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Mantenimento figli

8 Febbraio 2017 | Autore:


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In questa guida si esamineranno le regole relative al mantenimento dei figli da parte dei genitori: modalità, importi, tempi, procedure da seguire.

È la Costituzione a prevedere l’obbligo dei genitori (anche non coniugati) di mantenere i figli [1], per il solo fatto di averli generati [2], in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo [3]. L’obbligo in questione riguarda:

  • sempre i figli minori. In particolare, in caso di separazione o divorzio il giudice adotta i provvedimenti relativi ai figli minori con esclusivo riferimento ai loro interessi materiali e morali, affinché conservino – se possibile – l’ambiente, le abitudini, le consuetudini familiari, non percependo eccessivamente il divario anche economico tra la nuova situazione e quella precedente alla separazione;
  • i figli maggiorenni che non siano economicamente autosufficienti e quelli affetti da handicap grave [4]. Sono validi ed efficaci gli eventuali accordi tra i genitori o tra il genitore obbligato e il figlio maggiorenne che diano atto della raggiunta autonomia economica del figlio.

Mantenimento figli: tipologie

Assegno di mantenimento

La modalità classica di mantenimento dei figli minori (o dei maggiorenni non economicamente indipendenti) è quella dell’assegno di mantenimento: essa può essere decisa dalle parti o imposta dal giudice in sede di separazione consensuale o divorzio.

Nell’importo dell’assegno sono comprese le spese ordinarie per il mantenimento, l’educazione e l’istruzione dei figli. A tal fine, i protocolli dei tribunali in materia di procedimenti di separazione e divorzio (ad esempio quelli  di Milano, Verona, Bologna e Bassano del Grappa) invitano gli avvocati a specificare nelle condizioni della separazione e del divorzio alcuni elementi utili proprio per la determinazione dell’importo da corrispondere e per evitare eventuali conflitti i merito:

  1. quali sono le spese straordinarie (rispetto al contributo fisso mensile) che i coniugi dovranno corrispondere pro quota, a seconda dei rispettivi redditi, e le modalità del pagamento. A tal proposito, si ricorda che, prima di sostenere alcune spese straordinarie, un genitore è obbligato a consultare l’altro;
  2. che per le spese mediche urgenti non è necessario un accordo preventivo (fermo restando il rispetto della reciproca informazione).

A tal fine, un valido aiuto per la determinazione dell’assegno potrebbe essere quello di cui si parla del seguente articolo: Assegno di mantenimento: un programma per calcolare l’importo.

Trasferimento di beni

I coniugi possono prevedere una pattuizione in forza della quale uno dei coniugi trasferisce o si impegna a trasferire in favore dei figli la piena proprietà di uno o più beni immobili [5] o anche mobili. A tal proposito, è necessario specificare che il mantenimento costituisce un obbligo di ciascun genitore stabilito direttamente dalla legge, non dall’accordo di separazione che, al più, può regolare le concrete modalità di adempimento di quell’obbligo. Ad esempio, il padre che nell’accordo di separazione si impegna a trasferire un bene, se viene citato in giudizio per l’esecuzione specifica di tale obbligo, non può giustificarsi dicendo che la madre non ha adempiuto all’obbligazione assunta di consentire che la figlia vedesse e frequentasse il padre.

Pagamento una tantum

Con questa espressione si intende che le parti possono accordarsi di pagare una somma di denaro in un’unica soluzione [6]. Se tale soluzione riguarda il pagamento dell’assegno divorzile anche in vista delle esigenze di mantenimento del minore, è possibile richiedere la modifica delle condizioni economiche del divorzio.

  1. Altre modalità per il mantenimento dei figli sono:
  • l’istituzione di un trust a beneficio del figlio conferendo un bene immobile di proprietà di uno dei due;
  • la costituzione di un vincolo di destinazione su beni immobili come contributo al mantenimento.

Mantenimento figli: quando è obbligatorio?

