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Che succede se il figlio cede un capannone al padre?


Che succede se il figlio cede un capannone al padre?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 marzo 2017



Sono titolare di una impresa individuale familiare. Mio padre collabora nella mia azienda e vorrei ricompensarlo. Posso cedergli una parte del mio capannone, a me intestato?

Il lettore ha sicuramente la possibilità di vendere o donare a suo padre una quota della proprietà del capannone oggi interamente di sua proprietà. Ovviamente, come in ogni caso in cui venga trasferita la proprietà di un bene immobile, sarà necessario l’atto scritto (se si tratterà di donazione sarà necessario l’atto pubblico).

Gli effetti dell’atto con il quale egli trasferirà una quota della proprietà del capannone saranno i seguenti. Innanzitutto, per effetto della vendita o della donazione a suo padre di una quota di proprietà, sul capannone verrà ad instaurarsi un regime di comunione ordinaria: l’amministrazione del capannone, cioè, sarà soggetta alle regole che il codice civile [1] stabilisce in materia di comunione (cioè, nel caso specifico, di comproprietà di un bene immobile). In sostanza, maggiore sarà la quota ceduta a suo padre, maggiori saranno i poteri e le facoltà che per legge gli spetteranno circa l’amministrazione del capannone medesimo. Si tenga poi presente che se il lettore scegliesse di cedere a suo padre una quota di proprietà attraverso un atto di donazione (non, quindi, con una vendita) di questa donazione si dovrà tener conto nell’ipotesi in cui egli venga a mancare prima di suo padre. In tale caso (piuttosto difficile da verificarsi in verità), se egli dovesse mancare e fossero in quel momento in vita suo padre, sua madre, sua moglie e i suoi figli (cioè quelli che la legge considera eredi legittimari, cioè quelli a cui spetta una quota di eredità intoccabile), nel calcolo della quota di eredità spettante a suo padre si dovrà calcolare, per mantenere l’equilibrio con gli altri eredi citati, la donazione della quota del capannone (a meno che nell’atto di donazione il lettore non abbia dispensato dalla collazione, che è l’operazione con la quale, appunto, si calcola nella quota dell’erede il valore della donazione fatta in vita in suo favore).

Infine, sia nel caso in cui il lettore vendesse al padre una quota del capannone, sia nel caso in cui scegliesse di donargliela, l’atto di vendita o di donazione potrebbe essere oggetto di azione revocatoria da parte di suoi eventuali attuali o futuri creditori (solo se l’atto di vendita o di donazione fosse idoneo a recare pregiudizio alle ragioni del creditore oppure, se l’atto di vendita o di donazione fosse anteriore al sorgere del credito, l’atto fosse stato dolosamente realizzato per pregiudicare la realizzazione del credito e se, inoltre, nel caso di vendita, suo padre fosse consapevole del pregiudizio che l’atto arrecava al creditore e, nel caso di vendita anteriore al sorgere del credito, il padre fosse partecipe dello scopo doloso di pregiudicare le ragioni del creditore). La revocatoria, se l’azione viene accolta dal giudice, produce l’effetto di rendere inefficace la vendita o la donazione nei confronti del creditore che potrà quindi agire sul bene oggetto di vendita o di donazione per espropriarlo e metterlo all’asta.

Il lettore deve valutare anche il fatto che se la cessione di quota del capannone a suo padre avvenisse con atto di donazione stipulato dopo il sorgere di un suo debito nei confronti di terzi, il suo creditore potrebbe direttamente espropriare la quota del capannone donata a suo padre senza la necessità di agire prima con azione revocatoria (a condizione che il pignoramento della quota del capannone avvenga entro un anno dalla trascrizione della donazione della quota).

Ovviamente, tutto quello che si è detto circa l’azione revocatoria e l’esproprio diretto della quota del capannone lo riguarda solo se egli abbia attualmente dei creditori o sia conscio che stia per sorgere un suo debito.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte 

note

[1] Artt. 1100 e ss. cod. civ.

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