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Lo sai che? Entrare in un edificio abbandonato è reato?

Lo sai che? Pubblicato il 5 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 febbraio 2017

Cosa rischia chi si introduce in una casa abbandonata anche se per poco tempo? E per chi ci dorme? C’è reato di violazione del domicilio?

Può capitare, per curiosità, per esigenze artistiche (si pensi a un fotografo) o per necessità abitative, di introdursi in un edificio o in una casa abbandonata: ma cosa prevede la legge in questi casi? Si può essere responsabili del reato di violazione del domicilio? Cosa può fare il proprietario nel caso in cui si accorga che qualcuno si è intrufolato nella propria abitazione o anche nel solo nel giardino?

Demoliamo, innanzitutto, un luogo comune: una casa, anche se abbandonata, non può mai essere “di proprietà di nessuno”; la titolarità resta, infatti, sempre in capo a chi risulta esserne intestatario dai registri immobiliari. Questo perché il «non uso di una casa» non comporta mai la prescrizione della proprietà. Il codice civile stabilisce infatti che il diritto di proprietà non si prescrive mai.

È però vero che, se insieme al «non uso» da parte del titolare, vi è anche «l’uso», per almeno 20 anni, da parte di un altro soggetto, e questi si è comportato come se fosse l’effettivo proprietario, si verifica l’usucapione, ossia il trasferimento della titolarità in capo a quest’ultimo.

Se poi il proprietario della casa è morto e non ha lasciato eredi, l’immobile passa automaticamente nella titolarità dello Stato.

Dunque, non è mai possibile che una cosa non abbia un proprietario. Proprietario che, pertanto, potrà agire nei confronti di chi si sia introdotto nella sua abitazione senza autorizzazione. Ma quali sono le conseguenze cui va incontro chi si intrufola in un edificio abbandonato?

Reato per chi si intrufola nella casa abbandonata

Chi, temporaneamente, si introduce in una casa abbandonata, o nelle relative pertinenze come il giardino, non commette reato di violazione di domicilio [1]: l’illecito penale, infatti, scatta solo quando il proprietario eserciti sull’immobile un uso attuale. Non si richiede necessariamente che egli sia fisicamente presente nel momento dell’introduzione dell’estraneo (ben potendosi avere violazione di domicilio se il titolare è assente per le vacanze estive), ma è necessario che egli fruisca effettivamente dell’abitazione e l’abbia adibita a luogo ove si svolge la sua vita privata (tale potendo essere anche l’azienda o il luogo di lavoro).

La norma penale tutela solo:

  • l’abitazione intesa come luogo nel quale normalmente la persona conduce la propria vita domestica;
  • qualsiasi altro luogo di privata dimora, inteso come luogo nel quale si svolge qualsiasi attività della vita privata che debba esplicarsi al di fuori delle ingerenze altrui.

Il delitto si consuma nel momento in cui il soggetto si introduca nell’abitazione altrui o in uno degli altri luoghi ad essa equiparati o nelle pertinenze di essi, contro la volontà del titolare o clandestinamente o con l’inganno, o si trattenga in detti luoghi.

Dunque non c’è violazione di domicilio solo se la casa è stata definitivamente abbandonata e non viene più usata; invece se è abitata solo saltuariamente, il reato viene realizzato.

Il reato di violazione di domicilio si può commettere non solo nei confronti del proprietario della casa, ma anche nei confronti di chi eserciti, sull’immobile, un altro legittimo diritto, come l’usufruttuario, l’inquilino o il titolare del diritto di abitazione. Ad esempio, nel caso in cui l’appartamento non sia più abitato dal proprietario, ma questi l’abbia dato a un inquilino, il quale sia assente in quel momento, il reato di violazione di domicilio si pone nei confronti di quest’ultimo.

Come abbiamo detto, il reato di violazione del domicilio scatta anche se l’invasore non si introduce in casa, ma resta nelle pertinenze vicine, come il box auto, la rimessa, la cantina esterna, il giardino, il terrazzo. Ad esempio, se il vicino di casa entra senza autorizzazione nel terrazzo condominiale di proprietà esclusiva di un altro soggetto commette reato, sebbene ciò venga effettuato solo per una legittima esigenza come installare la propria parabola tv.

Se non scatta il reato di «violazione di domicilio» potrebbe scattare il diverso reato di «invasione di terreni o edifici» [2], ma perché ciò avvenga non è sufficiente la semplice introduzione per pochi minuti o, comunque, per un tempo limitato, ma è necessaria una vera e propria invasione allo scopo di occupare l’immobile o di trarne profitto. Dunque il reato scatta solo in caso di accesso nell’altrui immobile che non deve essere del tutto momentaneo, ma che, tuttavia, non richiede una protrazione per un periodo di tempo definito.

Il proprietario dell’immobile ha tre mesi di tempo per poter sporgere la querela nei confronti del responsabile. Ma attenzione: i tre mesi non decorrono dal giorno in cui è avvenuta la condotta illecita, ma da quando la vittima ne è venuta a conoscenza.

