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Cosa fare se il professore abbassa di proposito i voti?

10 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 febbraio 2017



Lo studente ha il diritto di vedere il compito e di confrontarlo con altri insegnanti. E di chiedere un colloquio con il dirigente. E di fare causa.

Errare è umano. Ma farlo apposta è un’altra cosa. Abbassare di proposito i voti di uno studente può essere fatto per due motivi: per pura cattiveria genetica del professore oppure per ripicca verso un alunno che ne combina di tutti i colori. In entrambi i casi, nulla vieta allo studente di contestare l’esito di un esame, se ritiene che il voto sia stato volutamente falsato dall’insegnante. Ma come contestarlo? Cosa fare se il professore abbassa di proposito i voti?

La valutazione del prof secondo la legge

Occorre partire da questa premessa: in linea di massima, il professore ha sempre ragione nel valutare il compito dell’alunno. O, per dirla in un linguaggio più comune, ha di solito la padella da parte del manico. Lo prevede espressamente un decreto presidenziale, che recita: «La valutazione è espressione dell’autonomia professionale propria della funzione docente» [1]. Punto. Quello che lui decide, secondo il decreto, è deciso bene. Ma siamo sicuri? Non sempre è così. Perché è possibile contestare il risultato di una verifica, così come della valutazione finale al termine dell’anno scolastico, soprattutto se si ha l’impressione che il professore abbassa di proposito i voti: segna un errore che non è tale, interpreta volutamente in modo sbagliato la risposta dello studente.

Certo, l’insegnante può «giocare sporco» solo in alcune materie. Raramente può abbassare di proposito i voti, ad esempio, in un compito di matematica: 2 + 2 farà sempre 4, tutta la vita, indipendentemente dal professore che corregge il compito. Più facile che il prof tenti di abbassare il voto in una materia umanistica, dove la risposta di un alunno può essere più facilmente interpretabile secondo la discrezionalità di chi siede sulla cattedra (è incompleta, non ha centrato il tema, è uscito dal seminato…).

Se si abbassano i voti, mai abbassare la testa

La prima cosa da fare se il professore abbassa di proposito i voti è avere un minimo di umiltà e capire nel modo più obiettivo possibile, prima di protestare, se l’errore esiste davvero oppure è stato inventato di sana pianta dall’insegnante. Visto che lo studente ha il sacrosanto diritto di avere una valutazione immediata e trasparente, può pretendere la visione del compito e chiedere un confronto ad un altro professore che l’alunno ritenga meno soggettivo.

Se si vuole continuare a risolvere il caso con le buone, è un diritto dello studente chiedere anche un colloquio con il dirigente scolastico per sottoporgli il proprio compito e manifestare i punti di disaccordo, in particolare quelli in cui si ritiene che il professore abbia agito in mala fede.

Se, invece, si vuole usare la mano dura (con tutti i rischi del caso, sia da un punto di vista legale, sia da un punto di vista di una pacifica continuità nella stessa scuola) lo studente ha il diritto di chiedere un colloquio con il dirigente scolastico alla presenza del coordinatore di classe e di andarci con un avvocato. Se dall’incontro non dovesse emergere nulla di concreto, l’alunno è libero di fare causa, possibilmente dopo aver raccolto la disponibilità di qualche compagno di classe a testimoniare davanti ad un giudice.

Certo: davanti ad un palese caso di ingiustizia nei confronti dei ragazzi, un’azione comune da parte dell’intera classe sarebbe più efficace per tutti.

Sconsigliata, invece, la furbata di presentarsi a colloquio nell’ufficio del dirigente scolastico con un registratore nascosto: la registrazione fatta in questo modo non è legittima.

note

[1] DPR n. 122 del 22.06.2009.

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