Non esiste un limite di età prestabilito oltre il quale il genitore non è più tenuto a provvedere al mantenimento dei figli. Di regola, i genitori:

– devono mantenere i figli fino a quando iniziano a svolgere un’attività lavorativa e il lavoro permette loro di raggiungere l’indipendenza economica, a meno che non riescano a provare che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipende da inerzia, rifiuto o abbandono ingiustificato del lavoro. Facciamo un esempio: è dovuto l’assegno a favore del figlio maggiorenne studente universitario fuori sede ed è legittimo aumentare il contributo se questi incrementa le proprie esigenze economiche, vivendo e studiando in una città diversa da quella di residenza [7]. Si legga, in merito, Mantenimento al figlio per gli studi universitari fuori sede.

Mantenimento figli: lo si deve chiedere?

Se i figli maggiorenni convincono con un solo genitore, l’assegno di mantenimento carico del coniuge con il quale non convivono deve essere oggetto di richiesta (diversamente da quanto accade per il caso dei figli minorenni), da parte del:

  1. genitore convivente con il figlio. La richiesta è rivolta al giudice ed è diretta nei confronti dell’altro genitore. Per coabitazione si intende un collegamento stabile con l’abitazione del genitore, pur non coabitandovi quotidianamente: ad esempio, quando il figlio si assenta con frequenza a causa di motivi di studio o di lavoro, anche per periodi non brevi. Se il figlio si trasferisce stabilmente in un’altra città, il genitore non più convivente perde la legittimazione a richiedere l’assegno per il mantenimento del figlio. Se il genitore richiedente l’assegno muore in corso di causa, si seguono le ordinarie regole della successione; pertanto, il giudice deve valutare e pronunciarsi sulla domanda diretta ad ottenere l’assegno di mantenimento per il figlio maggiorenne;
  2. figlio maggiore d’età non economicamente indipendente, se non convive con alcuno dei genitori. La richiesta del figlio è fatta al giudice e ha come destinatari uno o entrambi i genitori. Se il figlio ha già intentato un’azione autonoma, è esclusa la legittimazione del genitore.

Mantenimento figli maggiorenni portatori di handicap grave

Come già detto, i genitori hanno nei confronti dei figli maggiorenni portatori di handicap grave gli stessi doveri che hanno nei confronti dei figli minori. Devono, quindi, corrispondere loro un assegno di mantenimento, senza necessità di una esplicita richiesta (come, invece, per i maggiorenni non economicamente indipendenti).

Secondo la legge, l’handicap è grave quando la minorazione riduce l’autonomia personale correlata all’età, rendendo necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione [8]. Resta inteso che il portatore di handicap grave che può svolgere un’attività lavorativa anche minima o che percepisce una pensione di invalidità o un’indennità di accompagnamento o altro, può avere comunque diritto ad un assegno di mantenimento da commisurare al tenore di vita goduto prima della separazione dei genitori, anche se la pensione di invalidità può essere considerata sufficiente per far fronte alle necessità del soggetto: in tal caso il genitore convivente col figlio portatore di handicap deve  utilizzarla per provvedere alle sue necessità quotidiane e il genitore non convivente non è tenuto a versare il contributo di mantenimento. Facciamo un esempio: immaginiamo che Tizio, figlio con la sindrome di Down, percepisca una pensione di invalidità e l’indennità di accompagnamento. Tizio ha comunque diritto a percepire il mantenimento da parte del genitore, tenuto conto della finalità meramente assistenziale delle suddette provvidenze, le quali non escludono l’obbligo di mantenimento da parte del genitore.

Mantenimento figli: come si determina l’ammontare dell’assegno?

