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Bolletta acqua, illegittima l’ingiunzione della società privata

7 febbraio 2017


Bolletta acqua, illegittima l’ingiunzione della società privata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 febbraio 2017



La società privata anche se mista perché partecipata dal Comune è priva del potere di autoaccertamento e non può emettere l’ingiunzione tributaria, strumento che spetta solo agli enti pubblici.

Addio ingiunzione per il pagamento della bolletta dell’acqua notificata al condomino moroso se ad emetterla è una società privata. Le cosiddette ingiunzioni fiscali sono uno strumento cui può far ricorso, per il recupero dei crediti, solo lo Stato e gli enti pubblici. È quanto chiarisce il tribunale di Milano con una recente sentenza [1].

Sempre più spesso i Comuni si consorziano e gestiscono il servizio idrico attraverso società private, costituite sotto forma di società per azioni (Spa) o a responsabilità limitata (Srl). A volte si tratta di soggetti «misti»: seppur, cioè, strutturati secondo gli schemi delle società private, il capitale è interamente pubblico. Quando però è il momento di riscuotere le bollette non pagate, vengono commessi gravi errori. Difatti, tali società ricorrono sovente alla notifica di ingiunzioni fiscali, un procedimento previsto da un regio decreto del 1910 [2] in favore degli enti pubblici e che consente loro di intimare, nei confronti dei debitori, il pagamento di tributi senza dover attivare il più lungo e macchinoso procedimento del decreto ingiuntivo in tribunale. In altre parole, con l’ingiunzione fiscale, l’ente creditore spedisce al debitore un atto che ha la stessa forza di un ordine di pagamento del giudice (pur consentendo opposizione). Si tratta, quindi, di un’attività che viene svolta direttamente dall’amministrazione, senza l’intermediazione del tribunale, e che ha la forza di un titolo esecutivo: se non pagato, cioè, consente di procedere direttamente al pignoramento.

Senonché l’ingiunzione fiscale è un atto amministrativo e, in quanto tale, non può essere emesso da una società privata, anche se il capitale è in mano a soggetti pubblici come il Comune. Di conseguenza la richiesta di pagamento è del tutto nulla. Certo, una volta annullata la pretesa, il creditore potrebbe iniziare da capo la procedura e richiedere il decreto ingiuntivo, ma spesso i tempi non lo consentono poiché la prescrizione della bolletta dell’acqua si compie nel breve termine di cinque anni.

Secondo il Tribunale di Milano, dunque, le società private che gestiscono il servizio idrico sono «soggetti distinti dallo Stato e dagli Enti Pubblici e sono prive del potere di autoaccertamento dei tributi e non possono giovarsi del procedimento di ingiunzione tributaria».

Il secondo aspetto chiarito dalla sentenza in commento riguarda invece le voci della bolletta, bolletta da intendersi non come un comune tributo, ma come corrispettivo per un servizio svolto. Se tale servizio non viene reso o è di qualità inferiore rispetto al minimo, l’utente ha diritto alla restituzione dei soldi pagati o a non pagare quelli pretesi. È il caso dell’acqua del rubinetto rilevatasi non potabile; in tal caso, l’importo richiesto in bolletta a titolo di «impianto di depurazione» non è dovuto se questo non è funzionante (principio già affermato sentenza della Cassazione [3]).

note

[1] Trib. Milano sent. n. 12235/2016.

[2] R.D. n. 39/1910

[3] Cass. sent. n. 14042/2013.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Suppongo che per la sentenza si puo’ estendere anche alle ATO rifiuti, anche questi sono SPA a capitale pubblico. e’ corretto questo accostamento ?

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