Diritto e Fisco | Articoli

La scuola può intervenire sui gruppi Whatsapp tra studenti?

8 Febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Febbraio 2017



Nulla vieta le chat tra ragazzi a cui partecipano gli insegnanti. Il problema sono i gruppi tra genitori e professori: a quelli si può dire di no.

Sono ormai lontani i tempi in cui, per fare i compiti con il compagno di classe, sua mamma ti invitava a casa, ti offriva una fetta di torta e una tazza di cioccolata calda e, il giorno dopo, era la tua di mamma ad invitare il compagno, sempre con la merenda pronta. Oggi i compiti non si fanno con davanti due biscotti ma con in mano il cellulare. L’arrivo di Whatsapp sugli smartphone e la tendenza a regalare un telefonino ai figli (anche a quelli che frequentano la scuola elementare) ha cambiato le abitudini dei ragazzi. Quelle buone e quelle meno buone. I compiti si fanno in gruppo, ma ciascuno li fa a casa sua. Chattando con i compagni. E la scuola può intervenire sui gruppi di Whatsapp? La scuola non può far nulla. O quasi. Tant’è vero che molti insegnanti partecipano ai gruppi degli studenti per comunicare con loro o, addirittura, per assegnare loro dei compiti. Il che non sarebbe del tutto corretto.

Perché? Perché, teoricamente, l’assegnazione di un compito che non sia stata iscritta nel registro di classe sarebbe nulla. Così come non è consentito assegnare un compito a qualsiasi ora del giorno (magari dopo cena, con l’aiuto di Whatsapp): i compiti devono essere assegnati entro un tempo ragionevole per non mettere gli alunni in difficoltà. Se si verificasse uno di questi due casi, lo studente avrebbe il diritto di contestare la mancata segnalazione dei compiti sul registro. Cosa che non tutti i ragazzi sarebbero disposti a fare: mettersi contro l’insegnante non è sempre una buona mossa. Meglio farsi includere nel gruppo di Whatsapp e seguire la massa.

Quindi, se alunni e professori sono d’accordo sull’uso degli smartphone per comunicare, la scuola può intervenire sui gruppi Whatsapp tra studenti? Direttamente no, perché non c’è alcun regolamento che vieta le community tra i giovani. Indirettamente, forse. Se Whatsapp viene utilizzato in modo che, a turno, uno studia e gli altri copiano, un’interrogazione capillare in classe dirà sempre chi si è dato da fare e chi ha fatto ricorso al copia-incolla.

I gruppi Whatsapp tra i genitori degli studenti

Altro discorso è quello relativo alle chat tra i genitori degli studenti, alle quali, spesso, partecipano gli insegnanti. La scuola può intervenire sui gruppi Whatsapp dei genitori? Non solo può, ma l’ha addirittura fatto in alcuni istituti quando i presidi hanno avvertito che servivano a tutto tranne che a migliorare l’organizzazione e la vita della scuola.

Come nel caso dei gruppi Whatsapp tra studenti, anche nel caso dei genitori non esiste una normativa che vieti a 20 papà e 30 mamme di creare una chat collettiva. Ciascuno può parlare con un altro come gli pare. Il problema che sollevano alcuni presidi è che, soprattutto quando ai gruppi dei genitori partecipano gli insegnanti, si oltrepassa il limite della mala educazione: proteste, insulti, richieste di meno compiti, ecc. Episodi come questi hanno portato alcuni dirigenti scolastici a vietare ai docenti di partecipare ai gruppi Whatsapp (utili per avvisi ma anche fonte di inutili problemi) ed a invitarli a comunicare con padri e madri attraverso il sistema più vetusto ma altrettanto efficace, lontano dalla scuola 2.0: il diario del figlio.

note

Autore immagine: Pixabay.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI