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Lo sai che? Caduta di alunno nel cortile della scuola

Lo sai che? Pubblicato il 9 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 febbraio 2017

La scuola risarcisce i danni ai genitori del bambino che si è fatto male, anche se fuori dall’istituto.

Per i danni conseguenti a una caduta dell’alunno nel cortile della scuola è sempre responsabile l’istituto. Pertanto hanno diritto ad essere risarciti i genitori del bimbo che si fa male nel giardinetto dell’asilo se, né la scuola, né gli insegnanti dimostrano che l’infortunio è dipeso da causa loro non imputabile.

Per ottenere il risarcimento, ai genitori spetta solo di provare che la caduta è avvenuta nel cortile dell’istituto (all’interno dei cancelli) e durante l’orario scolastico, cosa che fa presumere che il figlio era sotto la responsabilità dell’istituto e dei maestri. È quanto chiarito dal Tribunale di Treviso con una recente sentenza [1].

Tema della questione è l’onere della prova. Secondo la Cassazione, difatti, il danneggiato deve dimostrare solo che l’evento si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto mentre la scuola ha l’onere di provare che l’evento è stato determinato da causa non imputabile né ad essa né all’insegnante [2]. Insomma il perno della responsabilità dell’insegnante per il danno subito dall’allievo, è l’averne la custodia.

note

[1] Trib. Treviso, sent. n. 2615 del 25.10.2016.

[2] Cass. sent. n. 20475/15: in tema di responsabilità dei soggetti obbligati alla sorveglianza di minori, il regime probatorio non muta, sia che la si riconduca alla presunzione di cui all’articolo 2048 del Codice civile, comma 2 (responsabilità per fatti accaduti sotto vigilanza del genitore, precettore o maestro) sia che la si intenda come contrattuale (da negligente adempimento dell’obbligo di sorveglianza).

REPUBBLICA ITALIANA

TRIBUNALE DI TREVISO

PRIMA SEZIONE CIVILE

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale in composizione monocratica nella persona del giudice Dott.ssa Daniela Ronzani ha pronunciato la seguente SENTENZA

nella causa civile di primo grado iscritta al n. 7299/012 di ruolo generale dell’anno 2012 del Tribunale di Treviso e promossa DA

PI.CH., PE.VI., in proprio e quali genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulla minore PI.EL. con l’avv.to Al.Ri. e con domicilio presso lo studio dello stesso in Treviso come da mandato in calce alla comparsa di costituzione di nuovo difensore.

– ATTORI – CONTRO

VO.IL., con l’avv.to Au.Pa. domiciliata presso lo studio dell’avv.to Ma.Co. in Treviso come da mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta con chiamata in causa di terzo.

– CONVENUTO –

SCUOLA MATERNA (…) della PARROCCHIA SA.

con l’avv.to Gi.Mi. e con domicilio presso lo studio dello stesso in Treviso come da mandato in calce all’atto di citazione. – CONVENUTO nonché TERZO CHIAMATO –

OGGETTO: Altri contratti tipici ed obbligazioni non rientranti nelle altre materia.

MOTIVI DELLA DECISIONE

ex art. 132 c.p.c. così come modificato dalla L. n.69n. 69 del 18.6.2009

Date per conosciute le domande dedotte dagli attori, la difesa articolata dalla convenuta Vo. e la domanda di manleva dalla stessa proposta nei confronti della Scuola Materna Sa. della Parrocchia Sa., le ragioni a difesa prospettate da tale convenuta osserva: In conformità all’orientamento della giurisprudenza di legittimità, peraltro già ricordata dagli attori, “nel caso di danno cagionato dall’alunno a se stesso, la responsabilità

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dell’istituto scolastico e quella dell’insegnante hanno natura contrattuale e pertanto si applica il regime probatorio imposto dall’art. 1281 c.c. sicché, mentre il danneggiato deve provare esclusivamente che l’evento si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, sulla scuola incombe l’onere di dimostrare che l’evento è stato determinato da causa non imputabile né alla scuola né all’insegnante (Cass. civ. n. 20475/2015)”.

