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Lo sai che? Beni immobili vacanti: la proprietà è dello Stato

Lo sai che? Pubblicato il 7 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 febbraio 2017

Quando un bene immobile è abbandonato, il proprietario è lo Stato italiano.

Può accadere che un bene immobile sia privo di proprietario e, dunque, sia vacante: questa situazione oggi si presenta spesso rispetto a beni troppo costosi da mantenere o non produttivi, ad esempio perché ormai diroccati. Tuttavia, la legge non ammette che i beni immobili non abbiano un proprietario: infatti non è pensabile che non vi sia qualcuno che risponde degli stessi: ad esempio, è necessario che ci sia un soggetto che risarcisca i danni che può causare un immobile che crolla. Così, una norma [1] risolve il problema e ci dice che la proprietà dell’immobile vacante spetta sempre allo Stato.

Tipo di acquisto

Innanzitutto, dobbiamo dire che la norma si applica solo ai beni immobili, cioè alle cose che per natura o per il lavoro dell’uomo sono ancorate al suolo. La disposizione, poi, prevede un caso di acquisto a titolo originario della proprietà da parte dello Stato: questo significa che lo Stato diventa proprietario del bene immobile nel momento in cui questo diventa vacante, cioè quando si verifica il fatto consistente nella totale assenza di un altro proprietario. Non occorre dunque un atto o un contratto che trasferiscano il diritto di proprietà allo Stato: anzi, dobbiamo dire che lo Stato non può nemmeno rifiutare il diritto che così gli perviene.

È poi da segnalare che questi beni entrano nel patrimonio disponibile dello Stato, cioè in quell’insieme di cose che, pur essendo pubbliche, possono essere vendute, usucapite e – in generale – fatte oggetto di contratti.

La prova della proprietà

Occorre però specificare che la legge non presume che tutti i beni immobili che sembrano vacanti siano di proprietà dello Stato: come detto, infatti, la legge prevede un fatto (l’inesistenza di un proprietario) al verificarsi del quale si produce un effetto (l’ingresso della cosa nel patrimonio disponibile statale). Questo significa che se qualcuno accampa diritti su un bene immobile del quale lo Stato ritiene di essere proprietario, allora sarà lo Stato stesso a dover provare che si è verificato il fatto da cui dipende l’effetto: perciò, sarà lo Stato a dover dimostrare l’assenza di un proprietario per l’immobile di cui si tratta [2].

La rinuncia alla proprietà

Uno dei casi in cui si verifica la condizione che consente allo Stato di diventare proprietario di un immobile nel modo descritto si verifica quando il titolare del diritto di proprietà vi rinuncia. La rinuncia alla proprietà si fa per mezzo di un atto scritto, inteso come atto pubblico o come scrittura privata, che deve poi essere trascritto nei registri della Conservatoria immobiliare. La rinuncia, però, fa si che lo Stato acquisti la proprietà del bene soltanto quando è fatta dal proprietario esclusivo dello stesso. Infatti, se i proprietari sono tanti e per quote (cioè si ha una comunione) allora la rinuncia di un comproprietario alla sua quota fa sì che questa quota vada ad accrescere quella degli altri comproprietari [3]: in questo caso, quindi, non vi sarà alcun acquisto da parte dello Stato.

note

[1] Art. 827 cod. civ.

[2] Cass. sent. 4975/2007 del 02.03.2007; Cass. sent. 256/1976 del 27.01.1976.

[3] Cass. sent. 23691/2009 del 09.11.2009.


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