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Lo sai che? Come evitare l’ipoteca sulla casa dell’ex moglie?

Lo sai che? Pubblicato il 28 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 febbraio 2017

Sono divorziato, corrispondo 300 € al mese a mia figlia: vorrei acquistare casa, ma ho paura che la mia ex possa mettere un ipoteca giudiziale sul bene. Come posso muovermi?

Per rispondere correttamente alla domanda del lettore è opportuno chiarire prima di tutto cos’è l’ipoteca.

L’ipoteca in termini giuridici è un diritto reale di garanzia a difesa delle ragioni del creditore e può essere di tre tipi:

  • ipoteca volontaria,
  • ipoteca legale,
  • ipoteca giudiziale.

In buona sostanza, il bene ipotecato è posto a garanzia del creditore per il pagamento di un debito.

L’ipoteca volontaria è quella concessa dal debitore (o anche da una terza persona) a garanzia del debito, come avviene, ad esempio, per i mutui ipotecari dove la banca che eroga il prestito si riserva l’ipoteca sulla casa acquistata con i soldi che ha prestato.

L’ipoteca legale è quella prevista alla stipula dei contratti di compravendita di un bene immobile a tutela del pagamento della somma dovuta dall’acquirente al venditore. Così avviene, ad esempio, nel caso di pagamento in più rate dove viene inserita l’ipoteca fino al completo pagamento del prezzo di vendita.

L’ipoteca giudiziale è invece collegata a una sentenza di condanna al pagamento di una somma, all’adempimento di un’obbligazione o al risarcimento di un danno.

Fra i provvedimenti che hanno come conseguenza l’iscrizione di ipoteca, tra gli altri, c’è il caso particolare della sentenza di divorzio, poiché la legge attribuisce direttamente al coniuge creditore (di un assegno di mantenimento) la facoltà di iscrivere ipoteca. La questione è particolarmente spinosa poiché, anche se è richiesto che per poter iscrivere legittimamente l’ipoteca via debba essere il pericolo che l’altro coniuge non versi, o non sia più in condizioni economiche di versare il mantenimento, è altrettanto vero che per dimostrare tale pericolo non è necessario dimostrare il mancato pagamento. In altri termini, anche il coniuge, o meglio l’ex coniuge, che sta regolarmente versando l’assegno di mantenimento può trovarsi una iscrizione ipotecaria, a garanzia futura dei pagamenti, giustificata, ad esempio, anche solo da ritardi nel versamento dell’assegno di mantenimento. Il ragionamento di fondo è, in buona sostanza il seguente: visto che stai pagando in ritardo c’è il pericolo che la prossima volta non pagherai più, quindi, per tutelarmi, iscrivo l’ipoteca. Quanto detto significa che, in ogni caso, per essere legittimamente iscritta, occorre che vi siano elementi tali da far ipotizzare la possibilità che i pagamenti vengano meno. Si pensi ad esempio al caso, malaugurato, di licenziamento. In questo caso, anche se il soggetto continuasse a versare regolarmente l’assegno di mantenimento, si potrebbe paventare il pericolo che smetta di versare il mantenimento, argomentando che, avendo perso il reddito, è ragionevole presumere che smetterà anche di pagare. Per questa ragione potrebbe richiedersi l’iscrizione ipotecaria sulla casa. Sembra paradossale ma la normativa attuale è proprio così.

Cosa fare allora? Le alternative sono due:

  1. la prima consiste nell’intestare direttamente la casa che il lettore intende acquistare a sua figlia, eventualmente riservandosi l’usufrutto. Il fatto positivo di questa soluzione sarebbe che, un domani, risparmierebbe i costi di un ulteriore passaggio di proprietà;
  2. la seconda è quella di adempiere nella maniera più precisa possibile al pagamento delle somme che deve a titolo di mantenimento in modo tale che, qualora dovesse trovarsi ad affrontare una iscrizione ipotecaria (possibile) avrebbe concrete possibilità di ottenerne la cancellazione non essendoci i presupposti per il suo mantenimento.

Quale soluzione preferire può deciderlo solo il lettore, anche in considerazione di altre circostanze quali, ad esempio, se ha intenzione di avere altri figli o se ha intenzione di risposarsi perché, in queste ipotesi, sarebbe complicato giustificare l’intestazione a sua figlia.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola


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