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News Assegno di accompagnamento solo per redditi bassi

News Pubblicato il 10 febbraio 2017

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Addio all’indennità di accompagnamento per chi possiede un buon reddito, contributo per la non autosufficienza obbligatorio per tutti.

Niente accompagnamento per chi non ha redditi bassi e pagamento di un contributo aggiuntivo per la non autosufficienza, obbligatorio per tutti: sono queste le proposte del presidente dell’Inps, Tito Boeri, manifestate nel corso di un recente convegno alla Camera. Le proposte nascono dall’esigenza di rendere sostenibile l’assegno di accompagnamento, attualmente pari a 515,43 euro mensili, erogandolo solo ai cittadini che si trovano in precarie condizioni economiche. Inoltre, il contributo di solidarietà per la non autosufficienza, che attualmente è pari allo 0,35% ed è previsto per i soli dipendenti pubblici, dovrebbe essere esteso a tutti i lavoratori ed i pensionati.

Certamente, si tratta soltanto di proposte, che non è detto si concretizzino in legge, peraltro provenienti da un soggetto che non ha potere legislativo: tuttavia, dato che le casse pubbliche sono sempre più in rosso, è molto probabile che l’idea di Boeri trovi ampio accoglimento.

Ma come funziona l’assegno di accompagnamento allo stato attuale e chi ne ha diritto? Facciamo un breve punto della situazione.

Assegno di accompagnamento: che cos’è e chi ne ha diritto

L’assegno di accompagnamento, o indennità di accompagnamento, noto anche come accompagno, è una prestazione assistenziale alla quale hanno diritto i soggetti con invalidità civile totale e permanente del 100%, che necessitano di un accompagnatore per deambulare o di assistenza per compiere gli atti quotidiani della vita.

Si ha diritto alla prestazione per la sola presenza della minorazione fisica o psichica: non sono dunque necessari particolari requisiti legati al reddito o all’età.

Accompagnamento: requisiti

Le condizioni per aver diritto all’indennità di accompagnamento sono:

  • invalidità totale e permanente del 100% riconosciuta;
  • impossibilità di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore;
  • in alternativa, impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e conseguente necessità di assistenza;
  • cittadinanza italiana o europea, o cittadinanza di un Paese extraeuropeo, se l’interessato è in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (dovrebbe essere però sufficiente anche un regolare permesso di soggiorno non di lungo periodo, in base ad una recente sentenza della Corte Costituzionale [1]);
  • residenza in Italia.

Per i soggetti con meno di 18 anni o con più di 65 anni non si può parlare di invalidità, perché non si può far riferimento alla riduzione della capacità lavorativa: per valutare il diritto all’accompagnamento, si deve allora far riferimento alla possibilità di svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età.

Accompagnamento: quanto spetta

L’importo mensile dell’indennità di accompagnamento, nel 2017,  è pari a 515,43 euro (l’importo è provvisorio);  l’importo annuale è dunque pari a 6.185,16 euro, in quanto la prestazione spetta per 12 mensilità e non si ha diritto alla tredicesima.

L’assegno è un reddito esente da Irpef, cioè non è soggetto a tassazione: non deve pertanto essere inserito nel 730 o nel modello Unico.

Secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato, inoltre, l’assegno di accompagnamento non deve più essere inserito nell’Isee, in quanto costituisce una prestazione di assistenza e non un reddito [2]. Per approfondimenti, si veda: Isee, bocciata la norma taglia prestazioni.

Accompagnamento: cumulabilità

L’indennità di accompagnamento è incompatibile con altre indennità finalizzate all’assistenza personale continuativa, come l’assegno riconosciuto dall’Inail o quello erogato dalle Regioni, o con le prestazioni per invalidità contratta per cause di servizio, lavoro o guerra.

La prestazione è invece compatibile:

  • con altri trattamenti assistenziali, come la pensione di inabilità civile o l’assegno mensile di invalidità;
  • con altri trattamenti previdenziali , come la pensione di vecchiaia e anticipata o di reversibilità.

Inoltre, l’accompagnamento è riconosciuto anche a chi svolge attività lavorativa, dato che l’impossibilità di lavorare si determina soltanto con lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

Il possesso di ulteriori redditi non impedisce la concessione dell’assegno, così come non rilevano la composizione del nucleo familiare ed i redditi dei componenti. Tuttavia, la situazione potrebbe cambiare nel caso in cui sia emanata una nuova normativa che ricalchi, in qualche modo, la proposta del presidente dell’Inps.

Accompagnamento e ricovero

Il disabile, per aver diritto all’indennità, non deve essere ricoverato in una struttura sanitaria con retta a carico dello Stato, né in un reparto riabilitativo o di lungodegenza: in caso contrario, i trattamenti sono ridotti in proporzione alla durata del ricovero. Per informare l’Inps della sussistenza di eventuali ricoveri nell’anno precedente, si deve presentare ogni anno, entro il 31 marzo, un’apposita dichiarazione, detta Icric.

Sono esclusi dalla dichiarazione i ricoveri in ospedale per terapie contingenti o dovuti a malattie non connesse con l’invalidità; inoltre, non sono rilevanti i ricoveri per i quali la retta della struttura sia risultata a totale o a parziale carico del disabile o dei familiari.

note

[1] C.Cost., sent. n. 40 del 11.03.2013.

[2] Cons. St. sent. n. 842/2016.


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4 Commenti

  1. è veramente deprimente cio che ho letto io ho una sorella diversamente abile e tutti i giorni puntualmente mi occupo di lei i soldi che percepisce servono solo a lei per i vestiti per l igiene per farle conoscere vari posti della nostra sicilia anche se ha un handicap i suoi occhi parlano e le spese sono notevoli lei è la mia piccola bimba e l inps ora vuole dare l indennita in base a quale reddito ma avete capito che l indennita serve a loro ad avere piu opportunita durante il mese ,non servono ad aumentare il reddito dell accompagnatore ma bensi permette solo all accompagnatore di avere piu tempo per loro

  2. Dare l’assegno solo ai redditi bassi…non sarei contraria nell’idea. Però ho la netta impressione che come al solito a rimetterci saranno sempre i soliti. Quanti disabili sono effettivamente benestanti. Cerco di arrivare a fine mese, cerco non è detto che ci riesca grazie all’assegno di accompagno. Perché l’assegno di invalidità è solo per morire di fame. Devo dire grazie al mio 100%. E se …pur di risparmiare si colpisse anche la fascia isee? C’è a mio parere il contorto convincimento che questi assegni servano per arricchirsi. I falsi invalidi lo fanno con certezza. I veri utilizzano tutto per pura necessità. Non è vero che lo stato fornisca tutto. Nel mio caso mi fornisce al momento solo le calzature ortopediche, ogni due anni obbligatoriamente. La riabilitazione in acqua la pago. Certo ho il tiket sui farmaci e visite mediche. Ma inorridisco all’idea di prestazioni dentistiche. Dovrei fare un altro mutuo in quel caso. Perciò d’accordo ma con riserva. Rischiamo che sto giro ci affoghino perchè siamo solo un peso.

  3. mio marito,malatyo oncologico in chemioterapia non e stato riconosciuto l accompagnamento, gia invalido al 80 per infarto trattato con by pass e tumore alla prostata.essendo la malattia in evoluzione estendendosi ad altri organi,si e resa necessaria la chemioterapia,e l inps in sede di accertamento lo ha dichiarato invalido al 100 per cento con inabilita lavorativa ma non riconoscendo l accompagno.cosa fare?

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