Abbiamo finora detto che l’assegno di mantenimento per i figli deve essere corrisposto a favore del genitore collocatario (in caso di figli minori) o del genitore convivente (per i figli maggiorenni). Ma quale deve essere l’importo? Il giudice deve tenere conto, per quantificare un ammontare equo e oggettivo di tale assegno, dei seguenti parametri [9]:

1) le attuali esigenze del figlio (anche sotto il profilo dell’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, dell’assistenza morale e dell’opportuna predisposizione di una stabile organizzazione domestica, adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione);

2) il tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza con entrambi i genitori: a tal fine, il giudice non può limitarsi a considerare soltanto il reddito ma deve valutare anche altri elementi di ordine economico in grado di incidere sulle condizioni delle parti, quali la disponibilità di un consistente patrimonio anche mobiliare e la conduzione di uno stile di vita particolarmente agiato e lussuoso. Il giudice non può disporre la riduzione dell’assegno, anche se si tratta di una somma cospicua, sul solo rilievo che un importo elevato potrebbe risultare diseducativo. Ciò perché la legge impone di determinare l’assegno considerando le esigenze dei figli in rapporto al tenore di vita goduto durante la convivenza con entrambi i genitori e alle risorse e ai redditi di costoro [10];

3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore;

4) le risorse economiche di entrambi i genitori, in relazione alla consistenza dei loro patrimoni (i redditi da attività lavorativa, ma più in generale ogni altra forma di reddito o utilità, come il valore dei beni mobili o immobili posseduti, le quote di partecipazione sociale, i proventi di qualsiasi natura percepiti);

5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore (come fare la spesa, cucinare, accompagnare i figli a scuola, provvedere alle faccende domestiche, lavare, stirare, aiutare i figli nello svolgimento dei compiti scolastici). Maggiore è il tempo che il figlio trascorre con un genitore, maggiori sono i compiti di natura domestica.

Mantenimento figli: come si accerta il reddito dei genitori?

Per accertare la capacità economica dei genitori, ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento dei figli minori in sede di divorzio, le dichiarazioni fiscali dei redditi hanno un valore solo indiziario: significa che il giudice ha un ampio potere istruttorio, che gli consente di decidere verificando le condizioni patrimoniali delle parti e delle esigenze di vita dei figli. Se le informazioni economiche fornite non sono sufficientemente documentate, egli può disporre un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi.

Mantenimento figli: c’entra anche la casa?

Ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento, si considera anche l’assegnazione della casa familiare. Il giudice, quindi, può ridurre l’assegno di mantenimento al coniuge assegnatario della casa, anche quando l’immobile è di proprietà comune dei genitori e anche quando il genitore non assegnatario è titolare di un diritto reale di godimento sull’abitazione (ad esempio, l’usufrutto). Non è così, invece, se la casa familiare è detenuta a titolo di locazione.

Mantenimento figli: come si paga l’assegno?

Di regola, nella separazione personale il contributo al mantenimento dei figli minori consiste in una somma fissa mensile in favore del genitore affidatario. Quando uno dei coniugi ha chiesto un assegno di mantenimento per i figli, la domanda, se ritenuta fondata, deve essere accolta a decorrere dalla data della sua proposizione. La parte che abbia chiesto il pagamento dell’assegno ha, poi, la facoltà di chiedere un adeguamento del relativo ammontare, non costituendo tale richiesta una domanda nuova e anche l’aumento decorrerà dalla data di deposito del ricorso.

Se il genitore tenuto al pagamento è inadempiente, il debito va maggiorato, a far data dalle singole scadenze mensili, di interessi nella misura legale, anche anatocistici ricorrendone le condizioni.

Mantenimento figli: a chi si paga l’assegno?

Ma a chi si paga l’assegno? Se il pagamento riguarda il mantenimento del figlio:

  • minore di età: il genitore obbligato paga direttamente l’altro genitore;
  • maggiorenne portatore di grave handicap: il genitore obbligato paga direttamente l’altro genitore, in applicazione delle stesse norme previste per i minori;
  • maggiorenne non economicamente indipendente: il genitore obbligato di regola versa l’assegno direttamente al figlio, a meno che il giudice non abbia disposto diversamente. Ad esempio, se il figlio maggiorenne convive con il genitore non obbligato a versare l’assegno e quest’ultimo ha necessità di un contributo per le spese legate alla coabitazione, il giudice può disporre che l’assegno di mantenimento sia versato in parte direttamente al figlio e in parte al genitore con il quale convive.

Mantenimento figli: può essere sospeso?

