenza di uno o più avvocati iscritti all’albo, con il quale le parti stabiliscono e si impegnano a comportarsi secondo buona fede e lealtà al fine di risolvere la controversia in via amichevole e che, in alcuni casi, deve essere obbligatoriamente posto in essere, pena l’improcedibilità della successiva domanda giudiziale.

La negoziazione assistita può essere obbligatoria o facoltativa nel caso in cui debba essere applicata esclusivamente ad alcuni tipi di controversie indicate dalla legge, relative a diritti disponibili e per le quali non è prevista la mediazione obbligatoria. In particolare, si ha:

  • negoziazione assistita obbligatoria, in materia di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti e per la domanda di pagamento a qualsiasi titolo avanzata di somme fino a 50.000 euro, salvo rientri in una delle materie per cui è obbligatoria la mediazione;
  • negoziazione assistita facoltativa per le controversie relative a obbligazioni contrattuali derivanti da contratti conclusi tra professionisti e consumatori; per le controversie in cui le parti possono stare in giudizio personalmente; per gli accordi tra coniugi in materia di separazione personale; in materia di divorzio, scioglimento del matrimonio, modificazione delle condizioni di separazione o divorzio, anche in presenza di figli minorenni oppure maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti.

Il procedimento di negoziazione assistita inizia quando, prima di proporre la domanda giudiziale e procedere con un processo civile, la parte, tramite il proprio avvocato, invita la controparte – in forma scritta e tramite raccomandata A/R o con qualsiasi altro mezzo che ne certifichi l’avvenuta ricezione da parte del destinatario – a stipulare una convenzione di negoziazione assistita.

Se la controparte decide di non aderire all’invito, deve inviare una risposta in tal senso entro 30 giorni dalla sua ricezione. Se non lo fa, il suo comportamento equivale all’espresso rifiuto di aderire all’invito. La parte interessata deve, quindi, proporre la domanda giudiziale entro 30 giorni decorrenti dal rifiuto o dalla mancata accettazione nel termine.

Con la convenzione di negoziazione, redatta in forma scritta, a pena di nullità, le parti si obbligano a cooperare per il raggiungimento, entro un termine da esse prestabilito, di un accordo in via amichevole.

La negoziazione si può concludere con il raggiungimento di un accordo, anche parziale, tra le parti o con nessun accordo.

Raggiunto l’accordo, gli avvocati redigono un verbale che viene sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che le assistono: esso costituisce titolo esecutivo e titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale. L’accordo deve essere integralmente trascritto nel precetto.

Se le parti non raggiungono un accordo gli avvocati devono redigere una dichiarazione di mancato accordo e devono certificarla. A questo punto, la parte interessata deve proporre la domanda giudiziale entro 30 giorni decorrenti dalla dichiarazione di mancato accordo.

Per la negoziazione assistita facoltativa valgono le stesse modalità stabilite per la negoziazione assistita obbligatoria, salvo le seguenti particolarità:

1) la negoziazione assistita facoltativa non è una condizione di procedibilità della domanda giudiziale: il suo mancato esperimento non ha nessuna conseguenza sul processo civile;

2) la parte che si trova nelle condizioni per l’ammissione al gratuito patrocinio deve comunque pagare il compenso all’avvocato per la prestazione svolta.

Nel corso della procedura l’avvocato ha:

  • obblighi informativi, dovendo informare il proprio cliente della possibilità o dell’obbligo di ricorrere alla negoziazione assistita;
  • obblighi di assistenza del cliente;
  • obblighi di riservatezza, dovendo tenere riservate le informazioni ricevute, né potendole usare nel successivo giudizio che abbia, anche in parte, lo stesso oggetto.

Egli, inoltre, ha diritto al compenso per la prestazione effettuata, a meno che, nell’ambito della negoziazione assistita obbligatoria, la parte è in possesso dei requisiti per l’ammissione al gratuito patrocinio.


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