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Lo sciopero nei servizi pubblici essenziali


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 febbraio 2017



Il diritto di sciopero viene garantito costituzionalmente a tutti i lavoratori ma per i servizi pubblici essenziali esiste una particolare disciplina

Con «sciopero» si intende l’astensione organizzata dal lavoro di un gruppo, più o meno esteso di lavoratori subordinati, appartenenti al settore pubblico o privato, finalizzata alla tutela di diritti ed interessi comuni di tipo sindacale o politico.

Lo sciopero costituisce per i lavoratori uno strumento attraverso il quale accendere i riflettori su una data situazione, chiedendo un risalto e, soprattutto, chiedendo una pronta risoluzione.

La Costituzione riconosce una tutela forte alla libertà sindacale, intesa sia in chiave individuale che in chiave collettiva e il riconoscimento del diritto di sciopero [1],  inteso come l’astensione dal lavoro per la tutela di un interesse professionale anche indiretto, rappresenta l’espressione massima di tale libertà.

Con riferimento ai soggetti pubblici, quali ad esempio i servizi sanitari, i servizi di pubblica sicurezza, i servizi di raccolta e smaltimento rifiuti, ecc…, stante la particolarità delle, prestazioni offerti alla collettività, esiste una determinata disciplina. Il soggetto pubblico viene individuato nella macchina organizzativa statale che organizza una offerta pubblica di prestazioni, rendendola doverosa, agli utenti.

Il servizio è pubblico in quanto reso al pubblico per la soddisfazione dei bisogni della collettività,  trattandosi di prestazioni di importanza essenziale per i cittadini che abitano in un dato territorio nazionale.

L’erogazione di tali servizi pubblici è la concreta attività volta a fornire prestazioni ai cittadini.
Anche all’interno del settore dei servizi pubblici essenziali lo sciopero viene considerato, al pari degli altri ambiti, come l’astensione dal lavoro per raggiungere la tutela di un interesse di tipo collettivo. Per la delicatezza delle prestazioni espletate e al fine di garantire sempre e comunque il cittadino, la prassi sindacale ha introdotto, per disciplinare tale ambito, il termine di patto di civiltà, ossia un patto, che lega da una parte i cittadini e dall’altra i lavoratori dei servizi pubblici, che rappresenta il fondamento dell’autoregolamentazione dello sciopero. A differenza delle altre tipologie di sciopero, lo sciopero nei servizi pubblici essenziali è contraddistinto da numerosi limiti che derivano da diverse fonti.

Tale forma di organizzazione ha permesso di elaborare delle regole generali, validi per tutti i lavoratori appartenenti alla categoria, che possano evitare il ricorso a scioperi senza preavviso, favorendo invece un confronto costante tra le parti circa gli interessi dei terzi coinvolti ingiustamente nelle agitazioni, che meritano dunque di essere tutelati.

Con riferimento alle motivazioni, lo sciopero nei servizi essenziali non si discosta molto dalle altre tipologie in quanto può scaturire da motivazioni di tipo professionale, estese a tutti i lavoratori, oppure di carattere politico-economico o politico puro. E’ fondamentale però che le motivazioni presentate come causa scatenante lo sciopero devono riferirsi ad un interesse collettivo e non settoriale, in quanto la materia trattata, non potendo essere delimitata, implica necessariamente il coinvolgimento di un’intera collettività.

note

[1] Art. 40 Cost.

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