Il pagamento dell’assegno non può essere sospeso durante il tempo in cui il figlio convive con il genitore obbligato a versare l’assegno di mantenimento e dunque, in particolare durante i periodi di vacanza. Né l’assegno di mantenimento può essere compensato: per compensazione si intende un modo di estinzione delle obbligazioni che ricorre quando due persone hanno debiti reciproci che si estinguono per le quantità corrispondenti.

Mantenimento figli: come garantire il pagamento?

  1. Garanzie personali o reali: se esiste il pericolo che un genitore possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi di mantenimento della prole o di alimenti, il giudice può imporre al genitore obbligato di prestare idonea garanzia personale (come, ad esempio, una fideiussione) oppure reale (pegno o ipoteca) [11].
  2. Sequestro: sia in caso di inadempimento che in caso di pericolo di inadempimento, il giudice può disporre il sequestro dei beni del genitore obbligato.
  3. Iscrizione di ipoteca, dal momento che i provvedimenti definitivi (come la sentenza di separazione) costituiscono titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale. Ad esempio, il coniuge può iscrivere ipoteca giudiziale su un bene immobile dell’altro coniuge obbligato a versare un assegno mensile per il mantenimento dei figli.

Mantenimento figli: l’importo può cambiare?

L’assegno a favore dei figli è automaticamente adeguato per legge agli indici Istat, a meno che le parti o il giudice non abbiano indicato un diverso parametro in sede di separazione.

Una volta riconosciuto il diritto di percepire l’assegno di mantenimento per i figli e quantificato il suo ammontare, l’assegno può essere oggetto di revisione: significa che può essere aumentato o diminuito oppure può anche essere soppresso. I motivi che spingono uno dei coniugi a richiedere una sua revisione sono:

  • il cambiamento (in meglio o in peggio) delle capacità economiche,
  • la costituzione di un nuovo nucleo familiare,
  • le accresciute esigenze dei figli: ad esempio, il genitore obbligato prova che i figli maggiorenni iscritti all’università, posti nelle condizioni di raggiungere l’autonomia economica, si sottraggono volontariamente allo studio e allo svolgimento di un’attività lavorativa.

Le modalità della revisione sono due:

1) la procedura giudiziale prevista dalla legge, in presenza di giustificati motivi;

2) l’accordo tra le parti (ad esempio quando il figlio diventa maggiorenne e acquista l’indipendenza economica), concludendo una scrittura privata valida tra di loro.

Mantenimento figli: viene tassato?

Per quanto concerne la disciplina fiscale dell’assegno di mantenimento dei figli minori o maggiorenni economicamente non autosufficienti valgono le seguenti regole:

  • il genitore che paga l’assegno non può dedurlo dal proprio reddito; ha, però, diritto alla detrazione per figli a carico, in misura variabile a seconda del suo reddito complessivo e del numero e dell’età dei figli a carico;
  • per il destinatario dell’assegno, quest’ultimo non è considerato reddito.

Mantenimento figli: cosa comprende?

Le spese relative ai figli si distinguono in:

  • spese ordinarie, comprese nell’assegno di mantenimento (il genitore destinatario dell’assegno che effettua spese ordinarie non può quindi chiederne il rimborso): sono quelle destinate a soddisfare i bisogni quotidiani del minore,
  • spese straordinarie ripartite dal giudice in parti uguali, in proporzione ai redditi o secondo altri criteri: sono quelle che, per la loro rilevanza, imprevedibilità e imponderabilità, esulano dall’ordinario regime di vita dei figli [12]. Non sono comprese in modo forfettario nell’assegno di mantenimento posto a carico di uno dei genitori.

Esse, a loro volta, si distinguono in due tipi di spese straordinarie:

  1. quelle che non devono essere concordate con l’altro (il genitore che sostiene tali spese – sia esso il genitore che paga l’assegno sia quello che lo riceve – può rivolgersi all’altro per ottenere il rimborso della parte ad esso spettante):
  • le spese (come i libri di testo o l’acquisto di farmaci prescritti dal medico scelto di comune accordo);
  • le spese talmente urgenti da non consentire una previa concertazione (come è il caso delle spese mediche urgenti e indifferibili);
  1. quelle che devono essere previamente concordate (quando è previsto questo previo accordo, il genitore che richiede il loro rimborso ha l’onere di documentare la spesa e di provare di aver consultato preventivamente l’altro genitore per ottenerne il consenso. In mancanza, se cioè la spesa è effettuata in modo unilaterale da un coniuge, senza la ricerca di alcun accordo, nulla può essere addebitato all’altro: è quindi escluso il rimborso).

