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Cosa si intende per lavoro notturno?

2 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 marzo 2017



Che cos’è il lavoro notturno? Quali sono i diritti e gli obblighi del lavoratore? E quelli del datore di lavoro? Vediamo di seguito.

 

Lavoro notturno: quando?

Molto spesso, quando si parla di lavoro notturno [1], si intende semplicemente quello svolto di notte, senza sapere che, per definire tale un’attività, occorre il rispetto di precisi requisiti: come già specificato in Il lavoro notturno: durata, obblighi ed esoneri, è considerato a tutti gli effetti “periodo notturno” quello di almeno sette ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino: ad esempio, è lavoro notturno quello svolto tra le 24 e le 7, tra le 23 e le 6 oppure tra le 22 e le 5.

Più nel dettaglio, il lavoratore notturno è colui che svolge, durante l’arco temporale suddetto, alternativamente:

  • almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo normale;
  • almeno una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dai contratti collettivi di lavoro.

Se manca disciplina collettiva, è considerato lavoratore notturno colui che che svolge per almeno tre ore lavoro notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi all’anno; il suddetto limite minimo è riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale.

Lavoro notturno: limiti

In genere, l’orario di lavoro notturno non può superare le 8 ore in media nell’arco delle 24 ore, calcolate dal momento di inizio dell’esecuzione della prestazione lavorativa, fermo restando che la contrattazione collettiva può individuare un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media il suddetto limite che costituisce una media fra ore lavorate e non lavorate pari ad 1/3 (8/24). Nel computo della media su cui calcolare il limite delle 8 ore non si deve considerare il periodo di riposo minimo settimanale quando questo ricade nell’arco temporale di riferimento stabilito dai contratti collettivi.

Lavoro notturno: è obbligatorio?

Tranne che per comprovati motivi di salute, accertati dalle strutture sanitarie pubbliche competenti, il lavoratore non può rifiutare il lavoro notturno. In alternativa, in presenza di problemi si salute, si potrà trasferire il lavoratore al lavoro diurno, se è disponibile un posto di lavoro per mansioni equivalenti. In caso contrario, al datore di lavoro non resta che licenziare il lavoratore.

Nessun obbligo a prestare lavoro notturno, poi, per:

  • la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;
  • per i genitori adottivi o affidatari nei primi tre anni dall’ingresso del minore in famiglia e, comunque, non oltre il dodicesimo anno di età;
  • la lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a dodici anni;
  • la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile.

I contratti collettivi possono stabilire altre categorie di soggetti esclusi.

Lavoro notturno: obblighi del datore di lavoro

Per valutare lo stato di salute dei lavoratori notturni, spetta al datore di lavoro il compito di effettuare controlli preventivi e periodici (almeno ogni 2 anni) – che sono a suo carico – presso strutture sanitarie pubbliche o dal medico competente. L’obiettivo è quello di verificare l’assenza di controindicazioni a tale tipologia di lavoro.

Ad ogni modo, al datore di lavoro non è permesso adibire il dipendente al lavoro notturno se prima non ha consultato le rappresentanze sindacali (se costituite) aderenti alle organizzazioni firmatarie del contratto collettivo applicato, oppure, in mancanza, le organizzazioni territoriali dei lavoratori, entro 7 giorni.

 

Lavoro notturno: stipendio più alto?

Il lavoratore notturno ha diritto a una maggiorazione retributiva così calcolata:

  • per il lavoro non compreso in turni: 40%
  • per il lavoro a turni: 30%.

Tali percentuali si calcolano sulla retribuzione mensile di fatto: minimo + ex indennità di contingenza (è un elemento della retribuzione che ha il compito di adeguare la retribuzione alla variazione del costo della vita) + scatti di anzianità + superminimi (un aumento retributivo, che può essere attribuito singolarmente o collettivamente e che costituisce un incremento rispetto ai minimi contrattuali) + aumenti individuali diviso  173.

note

[1] Il lavoro notturno è disciplinato dal decreto legislativo n. 66 del 08.04.2003 e dalla contrattazione collettiva cui la legge fa rinvio.

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