Orbene, mentre gli attori hanno soddisfatto tale onere probatorio essendo pacifico, non contestato e comunque provato che il sinistro occorso alla piccola El.Pi. che all’epoca aveva 5 anni, si è verificato mentre la medesima si trovava nel cortile dell’Istituto scolastico, durate la ricreazione mentre circolava in sella ad una biciclettina priva di rotelle, destinata all’attività ludica dei piccoli allievi, né la scuola materna, né l’insegnante hanno provato, invece, che l’evento sia stato determinato da causa ad essi non imputabile. I medesimi, infatti, invocano che l’occorso si sarebbe verificato per un comportamento imprevisto ed imprevedibile della minore che avrebbe posto in essere una manovra di svolta ad U; che non si sarebbe avveduta della Direttrice contro la quale andava a cozzare e che la bambina imprudentemente non avrebbe tempestivamente azionato i freni della bicicletta.

E’ evidente che una eventuale svolta repentina da parte della piccola El. in un cortile destinato al transito e ai giochi dei bambini, non possa certamente considerarsi condotta imprevista o imprevedibile anche in considerazione della tenera età della danneggiata, mentre, semmai, sarebbe spettato alla Direttrice usare la dovuta attenzione, la stessa si era girata verso un fornitore che l’aveva richiamata (cfr. comparsa di costituzione Scuola Materna) in un momento certamente non consono per ricevere soggetti terzi, nell’evitare l’imbatto con la minore alla quale non può essere neppure imputato di non avere utilizzato i freni sia perché non si è raggiunta la prova se la bicicletta fosse realmente munita di un sistema frenante funzionante, sia perché condotta non propriamente esigibile da una bambina di appena 5 anni. Di contro, alla Scuola Materna va imputato in forza del rapporto negoziale generato dall’iscrizione del minore all’istituto, di non aver vigilato sulla sicurezza e sull’incolumità dell’allievo appurando la corretta funzionalità dei giochi e nello specifico della bicicletta utilizzata da El., nel aver omesso di adottare misure di protezione e prevenzione quali l’utilizzo di caschetti, ginocchiere o gomitiere, mentre all’insegnate responsabile per contatto sociale da cui scaturiscono obblighi di protezione, va imputato di non aver concretamente accertato l’esistenza di tali accorgimenti, risultando certamente esigibile un controllo preventivo sui giochi assegnati o scelti dai bambini, nonché nel caso di specie nel non aver impedito alla minore, magari coinvolgendola in altre attrattive ludiche, di utilizzare la bicicletta in considerazione anche del fatto che come ammesso dai convenuti ed emerso in causa, la piccola El., particolarmente vivace, anche poco prima del sinistro era stata ripresa dalle insegnanti affinché prestasse maggiore attenzione, limitando la velocità.

Pertanto, escluso un concorso del danneggiato nella produzione dell’evento ex art. 1227 cc., la responsabilità va imputata in solido in capo ad entrambe le convenute per i titoli giuridici sopra indicati. Chiarito l’an, relativamente al quantum, ritiene il giudicante preliminare evidenziare come il criterio risarcitorio debba essere modulato in conformità a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite con le note sentenze definite gemelle, infatti, il danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 cc., identificandosi con il danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, costituisce categoria unitaria non suscettibile di suddivisione in sottocategorie.

Invero, come affermato dal Supremo Collegio in particolare nella sentenza n. 26972/2008, il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, variamente denominati (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale), risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno. Per quanto attiene poi al danno biologico la cui sussistenza ontologica è prevista ex lege, si impone la necessità di procedere ad una liquidazione personalizzata dello stesso, valutando nella loro effettiva consistenza le sofferenze fisiche e psichiche patite dal soggetto leso, onde pervenire al ristoro del pregiudizio nella sua interezza.