Come non commettere reato quando ci si introduce in un edificio abbandonato

Sintetizzando quanto abbiamo appena detto, chi si vuole introdurre in una casa, una fabbrica, un ufficio o un edificio abbandonato senza commettere reato, deve rispettare le seguenti regole:

  • deve accertarsi che l’immobile sia stato effettivamente abbandonato e non sia solo momentaneamente libero per via dell’assenza provvisoria del proprietario;
  • non deve permanere per troppo tempo all’interno della casa con lo scopo di impossessarsene o di abitarla per le proprie esigenze;
  • non deve rompere la resistenza di cancelli, chiavi o lucchetti.

Il risarcimento del danno per chi entra in una casa abbandonata

Anche se non scatta alcun reato nel momento in cui ci si introduce nella casa altrui, benché abbandonata, questo non toglie che si possa essere tenuti a risarcire il danno. Infatti, come abbiamo detto in apertura, poiché ogni immobile ha sempre un proprietario, quest’ultimo ha la possibilità di agire nel caso in cui abbia subito un pregiudizio dall’altrui invadenza. In questo caso, il risarcimento spetta anche se l’immobile è stato definitivamente abbandonato e non più posseduto, ma è necessaria la prova di un danno effettivo e concreto. Non è legittimo chiedere il risarcimento né per questioni di puro principio (ossia per il semplice fatto di essersi intrufolati in casa altrui senza la dimostrazione che da ciò ne sia derivato un danno), né qualora venga distrutto un oggetto privo di alcun valore (si pensi a una scrivania già rovinata o un vaso già compromesso).

note

[1] Art. 614 cod. pen. L’art. 614 c.p. punisce chiunque si introduca o si trattenga nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, o vi si introduca o trattenga clandestinamente o con l’inganno (Cass. 12.9.2006, n. 29934; Cass. 30.9.2005, n. 35166). Nello specifico, l’introdursi, consiste nel varcare la soglia dell’abitazione o degli altri luoghi ad essa equiparati; il trattenersi, nel permanere in un certo luogo. Tali condotte devono porsi in contrasto con la volontà del titolare del c.d. ius excludendi. Il dissenso non deve essere necessariamente esplicito, potendo desumersi anche da una situazione di fatto (Cass. 16.3.1978, n. 2831).

[2] Art. 633 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com

Tribunale Campobasso, penale, Sentenza 8 novembre 2016, n. 770

La condotta di colui che entri o si trattenga nell’altrui abitazione contro la volontà, espressa o tacita, di chi ne è il legittimo proprietario (condotta tenuta dagli imputati nella fattispecie) integra il reato di violazione di domicilio ex art. 614 c.p.. Il bene giuridico tutelato dalla fattispecie in parola è la sicurezza e tranquillità dei luoghi in cui si estrinseca la vita privata, garantendo l’inviolabilità del domicilio. Si precisa che per privata dimora si intende qualsiasi luogo non pubblico in cui la persona offesa esplichi, nelle modalità che più ritiene opportune, la propria vita privata, essendo irrilevante, ai fini di un giudizio di responsabilità, la circostanza che la dimora sia o meno stabilmente abitata. Ai fini della configurabilità di tale reato, è richiesto, quale elemento soggettivo, il dolo generico, consistente nella coscienza e volontà del soggetto agente di introdursi nell’altrui abitazione contro la volontà di colui che è titolare del diritto di esclusione restandone estraneo e, dunque, irrilevante, il fine propostosi dall’agente.

Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 16 agosto 2016, n. 34892

Ai fini della configurazione del reato di violazione di domicilio, il concetto di privata dimora è più ampio di quello di casa d’abitazione, comprendendo ogni altro luogo che, pur non essendo destinato a casa di abitazione, venga usato, anche in modo transitorio e contingente, per lo svolgimento di una attività personale rientrante nella larga accezione di libertà domestica (fattispecie in cui il reato è stato ravvisato con riguardo a una baracca agricola).

Cassazione, Sezione 5 penale, sentenza 16 agosto 2016, n. 34892

Perché sussista il reato di violazione di domicilio, con il quale è tra l’altro perseguito chi si introduce o si trattiene nell’abitazione altrui contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, la volontà dell’avente diritto all’esclusione di altri dalla propria abitazione deve essere manifestata espressamente ovvero deve risultare da circostanze univoche. Non basta, quindi, una semplice presunzione di dissenso; tuttavia, quando ci sia la certezza che l’avente diritto non avrebbe consentito l’introduzione nella propria abitazione, se ne avesse avuto tempestiva conoscenza, non vi è semplice presunzione di dissenso, ma la volontà tacita del titolare dello ius prohibendi: ciò che si verifica quando, prescindendo dalla clandestinità o dall’assenza di violenza sulle cose, l’introduzione avvenga per un fine illecito, essendo in certo contrasto con la volontà dell’avente diritto, pur non manifestata espressamente.

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