Donna e famiglia Pensione Opzione Donna, niente proroga sui 35 anni di contributi

Donna e famiglia Pubblicato il 9 febbraio 2017

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La Legge di bilancio 2017 prevede che 35 anni di contributi debbano essere raggiunti entro il 31 dicembre 2015.

Nessuna proroga sulla data di raggiungimento dei 35 anni di contributi, necessari per ottenere la pensione di anzianità con Opzione Donna: è quanto emerge da un’attenta lettura della Legge di bilancio 2017 [1].

La proroga, difatti, riguarda soltanto i requisiti anagrafici, spostati in avanti per non escludere le lavoratrici dipendenti nate negli ultimi 3 mesi del 1958 e le lavoratrici autonome nate nell’ultimo trimestre del 1957, per effetto degli adeguamenti della speranza di vita.

Ma procediamo per ordine e facciamo il punto della situazione, per capire come funziona l’Opzione Donna e che cosa cambia con la Legge di bilancio 2017.

Pensione Opzione Donna: vecchi requisiti

I requisiti originariamente previsti per raggiungere la pensione con Opzione Donna erano:

  • per le lavoratrici dipendenti, 57 anni e 3 mesi di età e 35 anni di contributi, da raggiungere entro il 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome, 58 anni e 3 mesi di età e 35 anni di contributi, da raggiungere entro il 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In base ai requisiti esposti, risultavano dunque tagliate fuori le nate nell’ultimo trimestre del 1958, se dipendenti, o del 1957, se autonome.

Pensione Opzione Donna: nuovi requisiti

La Legge di bilancio 2017, per rimediare a questa ingiusta esclusione, ha previsto dei nuovi requisiti:

  • per le lavoratrici dipendenti, è necessario raggiungere 57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016; dalla data di maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome, è necessario raggiungere 58 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016; dalla data di maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che compiono 57 anni entro il 31 dicembre 2015 e le autonome che compiono 58 anni entro la stessa data.

Il requisito dei 35 anni di contributi, però, non è stato spostato in avanti dalla Legge di bilancio 2017: pertanto, la data valida per il raggiungimento dei contributi resta il 31 dicembre 2015.

Pensione Opzione Donna: nuove decorrenze

Ci si chiede, a questo punto, come mai la legge non si sia espressa in termini più semplici, fissando direttamente il 31 dicembre 2015 come data entro cui compiere 57 anni (o 58 per le autonome), anziché fissare il 31 luglio 2016 come data entro cui compiere 57 (o 58) anni e 7 mesi.

La ragione risiede nella diversa applicazione delle decorrenze: dato che l’adeguamento dei requisiti anagrafici per la pensione è slittato di 4 mesi in avanti, nel 2016, la data di perfezionamento dei requisiti deve essere spostata di conseguenza. Senza contare che le finestre, iniziando a decorrere 7 mesi più tardi, spostano in avanti di 7 mesi la liquidazione della pensione, con conseguente risparmio (nell’immediato) per le casse pubbliche.

Pensione Opzione Donna: conviene davvero?

Chi, nonostante lo spostamento dei requisiti, risulta tagliata fuori dall’Opzione Donna, a questo punto, deve disperarsi? Da un punto di vista strettamente inerente all’assegno di pensione, no.

Per ottenere questa particolare pensione anticipata (o meglio, di anzianità), difatti, è necessario optare per il calcolo contributivo dell’intera prestazione: il calcolo contributivo, basandosi sulla contribuzione accreditata nell’arco della vita lavorativa, nella stragrande maggioranza dei casi risulta penalizzante rispetto al calcolo retributivo, che invece si basa sugli ultimi stipendi o retribuzioni.

In buona sostanza, solitamente chi riceve la pensione calcolata col contributivo perde, mediamente, il 30% dell’assegno, anche se non è possibile generalizzare, perché l’ammontare della pensione dipende da numerose variabili nella carriera lavorativa.

Tuttavia, Opzione Donna può rivelarsi indispensabile per chi attraversa particolari momenti di difficoltà, come problemi di salute, familiari o perdita dell’impiego: come dire, sempre meglio avere una pensione più bassa, che rimanere privi di qualsiasi reddito.

note

[1] Art.1, Co. 222, L. 232/2016.


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2 Commenti

  1. Tutto giusto ma un modo per svecchiare il mondo del lavoro lo dovranno pur trovare…una via di mezzo tra dati anagrafici e contributi magari considerando anche lo stato di salute dei lavoratori (debitamente accertato e valutato.). Certo è che “strapparsi i capelli” per non essere rientrati in una formula così penalizzante vuol dire che proprio non se ne può più, sicuramente perché i carichi di lavoro sono notevolmente aumentati ovunque…gli anni passano e…grazie per l’attenzione

  2. vale la pena di ricordare che il calcolo interamente contributivo della pensione fa guadagnare alle casse dello stato e non si capisce perché si vuol costringere chi decide di lasciare con una pensione bassa.
    Trovo tutto ciò una forma di vessazione.
    la platea delle persone che hanno optato è stato dimostrato è molto più bassa di quanto previsto.
    Non resta che pensare che i nostri governanti sono degli inetti.

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