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Lo sai che? Bucare il pallone con un coltello è reato?

Lo sai che? Pubblicato il 7 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 febbraio 2017

Solo se l’uso del coltello per tagliare il pallone è volto a far rispettare il regolamento di condominio non scatta il reato; diversamente si rischia l’incriminazione per violenza privata.

Bucare con un coltello il pallone di alcuni ragazzi che, durante le ore del riposo, giocano e fanno schiamazzo nel cortile, in barba alle disposizioni contenute nel regolamento condominiale, non è reato. In tutti gli altri casi, invece, scatta il delitto di violenza privata. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Ci si salva dal procedimento penale per aver tagliato, con un coltello, il pallone usato dai ragazzi all’interno dello spiazzo sotto il palazzo solo a condizione di aver più volte intimato loro di smetterla e di avere le “spalle coperte” da un regolamento che vieta di giocare in certe ore. Questo perché, spiega la Corte, non ogni forma di violenza o minaccia è punibile a titolo di violenza privata, ma solo quei comportamenti che – in base alla circostanze concrete – «sono tali da limitare la libertà di movimento della vittima o influenzare significativamente il processo di formazione della volontà (…)». Ebbene, tagliare il pallone per far rispettare il regolamento di condominio non è un reato: difatti tale condotta, seppur a priva vista può apparire violenta, è invece giustificata dalla necessità di far rispettare il regolamento condominiale. Si tratta di un gesto resosi necessario per impedire le molestie agli altri condomini. La “violenza” peraltro non viene esercitata sui giovani, ma sul pallone, tanto più che a questi ultimi restano sempre altre possibilità (e orari) per poter liberamente giocare.

Diverso è, invece, il caso in cui il regolamento di condominio non prevede nulla. Tagliare il pallone con un coltello solo per evitare i rumori molesti che disturbano uno o più condomini, potrebbe configurare il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Sicché, in tali casi, l’unica carta resta quella di ricorrere al giudice. Secondo la Cassazione, in tali casi, i genitori sono responsabili sia civilmente che penalmente per il chiasso prodotto dai propri figli: in altre parole, oltre a dover risarcire i danni agli altri proprietari infastiditi dai giochi, risponderanno anche del reato di disturbo della quiete e del riposo delle persone.

note

[1] Cass. sent. n. 1786/2017.


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