In generale, gli avvocati dei coniugi o i coniugi stessi in caso di separazione consensuale (o di divorzio congiunto), il tribunale (in caso di separazione o divorzio giudiziale) e prima ancora il presidente nell’emanare i provvedimenti temporanei e urgenti (ai sensi dell’art. 708 c.p.c.) indicano in modo dettagliato quali sono le spese straordinarie e le modalità del loro pagamento, specificando i criteri della loro ripartizione. È possibile adottare, ad esempio, una delle seguenti soluzioni:

– le spese sono pagate da ciascun genitore pro quota in proporzione ai rispettivi redditi;

– le spese sono ripartite in misura uguale tra i genitori (al 50%);

– le spese sono attribuite in misura differenziata all’uno o all’altro o interamente a carico di uno dei due.

Le modalità di rimborso delle spese straordinarie sono le seguenti:

  1. un genitore invia la documentazione relativa alla spesa a mezzo raccomandata a.r. all’altro genitore il quale deve pagarla all’atto del versamento dell’assegno di mantenimento nel mese successivo alla ricezione della documentazione;
  2. valutata la condizione economica delle parti, ciascun genitore mette a disposizione la percentuale che gli spetta 3 giorni prima della data del pagamento anziché onerare il genitore convivente dell’anticipazione della spesa, spesso addossandogli il rischio del mancato o ritardato rimborso; in alternativa si può scegliere il criterio dei capitoli di spesa per ciascun genitore, con relativo conteggio ed eventuale conguaglio a scadenze determinate;
  3. tutte le spese anticipate devono essere restituite all’altro nella misura concordata entro e non oltre 30 giorni dalla presentazione del conto a mezzo raccomandata o con lettera ricevuta a mani;
  4. la quota parte delle spese sostenute, o da sostenere, se c’è necessità dell’accordo preventivo, deve essere versata al genitore affidatario entro 15 giorni dalla richiesta corredata da idonea documentazione.

Mantenimento figli: qualche esempio di spese

  • Spese scolastiche (libri scolastici, materiale di cancelleria, ecc…): la frequenza scolastica è obbligatoria e fondamentale; pertanto la maggior parte di esse sono ordinarie in quanto normali e durevoli nel tempo e tali da giustificare, se necessario, una richiesta di aumento dell’assegno periodico.
  • Spese mediche e relative alla salute: in generale, sono straordinarie le spese non prevedibili e non consuetudinarie mentre sono ordinarie quelle concernenti le visite di controllo o di routine e gli abituali trattamenti terapeutici.
  • Ricarica cellulare: ordinaria.
  • Attività sportive: straordinarie.
  • Viaggi di istruzione o di piacere, vacanze estive o invernali in strutture diverse da parrocchie o colonie: straordinarie.

Mantenimento figli: che succede in caso di inadempimento o ritardo?

Se il genitore non adempie all’obbligo di mantenimento dei figli non pagando in tutto o in parte l’assegno di mantenimento oppure non pagando le spese straordinarie, può andare incontro alle conseguenze esaminate di seguito:

  • in caso di ritardo, il genitore beneficiario dell’assegno (creditore) può reagire mediante sollecitazioni in forma scritta o messe in mora di regola spedite all’altro genitore mediante lettera raccomandata a/r;
  • se questi mezzi non hanno successo è possibile promuovere un’azione esecutiva: il verbale di separazione, la sentenza di separazione o quella di scioglimento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili costituiscono, infatti, titoli esecutivi. Il coniuge interessato, tramite il suo avvocato, può redigere l’atto di precetto con cui intima il debitore di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non inferiore a 10 giorni con l’avvertimento che se tale adempimento non avviene, si procederà ad esecuzione forzata. Scaduto il termine per adempiere, il coniuge creditore ha 90 giorni di tempo per iniziare l’esecuzione forzata sui beni del debitore, scegliendo la forma espropriativa più opportuna (pignoramento mobiliare, immobiliare o presso terzi);
  • è anche possibile agire in giudizio chiedendo che il tribunale:

