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Lo sai che? L’avvocato quando può rinunciare al mandato?

Lo sai che? Pubblicato il 28 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 febbraio 2017

Un avvocato può rinunciare al mandato dopo l’emissione della sentenza e la conclusione del procedimento? 

Al fine di rispondere al quesito posto dal lettore è necessario precisare che il contratto stipulato tra avvocato e cliente è qualificato come un contratto di mandato a tempo in forza del quale il professionista si impegna a prestare la propria opera professionale dietro incarico conferito dal cliente. Il contratto che viene stipulato tra l’avvocato ed il cliente ha, quindi, ad oggetto una prestazione d’opera professionale e fa sorgere in capo ad entrambe le parti una molteplicità di diritti e di doveri. Più in particolare, il codice deontologico della professione forense prevede espressamente che l’avvocato è libero di accettare l’incarico e che il rapporto con il cliente si basa sulla fiducia. Stante la peculiarità del rapporto contrattuale che si instaura tra l’avvocato ed il cliente e la rilevanza dell’elemento fiduciario, entrambe le parti possono sciogliere unilateralmente il rapporto qualora venga meno la fiducia o qualora non ritengano opportuno proseguire nel mandato conferito (qualora sia il cliente a voler revocare l’incarico) o ricevuto (qualora sia il professionista a rinunciare all’incarico). Tuttavia, qualora la parte che interrompe il rapporto contrattuale sia l’avvocato, la rinuncia al mandato non libera immediatamente il professionista: il codice deontologico forense prevede che l’avvocato, nel rinunciare al mandato, deve adottare le cautele necessarie per evitare pregiudizi al proprio assistito. Con maggior impegno esplicativo, la disciplina forense stabilisce che il difensore che voglia sciogliere il rapporto professionale deve darne comunicazione al proprio assistito con congruo preavviso e deve fornire tutte le informazioni utili al fine di non pregiudicarne la difesa. Il codice di procedura civile poi statuisce che, benché il difensore possa sempre rinunciare alla procura, la rinuncia non ha effetto finché non viene nominato un nuovo difensore. Pur tuttavia, il professionista non è vincolato alla propria responsabilità professionale a tempo indeterminato gravando sul cliente il dovere di attivarsi al fine di nominare con tempestività un altro avvocato: qualora l’assistito non provveda a nominare un nuovo legale entro tempi ragionevoli, l’avvocato non sarà responsabile della successiva mancata difesa e delle relative conseguenze.

Tanto premesso in termini di disciplina generale, è ora possibile rispondere al quesito posto circa la facoltà dell’avvocato di rinunciare al mandato dopo la pronuncia della sentenza che conclude il giudizio di primo grado. A tal fine è importante comprendere quale fosse l’obbligazione che ha formato oggetto del mandato: in altre parole, è necessario capire se il mandato fosse limitato all’espletamento della difesa tecnica esclusivamente nel primo grado o se fosse esteso anche ai gradi successivi ed al compimento di ulteriori obbligazioni.

Se il mandato conferito dal lettore al suo difensore prevedeva che il professionista prestasse la propria opera esclusivamente nel giudizio di primo grado, la pronuncia della sentenza che conclude il processo ha determinato l’adempimento dell’obbligazione professionale; di conseguenza, a meno che non residuino ulteriori attività da compiere, la rinuncia al mandato sembra priva di logica. Posto che il lettore utilizza il termine “rinuncia” sembra più corretto ritenere che il mandato avesse ad oggetto anche l’eventuale ed ulteriore attività inerente al giudizio di secondo grado. In questa seconda ipotesi, è ragionevole che l’avvocato che, al termine del giudizio di primo grado non ritenga opportuno impugnare mediante appello la sentenza, ne dia comunicazione al proprio assistito invitandolo a nominare un nuovo difensore al fine di avviare il processo innanzi alla Corte d’Appello qualora l’assistito voglia proseguire l’azione legale. Quanto, poi, alla possibilità dell’avvocato di emettere parcella al fine di chiedere una somma ulteriore rispetto a quella liquidata nella sentenza è opportuno precisare che la liquidazione delle spese legali effettuata dal giudice non ha alcun vincolo per il difensore il quale può pretendere dal proprio cliente un onorario maggiore. Con maggiore chiarezza è bene ricordare che la decisione del giudice si basa esclusivamente sull’attività svolta dal difensore in udienza ma non tiene conto (poiché il giudice non può esserne a conoscenza) di tutta l’attività ulteriore effettuata dall’avvocato sia prima di avviare l’azione legale sia nel corso del processo sia dopo l’ultimazione del giudizio. Qualora l’avvocato ritenga di aver prestato un’opera professionale maggiore rispetto a quanto indicato nella sentenza, potrà pretendere la differenza al proprio assistito. Al fine di avere piena contezza dell’attività svolta dal suo legale, il lettore potrà chiedere all’avvocato di redigere una parcella dettagliata per poter comprendere le ragioni di un eventuale onorario di entità superiore alla somma stabilita dal giudice.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo


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