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Come non farsi seguire e pedinare dallo stalker

8 Feb 2017


Come non farsi seguire e pedinare dallo stalker

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Feb 2017



Stalking, sì al sequestro preventivo della vettura utilizzata per compiere gli atti persecutori.

Immaginiamo un uomo che, tutte le mattine, segua con la propria auto quella di una donna, facendo gli stessi percorsi e muovendosi ovunque questa si dirige; il maniaco, disposto a tutto pur di non perdere di vista la propria vittima, rimane barricato nell’abitacolo della propria vettura di modo da tenere sotto controllo l’oggetto delle sue “attenzioni”. Questo si ripete tutti i giorni: un pedinamento costante e incessante che provoca, nella donna, uno stato d’ansia notevole, tanto da sporgere querela. Come fare, però, ad impedire materialmente allo stalker di proseguire in questa condotta molesta? L’assist viene da una recente sentenza della Cassazione [1] che ha messo in evidenza come, nel caso di stalking, sia possibile procedere al sequestro dell’auto utilizzata dal colpevole per porre in essere il suo intento persecutorio.

In realtà, la vicenda decisa dalla Corte è diversa, ma il principio si presta a numerose applicazioni pratiche.

La vicenda

Nel caso in esame, alcuni soggetti, al fine di molestare un commerciante, usavano parcheggiare ripetutamente le proprie auto davanti al negozio, di modo da impedire l’accesso ai clienti e a qualsiasi altro veicolo. Per i giudici, l’utilizzo sistematico e molesto di tali mezzi aveva procurato un perdurante stato di ansia nella persona offesa, tanto da giustificare il loro sequestro.

Stalking: sì al sequestro dell’automobile del colpevole

Spesso il problema dello stalking si risolve sottraendo allo stalker gli strumenti con i quali questi realizza l’accanimento nei confronti della propria vittima. Come ad esempio l’auto. Consapevole di ciò, la Cassazione ha ritenuto che, per impedire la realizzazione del reato di atti persecutori [2], è possibile il sequestro preventivo della macchina utilizzata dal colpevole, in presenza dell’uso reiterato e sistematico di essa.

Il sequestro preventivo è un mezzo utilizzato dalla Procura della Repubblica – e che consiste nella materiale sottrazione di un bene al legittimo proprietario – tutte le volte in cui detto bene viene utilizzato per la commissione del reato e c’è il rischio che il comportamento illecito venga reiterato. Tra le ipotesi in cui è possibile il sequestro preventivo, il codice penale ne indica, in particolare, due:

  • quando la disponibilità, da parte del colpevole dell’oggetto pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato stesso (si pensi al recente caso in cui la Cassazione ha ritenuto sequestrabile il cane del vicino che abbaia in continuazione qualora i proprietari stiano tutto il giorno fuori di casa perché impegnati al lavoro);
  • quando vi è il pericolo che l’oggetto possa facilitare la commissione di altri reati.

Nel caso di stalking, la normale tutela concessa alla vittima è di presentare una querela presso la Procura della Repubblica. Esiste un (più blando) rimedio che, senza coinvolgere il tribunale e avviare procedimenti penali, consiste nel ricorso al Questore affinché emetta un ammonimento nei confronti del colpevole. A differenza del questore, però, il giudice può adottare provvedimenti molto più incisivi sulla libertà di movimento dello stalker come, ad esempio, il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima. E per rendere più effettivo il rispetto di quest’obbligo, il tribunale può altresì disporre il sequestro dell’auto usata quotidianamente dal persecutore di modo da impedirgli di appropinquarsi alla parte offesa. Questo sistema può essere particolarmente indicato tutte le volte in cui vi sia la necessità di impedire allo stalker i pedinamenti quando, ad esempio, la vittima è solita spostarsi in diverse parti della città. Quando tra il reato e l’uso dell’automobile vi è un rapporto di strumentalità, nel senso che quest’ultima viene (anche) usata per compiere gli atti persecutori, il sequestro è legittimo anche se detta auto viene utilizzata dal colpevole per altri e ulteriori scopi personali.

I giudici di legittimità osservano, infatti, che la giurisprudenza ha sempre ritenuto elemento fondamentale per la legittimità del sequestro preventivo la sussistenza di un non occasionale e strutturale nesso strumentale tra l’oggetto e il reato. E nel caso di specie, «ciò che rileva, al fine di ritenere il nesso di pertinenzialità tra gli automezzi utilizzati dagli indagati ed il delitto di stalking perpetrato ai danni della persona offesa, è proprio il costante e reiterato inserimento di tali veicoli nell’organizzazione esecutiva del reato.

note

[1] Cass. sent. n. 1826/2017 del 16.01.2017.

[2] Art. 612-bis cod. pen.

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