Infatti, secondo quanto espresso dalla Corte di Cassazione, costituisce duplicazione di risarcimento non consentita, la congiunta attribuzione del danno biologico e del danno morale, sovente liquidato in percentuale del primo, o la congiunta attribuzione del danno morale, nella sua rinnovata configurazione e del danno da perdita del rapporto parentale che possono, quindi, costituire solo voci del danno biologico nel suo aspetto dinamico, nel quale, secondo l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di legittimità, vengono assorbiti, altresì, il cosiddetto danno alla vita di relazione, i pregiudizi di tipo esistenziale concernenti aspetti relazionali della vita, conseguenti a lesioni dell’integrità psicofisica.

Per quanto attiene a Pi.El., la disposta Ctu ha acclarato che la medesima a seguito del sinistrò decorsole ha riportato “un trauma all’arto inferiore sinistro con frattura scomposta di femore”. Ciò premesso, è stata computata una un’inabilità temporanea biologica assoluta di gg. 1 al 100%, gg. 39 al 75%; gg. 30 al 50% e gg. 20 al 25%, con un danno biologico permanente pari al 7%. Pertanto, tenuto conto di quanto sopra e dell’età della danneggiata (5 anni all’epoca del sinistro), il danno non patrimoniale nell’accezione sopra indicata, già comprensiva della quota tabellare di sofferenza, è pari ad Euro 19.852,00 (Euro 4.824,00 per danno biologico temporaneo; Euro 15.028,00 per danno biologico permanente).

Infatti, il Tribunale di Treviso ha ritenuto di aderire alle tabelle di liquidazione del danno non patrimoniale adottate dall’Osservatorio per la giustizia civile di Milano e in vigore presso quel Tribunale, aggiornate al 2014.

Invero, le stesse paiono non solo seguite dalla maggioranza dei Tribunali d’Italia, ma anche quelle “statisticamente maggiormente testate….indicando un criterio generale di valutazione adottabile per arrivare ad una valutazione dell’ammontare preciso del risarcimento” (cfr. Cass. civ., sez. III, n. 15760/06), inoltre, particolarmente rispondenti ai nuovi criteri risarcitori dettati dal Supremo Collegio (cfr. anche Cass. civ.,

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7.6.2011 n. 12408/011).

Poiché il livellò di sofferenza patito dalla minore è stato medio durante il periodo di malattia post – traumatica e medio – lieve a carattere cronico, in assenza di diversa ed ulteriore allegazione rispetto alla durata della malattia, non ricorrono i presupposti per procedere ad un aumento personalizzato del danno non patrimoniale.

Sono, altresì, risarcibili le seguenti poste di danno patrimoniale, nell’accezione di danno emergente: Euro 1.201,41 ritenute congrue dal Ctu e comprensive della relazione medico – legale di parte nonché Euro 320,00 per l’acquisto di occhiali con lenti da vista (cfr. doc.23 parte attrice), ragionevolmente andati distrutti nel sinistro e quindi per complessivi Euro 1.521,41 che attualizzati ammontano ad Euro 1.629,39. Ne consegue che i convenuti, in solido tra loro, vanno condannati a pagare agli attori in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulla minore El.Pi., l’importo complessivo di Euro 21.481,39.

Inoltre, sulla somma indicata in dispositivo, debitamente deflazionata e successivamente rivalutata anno per anno secondo gli indici Istat del costo della vita per le famiglie degli operai ed impiegati, sono poi dovuti gli interessi non già moratori ma compensativi al tasso annuo del 3%, tenuto conto delle risultanze processuali e dei riferimenti storici acquisiti (cfr. Cass. sez. Un., 17.2.95 n. 1712, nonché Cass. civ. sez. III, 20.1.99), in quanto debito di valore.

Dalla data della presente sentenza al saldo effettivo sono invece dovuti gli interessi moratori al tasso legale.

