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Integratori e aminoacidi ramificati, quali sono pericolosi

6 Febbraio 2017
Integratori e aminoacidi ramificati, quali sono pericolosi

Integratori alimentari, stop al commercio e all’importazione solo se ci sono fondate prove sulla pericolosità del prodotto.

Gli aminoacidi ramificati (acronimo inglese Bcaa) sono un gruppo di tre aminoacidi essenziali, rispettivamente chiamati L-Leucina, L-Isoleucina e L-Valina. Secondo la Corte di Giustizia Ue, però, non vi sono prove che un quarto aminoacido, la L-istidina, sia pericolosa per i consumatori. Per cui è illegittimo l’eventuale divieto di produzione e/o di importazione. È quanto hanno chiarito i giudici europei in una recente sentenza [1].

Il caso riguarda un’impresa tedesca ma vale anche per il nostro Paese.

Un’impresa tedesca, produttrice di un integratore alimentare contenente la L-istidina ha fatto ricorso contro il provvedimento adottato nei suoi confronti dall’ufficio federale della protezione dei consumatori e della sicurezza alimentare; detto provvedimento, ritenendo tale componente pericolosa per la salute degli atleti, ne aveva disposto il divieto assoluto di immissione in commercio.

In realtà, non vi erano evidenze scientifiche sulla dannosità della L-istidina, ma nel dubbio era stata comunque negata l’autorizzazione.


note

[1] C. Giust. UE sent. del 19.01.2017 causa C-282/15.

LA MOTIVAZIONE

Gli articoli 6 e 7 del regolamento n. 178/2002 devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale, quale quella di cui trattasi nel procedimento principale, che vieta di produrre, trattare o immettere in commercio qualsiasi integratore alimentare contenente amminoacidi, salva deroga accordata da un’autorità nazionale che dispone al riguardo di un potere discrezionale, quando tale normativa si fonda su un’analisi del rischio che riguarda solo taluni amminoacidi, ciò che spetta al giudice del rinvio verificare. In ogni caso, tali articoli devono essere interpretati nel senso che ostano a una siffatta normativa nazionale quando essa prevede che le deroghe al divieto previsto da detta legislazione possono essere accordate solo per un periodo determinato anche nel caso in cui sia dimostrata l’innocuità di una sostanza.


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