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Entro quanto può essere impugnata una delibera condominiale?

1 Marzo 2017


Entro quanto può essere impugnata una delibera condominiale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Marzo 2017



Impugnazione delibera condominiale per gli assenti. La legge dice 30 giorni da quando gli assenti ne vengono a conoscenza. Ma da quanto partono i 30 giorni?

Nel caso del lettore (ed in tutti quelli in cui la legge prevede determinati e specifici termini entro i quali debbono compiersi determinati atti) vengono in rilievo due opposte esigenze:

1) quella di conoscenza effettiva (o meglio, effettiva conoscibilità) degli atti;

2) quella della certezza dei rapporti giuridici.

È muovendosi tra queste opposte esigenze che, per principio generale, si presume l’effettiva conoscenza (conoscibilità) dell’atto, da parte del destinatario, a far data dalla comunicazione dell’avviso di giacenza della raccomandata, salvo che si provi di non esserne venuto a conoscenza in modo incolpevole, per caso fortuito o forza maggiore. Per intenderci: è, anzitutto, evidente che non sarebbe possibile far iniziare a decorrere il termine di decadenza a partire da quando il destinatario si è recato in posta a ritirare l’atto cui l’avviso di giacenza si riferisce. Infatti, sarebbe irrazionale far dipendere un effetto così importante (la decadenza) dalla volontà, più o meno consapevole e/o colpevole, del destinatario. Si pensi, ad esempio, al caso in cui una persona  non volesse (perché per lei sconveniente) ritirare una raccomandata alla posta, “infischiandosene” dell’avviso di giacenza. È chiaro che, in questo caso, si paralizzerebbe l’attività giudiziaria ove si facesse dipendere il decorso del tempo dalla volontà del destinatario e dai suoi comportamenti volontariamente dilatori. Inoltre, se vogliamo, anche a prescindere da una specifica volontà in questo senso, potrebbe trascorrere molto tempo (per altri impegni, dimenticanze, ecc…) dal giorno del ricevimento dell’avviso, al materiale ritiro dell’atto all’ufficio postale. In altri termini, se l’indirizzo e tutti gli altri riferimenti indicati in raccomandata (nome e cognome del destinatario) sono corretti, si presume che il destinatario (la giurisprudenza sul punto è pressoché unanime) ne abbia avuto conoscenza, o meglio, ne abbia avuta effettiva conoscibilità. La presunzione di conoscenza in parola ha carattere “relativo”: si tratta, cioè,  di una presunzione che può essere superata fornendo la prova contraria. In buona sostanza, per superare la presunzione di conoscenza e/o conoscibilità di quell’atto (nel caso specifico, la delibera assembleare) si dovrebbe fornire la prova che, non per sua colpa, non ne ha avuto conoscenza. Si immagini, ad esempio, il caso di chi si trovi all’estero, in un’altra città  oppure ricoverato in ospedale; pensi ancora, a titolo di esempio, al caso in cui il destinatario abbia subito il furto della corrispondenza e la rottura della cassetta della posta sicché è venuto a conoscenza dell’atto solo molto tempo dopo. In questi casi, nei casi cioè in cui si riesca a dimostrare la non conoscenza incolpevole dell’atto, si può richiedere, nell’atto di impugnazione, la cosiddetta restituzione in termini; si può chiedere al giudice, in pratica, di considerare l’atto tempestivo, pur se di fatto fuori termine, evidenziando, appunto, il fatto che il ritardo è incolpevole perché dovuto ad una causa che oggettivamente ha impedito il rispetto del termine di decadenza (nel caso del lettore 30 giorni).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola


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