Per quanto attiene alla posizione di Ch.Pi. e Vi.Pe., quali genitori di El., è stato provato l’esborso sostenuto dagli stessi per il reperimento di una baby-sitter che si è occupata della minore in loro assenza da casa per motivi di lavoro, essendo la circostanza provata documentalmente e per testi (cfr. doc. 21 e deposizione della teste Fe.Pi.), risultando, inoltre, la somma congrua e compatibile con la durata dell’occupazione lavorativa e gli orari conteggiati, somma che attualizzata ammonta ad Euro 2.672,50, oltre spese di viaggio forfetariamente conteggiate in Euro 50,00 per complessivi Euro 2.722,50.

Nulla va, invece, riconosciuto a titolo di danno riflesso quale “grave turbamento interiore e pregiudizio alla serenità familiare” in assenza di specifica allegazione, valutata anche la modesta entità del danno riportato dalla minore.

Ne consegue che i convenuti, in solido tra loro, vanno condannati a pagare agli attori, in proprio, la somma sopra indicata oltre interessi come da dispositivo.

Le spese di lite seguono il principio della soccombenza ma tuttavia vanno liquidate in considerazione della somma riconosciuta, inferiore a quella pretesa, valutata l’attività processuale svolta e le questioni trattate.

Le spese di Ctu nella somma già liquidata vanno definitivamente poste a carico dei convenuti in via solidale.

Vo.Il. ha poi proposto domanda di manleva nei confronti della Scuola Materna Sa., ritenendo l’Istituto scolastico l’unico responsabile dei danni subiti dalla minore.

La domanda è destituita di fondamento, le risultanze acquisite hanno accertato una responsabilità in solido delle convenute e la circostanza che la Vo. sia dipendente della Scuola Materna non la legittima ad agire in garanzia, sussistendo una sua personale responsabilità, posto che il datore di lavoro una volta indennizzato il danneggiato in ragione di ciò avrebbe comunque azione di rivalsa nei confronti del dipendente. Relativamente a tale rapporto processuale, valutata la qualità delle parti e la esiguità della questione trattata, sussistono i presupposti per disporre l’integrale compensazione delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale in composizione monocratica, nella causa promossa con atto di citazione, tra le parti in premessa indicate, definitivamente pronunciando, disattesa e respinta ogni diversa istanza, eccezione e conclusione,

1) In accoglimento, per quanto di ragione, della domanda attorea, condanna i convenuti, in solido tra loro, a pagare agli attori, in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulla minore El.Pi. l’importo di Euro 21.481,39.

1a) Su tale importo deflazionato al momento del sinistro, rivalutato anno per anno secondo gli indici Istat, sono dovuti gli interessi al tasso annuo del 3% dal 20.9.2010, data dell’evento dannoso, fino alla data della presente sentenza.

1b) Dalla data della presente sentenza al saldo effettivo sono dovuti ex art. 1282 c.c. gli interessi al tasso legale.

2) In accoglimento, per quanto di ragione, della domanda attorea, condanna i convenuti, in solido tra loro, a pagare agli attori, in proprio, la somma di Euro 2.722,50.

2a) Su tale importo deflazionato al momento del sinistro, rivalutato anno per anno secondo gli indici Istat, sono dovuti gli interessi al tasso annuo del 3% dal 20.9.2010, data dell’evento dannoso, fino alla data della presente sentenza.

2b) Dalla data della presente sentenza al saldo effettivo sono dovuti ex art. 1282 c.c. gli interessi al tasso legale.

3) Condanna i convenuti, in solido tra loro, a rifondere agli attori le spese di lite che liquida nella somma complessiva di Euro 5.503,00 di cui Euro 668,00 per spese e la restante parte per compenso professionale, oltre, spese generali, Iva e cpa se dovuti per legge.

4) Pone le spese della Ctu, nella somma già liquidata, definitivamente a carico dei convenuti in via solidale. 5) Rigetta la domanda di manleva dedotta da Vo.Il. nei confronti di Scuola Materna (…) della Parrocchia Sa. 6) Relativamente a tale rapporto processuale, dispone l’integrale compensazione delle spese di lite.

Così deciso in Treviso il 25 ottobre 2016.

Depositata in Cancelleria il 25 ottobre 2016.


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