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Quando un reato è estinto

8 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 febbraio 2017



Non sempre alla commissione di un reato segue una condanna e, quindi, una pena da scontare. Ecco i casi in cui un illecito è dichiarato estinto.

Di regola, quando in un processo viene accertata la responsabilità penale dell’imputato, quest’ultimo è condannato a scontare la pena prevista dalla legge. Tuttavia, ci sono casi in cui questo non avviene, perché interviene un circostanza particolare che «cancella» il reato per cui si procede. Ma quando un reato è estinto? L’elenco dei casi di estinzione è fornito dal codice penale: morte del reo, amnistia, sospensione condizionale della pena, prescrizione, remissione di querela, oblazione, perdono dei minori. Scopriamone il significato con chiarezza.

La morte del reo

Secondo il nostro sistema giuridico, la responsabilità penale è personale: solo chi ha commesso il reato deve rispondere, dopo un rigoroso accertamento circa la sua responsabilità, delle conseguenze del fatto. Va da sé, quindi, che la morte del colpevole estingue il reato prima della condanna e tutte le sue conseguenze penali [1]. Non vengono meno invece le conseguenze civili del fatto (risarcimento del danno chiesto dalla vittima o dai suoi parenti), che continuano a gravare sugli eredi del defunto (ovviamente sempre in caso di condanna da parte del giudice).

La morte dell’imputato non impedisce che quest’ultimo possa essere comunque assolto dal giudice. Bisogna sapere, infatti, che la sentenza che dichiara l’estinzione del reato non contiene un accertamento sull’effettiva colpevolezza del soggetto, proprio perché si limita a dire che il reato è estinto per l’avvenuto decesso. Pertanto, se il giudice accerta che il deceduto non ha commesso il fatto, non si limita a dichiarare l’estinzione del reato per morte, ma lo assolve da ogni accusa.

L’amnistia

L’amnistia è concessa con una legge approvata da due terzi dei componenti di ciascuna camera del Parlamento [2]. Si tratta di un provvedimento con cui lo Stato manifesta clemenza per determinati fatti illeciti, in presenza di situazioni eccezionali e straordinarie. In pratica, lo Stato rinuncia a punire determinati reati commessi in passato, determinando la cessazione degli effetti delle varie condanne e di tutte le pene comminate. L’ultima amnistia concessa in Italia risale al 1990 [3].

La prescrizione

La prescrizione è una causa di estinzione del reato che si verifica per il semplice decorso del tempo, senza che si sia arrivati a sentenza definitiva. Ad esempio, il termine di prescrizione per il delitto di rapina è di dieci anni: se dal giorno della rapina passano dieci anni senza che sia stata emessa la sentenza, il reato verrà dichiarato estinto dal giudice. Ciò avviene perché, di regola, il decorso del tempo affievolisce la necessità di punire il colpevole e di prevenire la commissione di ulteriori reati.

Ogni reato, quindi, ha un suo termine di prescrizione calcolato in base a criteri stabiliti dalla legge [4]. Questo termine, però, aumenta se sopravvengono cause di sospensione o interruzione della prescrizione (si veda Prescrizione: differenza tra interruzione e sospensione): ad esempio, la pronuncia di una sentenza di condanna in primo grado interrompe il termine di prescrizione, che ricomincia a decorrere ex novo dal giorno della sentenza stessa [5]. L’imputato può sempre rinunciare alla prescrizione, qualora, sicuro della propria innocenza, voglia proseguire il processo per ottenere una sentenza che lo scagioni totalmente dal fatto.

La remissione di querela

Alcuni reati, come il furto, sono puniti a querela della persona offesa. Significa che, per far iniziare il procedimento penale, occorre necessariamente una formale istanza da parte della vittima del reato (la querela appunto: si veda Esposto, querela e denuncia: quale differenza?). La remissione di querela non è altro che il ritiro della querela stessa da parte di chi l’ha presentata. Ciò può avvenire durante il processo (remissione processuale) o fuori dallo stesso (remissione extraprocessuale). La remissione di querela extraprocessuale può essere sia espressa che tacita (quando chi l’ha proposta compie atti incompatibili con la volontà di darvi seguito) [6].

L’oblazione nelle contravvenzioni

Nel nostro sistema penale esistono due tipi di reati: i delitti e le contravvenzioni. La distinzione poggia unicamente sulla pena stabilita per gli stessi (generalmente le contravvenzioni sono meno gravi dei delitti): i delitti sono puniti con la reclusione o con la multa; le contravvenzioni con l’arresto o l’ammenda. Se la contravvenzione è punita solo con l’ammenda, il reato si estingue se il colpevole paga, a favore dello Stato, un terzo della massima prevista dalla legge [7].

Se invece la contravvenzione è punita alternativamente con l’arresto o l’ammenda, è a discrezione del giudice scegliere se ammettere o meno il colpevole a pagare l’oblazione [8]. L’oblazione, quindi, ha lo scopo di definire in tempi brevi processi riguardanti reati poco gravi.

La sospensione condizionale

Se il colpevole è stato condannato a scontare non più di due anni di reclusione, può essere ammesso alla sospensione condizionale della pena [9]. Questo beneficio viene concesso dal giudice quando si presume che il reo non commetterà più reati in futuro. In pratica, la pena irrogata rimane sospesa per un determinato numero di anni (a seconda del delitto per cui si procede): se durante questo periodo il soggetto condannato non commette altri reati e adempie agli obblighi imposti dal giudice (ad esempio il risarcimento dei danni), il reato si estingue. Altrimenti, la sospensione viene revocata e il reo dovrà scontare la pena inflittagli.

Il perdono giudiziale per i minori

Il perdono giudiziale per i minori è un provvedimento che serve a non compromettere lo sviluppo e la formazione del minore, che potrebbero essere inevitabilmente pregiudicati da una sentenza di condanna [10]. Il perdono viene concesso a patto che:

  • per il reato commesso sia prevista una pena restrittiva della libertà personale di massimo due anni, oppure una pena pecuniaria di massimo 1.549 euro;
  • il colpevole abbia più di 14 anni e meno di 18;
  • il colpevole non sia già stato condannato per altro delitto ovvero dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale;
  • il giudice presume che il minore non commetterà altri reati in futuro.

note

[1] Art. 150 cod. pen.

[2] Art. 151 cod. pen.

[3] D.P.R. n. 75/1990.

[4] Art. 157 cod. pen.

[5] Art. 161 cod. pen.

[6] Art. 152 cod. pen.

[7] Art. 162 cod. pen.

[8] Art. 162 bis cod. pen.

[9] Art. 163 cod. pen.

[10] Art. 169 cod. pen.

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