– ordini a un terzo creditore del coniuge obbligato di versare parte della somma dovuta direttamente al genitore beneficiario dell’assegno: per soggetto terzo si intende, ad esempio, il datore di lavoro; l’ente che eroga la pensione; chiunque sia debitore di somme di denaro periodiche nei confronti del genitore obbligato come il conduttore di un immobile o l’onerato di una rendita vitalizia;

– garantisca l’attuazione del provvedimento, adottando se del caso anche dei provvedimenti sanzionatori. Se il giudice verifica che vi sono gravi inadempienze relative agli obblighi di natura patrimoniale può adottare una delle seguenti misure:

1) ammonire il genitore inadempiente

2) disporre il risarcimento dei danni:

  • nei confronti del figlio;
  • a carico di uno dei genitori a favore dell’altro;

3) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della cassa delle ammende.

L’inadempimento può anche far sorgere una responsabilità penale in capo al genitore inadempiente: il genitore che non paga l’assegno di mantenimento, infatti, può essere chiamato a rispondere, a seconda della gravità del fatto, di due reati diversi:

– la violazione degli obblighi di natura economica, che presuppone un provvedimento giudiziale e un assegno determinato in sede giudiziaria: a pena prevista è la reclusione fino a un anno o la multa da 103 a 1.032 euro. L’inadempimento del genitore deve avere alcune caratteristiche essenziali:

  1. deve essere caratterizzato dalla consapevolezza del genitore di sottrarsi all’adempimento dell’obbligo di mantenimento;
  2. deve essere grave;
  3. deve essere protratto per un tempo tale da incidere apprezzabilmente sulla disponibilità dei mezzi economici che il soggetto obbligato deve fornire. Quindi il reato non si verifica automaticamente con l’inadempimento;

– il reato di omessa prestazione dei mezzi di sussistenza ai familiari, che presuppone lo stato di bisogno dei figli: la pena è la reclusione fino a un anno e la multa da 103 a 1.032 euro [13].

Mantenimento figlio: cos’è il mantenimento diretto?

Con il mantenimento in via diretta o per capitoli di spesa, ciascun genitore provvede alle esigenze del figlio per il periodo in cui convive con lui. I genitori devono adempiere al mantenimento non solo in base al parametro della proporzionalità al reddito ma tenendo conto anche della capacità economica, della valenza dei compiti domestici e familiari e del periodo di permanenza con il padre e la madre.

Mantenimento figli: ultime novità

La Legge di stabilità 2016 [14] ha introdotto la possibilità, per il coniuge separato che si trovi in stato di bisogno, di ottenere dallo Stato un’anticipazione delle somme dovute dall’altro coniuge a titolo di mantenimento. Se intende chiedere aiuto al Fondo, il coniuge avente diritto all’assegno può rivolgere un’apposita istanza al giudice affinché lo Stato eroghi un’anticipazione della somma non versata dall’altro coniuge [15].

Le regole di riferimento sono le seguenti:

  1. la competenza a esaminare la richiesta spetta al Tribunale che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello, in base alla residenza del coniuge che presenta l’istanza. Ad esempio, se il coniuge interessato ad usufruire del Fondo ha la residenza a Taranto, la competenza spetterà al Tribunale di Lecce (il distretto di corte d’appello competente per Taranto è infatti quello di Lecce);
  2. il modulo da compilare è disponibile sul sito giustizia.it;
  3. l’istanza deve contenere i seguenti dati:
  4. a) le generalità e i dati anagrafici del richiedente;
  5. b) il codice fiscale;
  6. c) l’indicazione degli estremi del proprio conto corrente bancario o postale;
  7. d) l’indicazione della misura dell’inadempimento del coniuge tenuto a versare l’assegno di mantenimento, con la specificazione che lo stesso è maturato in epoca successiva all’entrata in vigore della legge;
  8. e) l’indicazione se il coniuge inadempiente percepisca redditi da lavoro dipendente e, nel caso affermativo, l’indicazione che il datore dei lavoro si è reso inadempiente all’obbligo di versamento diretto a favore del richiedente;
  9. f) l’indicazione che il valore dell’indicatore Isee o dell’Isee corrente in corso di validità è inferiore o uguale a euro 3000;
  10. g) l’indirizzo di posta elettronica ordinaria o certificata a cui l’interessato intende ricevere ogni comunicazione relativa all’istanza;
  11. h) la dichiarazione di versare in una condizione di occupazione, ovvero di disoccupazione.

All’istanza devono essere allegati i seguenti documenti:

  1. a) copia del documento di identità del richiedente;
  2. b) copia autentica del verbale di pignoramento mobiliare negativo, o copia della dichiarazione negativa del terzo pignorato relativamente alle procedure esecutive promosse nei confronti del coniuge inadempiente;
  3. c) visura rilasciata dalla conservatoria dei registri immobiliari delle province di nascita e residenza del coniuge inadempiente da cui risulti l’impossidenza di beni immobili;
  4. d) l’originale del titolo che fonda il diritto all’assegno di mantenimento o di copia del titolo munita di formula esecutiva.

L’istanza viene inizialmente valutata dal presidente del tribunale (o da un giudice da questi delegato), il quale deve esprimersi entro 30 giorni. Se la ritiene ammissibile, l’istanza viene trasmessa al ministero della Giustizia affinché il Fondo la accolga ed eroghi la somma richiesta. Il Ministero si rivarrà poi contro il coniuge moroso per il recupero della somma. Se, invece, ritiene la domanda inammissibile, la trasmette comunque al Ministero specificando i motivi per cui la stessa non merita accoglimento; il provvedimento di rigetto vero e proprio spetta però al Ministero.

Il versamento della somma ha luogo con cadenza trimestrale e l’importo mensile dell’assegno di mantenimento non può superare l’importo massimo mensile dell’assegno sociale;

Se vengono meno i requisiti o se la documentazione allegata alla domanda non è veritiera o completa, l’aiuto può essere revocato.

note

[1] Art. 30 Cost.

[2] Cass. sent. n. 10102 del 26.05.2004.

[3] Come espressamente sancito dall’art. 148 cod. civ.

[4] La disciplina di riferimento, che individua i presupposti per il riconoscimento dell’assegno di mantenimento a favore dei figli e i criteri utili alla sua determinazione si applica in caso di separazione dei coniugi, ma anche, per espressa disposizione di legge, ai casi di scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio e nei procedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio (art. 337 bis cod. civ.).

[5] Cass. sent. n. 11342 del 17.06.2004.

[6] Cass. sent. n. 2088 del 02.06.2005; contrari invece: Trib. Modena sent. dell’11.07.2005; Trib. Catania sent. del 01.12.1990.

[7] Cass. sent. n. 400 del 13.01.2010.

[8] Art. 3, co. 3, l. n. 104 del 05.02.1992, richiamato dall’art. 37 bis disp. att. cod. civ. in riferimento all’art. 337 septies cod. civ.

[9] Art. 337 ter, co. 4, cod. civ.

[10] Cass. sent. n. 11538 del 19.05.2009.

[11] Art. 3, co. 2, l. n. 219 del 10.12.2012.

[12] Non sono straordinarie le spese di natura voluttuaria (Trib. Catania sent. dell’11.10.2010.

[13] Art. 570, co. 1, cod. pen.

[14] L. n. 208 del 28.12.2015.

[15] Il Fondo opera in via sperimentale per tutto il biennio 2016-2017 e ha una dotazione finanziaria limitata: Euro 250000 per l’anno 2016 ed Euro 500000 per l’anno 2017.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 13.01.2010, n. 400

Il decreto della corte d’appello emesso in sede di reclamo contro il decreto del tribunale che modifica le statuizioni di ordine patrimoniale contenute nella separazione consensuale omologata ha valore decisorio ed è impugnabile con il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost.; tale ricorso è però limitato, nella disciplina previgente al D.Lgs. n. 40/2006, e nella specie applicabile ex art. 27 del medesimo decreto, alla denuncia di eventuali violazioni di legge, cui è riconducibile anche l’inosservanza dell’obbligo di motivazione, la quale si configura solo allorché quest’ultima sia materialmente omessa, ovvero si estrinsechi in argomentazioni del tutto inidonee a rivelare la ratio decidendi del provvedimento impugnato o fra loro logicamente inconciliabili od obiettivamente incomprensibili, restando esclusa la legittimità di una verifica della sufficienza della motivazione medesima in raffronto con le risultanze probatorie.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 19.05.2009, n. 11538

A seguito della separazione personale tra coniugi, la prole ha diritto a un mantenimento tale da garantirle un tenore di vita corrispondente alle risorse economiche della famiglia e analogo, per quanto possibile, a quello goduto in precedenza, continuando a trovare applicazione l’articolo 147 del codice civile che, imponendo il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, obbliga i genitori a far fronte a una molteplicità di esigenze, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, culturale, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, all’opportuna predisposizione, fin quando l’età dei figli lo richieda, di una stabile organizzazione domestica, idonea a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione, mentre il parametro di riferimento, ai fini della determinazione del concorso negli oneri finanziari, è costituito, secondo il disposto dell’articolo 148 del Cc, non soltanto dalle sostanze, ma anche dalla capacità di lavoro, professionale o casalingo, di ciascun coniuge, ciò che implica una valorizzazione anche delle accertate potenzialità reddituali.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 17.06.2004, n. 11342

In tema di interpretazione del contratto ed al fine di riscontrare l’esistenza dei denunciati errori di diritto o dei vizi di ragionamento, non è sufficiente l’astratto riferimento alle regole degli artt. 1362 e ss. cod. civ., ma è necessaria invece la specificazione dei canoni in concreto violati e del punto e del modo in cui il giudice del merito si sia da quei canoni discostato. Ne consegue che la mera critica della ricostruzione della volontà contrattuale, operata dal giudice, e la proposta di una diversa interpretazione costituiscono una censura inammissibile in sede di legittimità.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 02.06.2005, n. 208

L’obbligo di mantenimento nei confronti della prole può essere adempiuto con l’attribuzione definitiva di beni, o con l’impegno

a effettuare detta attribuzione, piuttosto che attraverso una prestazione patrimoniale periodica, sulla base di accordi costituenti espressione di autonomia contrattuale, con i quali vengono, peraltro, regolate solo le concrete modalità di adempimento di una prestazione comunque dovuta. Ne consegue che la pattuizione conclusa in sede di separazione personale dei coniugi non esime il giudice chiamato a pronunciare nel giudizio di divorzio dal verificare se essa abbia avuto a oggetto la sola pretesa azionata nella causa di separazione ovvero se sia stata conclusa a tacitazione di ogni pretesa successiva, e, in tale seconda ipotesi, dall’accertare se, nella sua concreta attuazione, essa abbia lasciato anche solo in parte inadempiuto l’obbligo di mantenimento

nei confronti della prole, in caso affermativo emettendo i provvedimenti idonei ad assicurare detto mantenimento.

 

 

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 26.05.2004, n. 10102

A seguito della cessazione della convivenza more uxorio, il giudice ordinario può disporre l’assegnazione della casa coniugale in favore del genitore non proprietario esercente la potestà sul figlio minore.


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1 Commento

  1. Ma quale mantenimento figli: mantenimento ho madri! È mai possibile che una mamma laureata risulta disoccupata e povera non lavora e vive alle mie spalle con l’assegno della figlia di giusto la metà del mio stipendio? E oltretutto la mia nuova famiglia con figli? Fanno pena solo leggi retoriche ai danni del cittadino che si sostituisce ad uno stato sociale assolutamente inesistente dopo che si sono mangiati, e continuano a farlo, una nazione.

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