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In che misura è pignorabile lo stipendio?

1 marzo 2017


In che misura è pignorabile lo stipendio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 marzo 2017



Mi hanno pignorato buona parte dello stipendio. Ma non se ne può pignorare al massimo un quinto? 

È corretto sostenere che la legge fissa come limite di pignorabilità dello stipendio la misura di un quinto. In presenza, però, di più pignoramenti nello stesso momento, è tuttavia possibile pignorare fino alla metà dello stipendio solo nel caso in cui concorrano crediti di natura tra loro differente, ossia verso il fisco, per debiti alimentari e per debiti verso soggetti privati. Negli altri casi – ossia se i debiti dell’esecutato sono tutti e soltanto verso soggetti privati (o tutti e solo debiti verso il fisco) – resta pignorabile al massimo un quinto dello stipendio. Si tenga, però, presente, che le cessioni volontarie del quinto dello stipendio non devono essere prese in considerazione in questo calcolo proprio perché non si tratta di veri pignoramenti, ma di atti volontari del debitore. Ciò implica, peraltro, che il quinto pignorabile dai creditori va calcolato tenendo come base l’importo della retribuzione al lordo della quota accantonata a titolo di cessione volontaria. Venendo al caso del lettore, nell’esame della busta paga ci sono due “stranezze”:

– la prima è che – stando a ciò che dice il lettore – impropriamente il datore di lavoro chiama, in busta paga, “cessione 1/5” (circa 250 euro) ciò che invece non è una cessione ma un pignoramento (quello effettuato dalla banca);

– la seconda è che la terza trattenuta (quella in favore di chi il lettore chiama “un privato”) non può avvenire se ancora non è stata emessa la sentenza (è quanto il lettore ci fa capire nel dire “in attesa della sentenza per un debito verso privato”). Infatti, il pignoramento è una procedura che può avvenire solo in presenza di un titolo (una sentenza, un decreto ingiuntivo, un assegno, una cambiale). Peraltro, val la pena di ricordare che se si sono verificati pignoramenti a suo danno, ciò può essere avvenuto solo al termine di una procedura che ha il suo culmine in una udienza, davanti al giudice dell’esecuzione, di cui il lettore deve necessariamente aver avuto notifica con l’atto di pignoramento presso terzi. In tale sede, il lettore avrebbe potuto farsi rappresentare da un legale per dedurre la presenza di altri pignoramenti e chiedere, per quelli successivi, il cosiddetto “accodo”, ossia l’accantonamento delle relative somme solo a pagamento avvenuto dei precedenti pignoramenti. Pertanto, per sintetizzare, nel caso in questione, il lettore ben poteva coesistere il primo pignoramento (ossia quello della banca) con la cessione volontaria del quinto, tuttavia la terza trattenuta è illegittima nella misura in cui coesista con il primo pignoramento.

Si consiglia, dunque, di verificare attentamente, insieme al datore di lavoro, quali voci derivino da pignoramenti e quali invece da cessioni volontarie perché, come detto, le cessioni volontarie devono essere escluse dal calcolo del quinto pignorabile. Una volta effettuata tale verifica, sarà facile stabilire se il limite del quinto sia stato o meno superato. Nel caso in cui il suddetto limite sia stato superato, il lettore potrebbe impugnare il provvedimento con cui il giudice ha assegnato ai creditori le quote del suo stipendio proponendo ricorso in cui potrebbe, appunto, eccepire che sono state eseguite, a suo danno, trattenute superiori al quinto pignorabile. A tal proposito, l’appello andrebbe proposto nel termine di trenta giorni dalla pronuncia del provvedimento del giudice, se il provvedimento fu pronunciato in udienza, ovvero entro trenta giorni da quando il provvedimento fu comunicato al suo avvocato se il provvedimento fosse stato pronunciato fuori udienza (e sempre che il lettore si sia fatto assistere da un avvocato nel corso della procedura esecutiva). Si tenga comunque conto che non più tardi di sei mesi fa la Corte di Cassazione, mutando orientamento rispetto al passato, ha stabilito che una volta che sia stata emessa dal giudice l’ordinanza di assegnazione al creditore delle somme pignorate, il debitore non può più contestare la pignorabilità dello stipendio per superamento del limite del quinto. In altre parole, secondo quest’ultimo orientamento della Corte di Cassazione, una volta che il giudice si è pronunciato assegnando le somme pignorate al creditore, il debitore non ha più la possibilità di sollevare alcuna contestazione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte


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