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Congedo matrimoniale, chi ne ha diritto?

2 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 marzo 2017



Congedo retribuito per matrimonio: chi ne ha diritto, quando richiederlo, a quanto ammonta l’indennità.

 

Tra le diverse tipologie di assenze retribuite alle quali i lavoratori hanno diritto, troviamo il congedo matrimoniale, noto anche col nome di licenza matrimoniale o permesso matrimoniale.

Congedo matrimoniale: che cos’è

Il congedo matrimoniale è un congedo retribuito riconosciuto al lavoratore in occasione del proprio matrimonio e consiste, nella generalità dei casi, in un periodo di astensione dal lavoro della durata di 15 giorni (può variare a seconda del contratto collettivo). Questo congedo è stato introdotto in Italia nel 1937 e, inizialmente, era rivolto soltanto agli impiegati (è stato esteso anche agli operai solo nel 1941). Oggi, invece, hanno diritto al congedo matrimoniale tutti i lavoratori, ma vi sono delle differenze, per quanto riguarda l’indennità e le modalità di fruizione, a seconda del contratto collettivo di lavoro utilizzato.

 

Congedo matrimoniale: quando e come utilizzarlo

Il congedo matrimoniale è da considerare a parte rispetto alle ferie annuali (nel senso che le assenze per il congedo non diminuiscono le ferie spettanti) e deve essere richiesto con un sufficiente anticipo: non è necessario che il giorno delle nozze rientri nei 15 giorni di congedo, poiché le assenze retribuite possono essere anche chieste successivamente, ma non a distanza eccessiva dal matrimonio. Allo stesso tempo è essenziale sapere che i giorni di congedo devono essere fruiti consecutivamente, cioè non possono essere frazionati.

In base a quanto esposto, il congedo è con tutta probabilità inutilizzabile, dunque, per quegli sposi che decidono di rimandare il viaggio di nozze a parecchi mesi dopo il matrimonio, anche se non esiste una normativa che lo vieti, poiché parliamo di interpretazioni giurisprudenziali.

Il congedo matrimoniale può essere goduto anche più di una volta nell’arco della vita lavorativa, come ad esempio nel caso di vedovi o divorziati che si risposino; quando nello stesso periodo del congedo il lavoratore è in malattia, maternità o Cassa Integrazione, viene comunque corrisposto l’importo previsto per le assenze per matrimonio, in quanto più favorevole.

Il periodo, inoltre, è utile per la maturazione dei ratei ferie, Tfr e mensilità aggiuntive.

È importante sottolineare che, secondo le previsioni dei contratti collettivi, il congedo non spetta ai lavoratori in periodo di prova.

 

Assegno matrimoniale

Per quanto riguarda la copertura economica del congedo matrimoniale, gli accordi collettivi prevedono, generalmente, che al lavoratore spetti la normale retribuzione, durante il periodo di assenza; le festività eventualmente ricadenti entro tale arco temporale sono pagate a parte, rispetto alle spettanze per il congedo.

Tuttavia ci sono delle eccezioni per gli operai, gli apprendisti e i lavoratori a domicilio che sono dipendenti di aziende industriali, artigiane o cooperative. Per queste tipologie di lavoratori il trattamento economico, infatti, viene corrisposto solo parzialmente mediante un assegno a carico dell’Inps, di importo pari a 7 giorni di lavoro. In questi casi spetta al datore di lavoro l’onere di integrare l’importo dell’assegno fino a garantire la normale retribuzione per i 15 giorni di durata del congedo.

Allo stesso modo è prevista l’erogazione dell’assegno matrimoniale, pagato direttamente dall’Inps per:

  • i lavoratori disoccupati o sospesi, qualora siano stati occupati per almeno 15 giorni nei 90 giorni precedenti la data del matrimonio;
  • i lavoratori disoccupati a seguito di dimissioni presentate per contrarre matrimonio;
  • i lavoratori licenziati per cessazione dell’attività;
  • i lavoratori assenti dal servizio per un giustificato motivo (malattia, sospensione dal lavoro, richiamo alle armi);
  • i lavoratori extracomunitari che si sposano all’Estero, se hanno prestato la propria attività presso un’azienda italiana, risultano residenti in Italia ed hanno acquisito lo status di coniugati nel nostro Paese.

Domanda di congedo matrimoniale

Non esiste una forma prestabilita per inviare la domanda al datore di lavoro (è sufficiente anche un’istanza informale in carta semplice): ciò che è richiesto, da quasi tutti i contratti collettivi, è invece l’attestazione dell’avvenuta celebrazione del matrimonio.

Per quanto riguarda, invece, la domanda di assegno matrimoniale, nei casi in cui è pagato direttamente dall’Inps, questa deve essere presentata in via telematica, tramite il sito web dell’Inps, alla sezione “Servizi per il cittadino” (sarà necessario munirsi di apposito codice Pin). All’istanza deve essere allegata la documentazione che attesti l’avvenuto matrimonio e la copia dell’ultima busta paga, che servirà all’Istituto per il calcolo dell’indennità. In alternativa, è possibile presentare la domanda tramite Contact Center Inps Inail, munendosi, ugualmente, del codice Pin, oppure tramite i servizi telematici offerti dai patronati.

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2 Commenti

  1. buongiorno, sono dipendente di un supermercato, 15 anni fa ho contratto matrimonio e usufruito di congedo matrimoniale;
    ho divorziato 10 anni fa circa e ottenuto la sacra rotta qualche mese fa,con la mia fidanzata abbiamo deciso di sposarci,posso chiedere un’altra volta il congedo matrimoniale? Nel contratto collettivo del lavoro cè un articolo che lo menziona? In quanto il mio datore di lavoro non mi concede il congedo perchè ne ho già usufruito in precedenza..attendo risposta e articolo grazie

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