Diritto e Fisco | Articoli

Reato obbligare l’alunno a scrivere alla lavagna cento volte “sono deficiente”


Reato obbligare l’alunno a scrivere alla lavagna cento volte “sono deficiente”

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 settembre 2012



Infliggere all’alunno indisciplinato punizioni mortificanti, come lo scrivere cento volte alla lavagna “sono un deficiente”, implica una condanna penale per l’insegnante e il rischio per quest’ultimo del carcere.

Con una recente e severa sentenza, la Cassazione [1] ha condannato a quindici giorni di reclusione una maestra di Palermo che aveva, in questo modo, abusato dei mezzi di correzione e disciplina [2] nei confronti di uno scolaro vivace. La condotta tenuta dalla docente è stata ritenuta dalla Corte altamente lesiva, avendo causato un disagio psicologico all’alunno, disagio per il quale era stato sottoposto a cure mediche e a un percorso di psicoterapia.

La Costituzione, il diritto di famiglia e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino [3] hanno dato una definizione ben precisa e categorica dei concetti di “correzione” ed “educazione” da impartirsi ai bambini.

In forza di ciò, non può ritenersi lecito l’uso della violenza, fisica o psichica, finalizzata in modo distorto a scopi ritenuti educativi. Alla dignità della persona del minore va attribuita massima priorità.

Oggi, infatti, il giovane – precisa la Cassazione – non deve essere visto più, come in passato, quale semplice oggetto di protezione da parte degli adulti, bensì un soggetto titolare di diritti. Anche l’educazione, quindi, deve prefiggersi un armonico sviluppo della personalità, sensibile ai valori di pace, tolleranza, convivenza e solidarietà. Mezzi violenti e costrittivi contraddicono invece tali fini.

Non ogni intervento correttivo o disciplinare può ritenersi lecito solo perché finalizzato a scopi educativi o disciplinari. Costituisce pertanto reato il comportamento di chi volontariamente umilia, svaluta, denigra o violenta psicologicamente un bambino, causandogli pericoli per la salute, anche se ciò è compiuto con intenzioni educative [4].

Nel caso di specie, il ragazzo punito aveva posto in essere comportamenti di bullismo. Ebbene, nel processo educativo dei giovani è essenziale la coerenza tra metodi e risultati: così diventa contraddittoria la pretesa di contrastare il bullismo con metodi che finiscono invece per rafforzare il convincimento che i rapporti relazionali (scolastici o sociali) sono decisi dalla forza o dal potere.

La costrizione a scrivere cento volte la frase “sono un deficiente” è lesiva della dignità dell’alunno e umiliante per le modalità di esecuzione (in classe e alla presenza dei compagni). Si tratta di una punizione che va nel senso inverso rispetto al fine che si prefiggeva: quello di ingenerare nel giovane sentimenti di solidarietà verso i compagni più vulnerabili.

 

 

note

[1] Cass. sent. n. 34492 del 10.09.2012.

[2] Art. 571 cod. pen.

[3] Approvata a New York il 20.11.2989 e ratificata dall’Italia con legge n. 176/1991.

[4] Cfr. Cass. sent. n. 16491/2005.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI