HOME Articoli

Lo sai che? Infortunio lungo il tragitto casa-lavoro: come comportarsi?

Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2017

Un incidente lungo il tragitto che si compie per andare al lavoro può capitare. Ma non sempre si viene risarciti. Vediamo perché.

Gli incidenti lungo il tragitto casa-lavoro sono molto più frequenti di quanto si pensi. Ma, a differenza di quanto si crede, il risarcimento non è automatico.

Infortunio in itinere: cos’è?

Prima di capire quando si possono avanzare delle pretese nei confronti dell’Inail è opportuno capire cosa si intende per infortunio in itinere. Si tratta di quello capitato al lavoratore:

  • – durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo in cui abita al luogo in cui lavora: ad esempio, se Tizio per andare a lavoro deve percorrere Via dei Fiori per 5 chilometri, questo deve intendersi il normale percorso. Se, però, Tizio devia per Via degli Alberi, magari per accompagnare la figlia a scuola prima di andare in azienda, la “normalità” del percorso viene meno;
  • – o durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro, se il lavoratore presta la sua attività per più aziende;
  • – o durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello in cui egli abitualmente consuma i pasti, se in azienda non è presente un servizio mensa.

Infortunio in intinere: cosa si intende per normale percorso?

Quando si parla di “normale percorso” casa-lavoro (e viceversa) si intende quello più breve e diretto. Significa che, come abbiamo detto facendo l’esempio di Tizio che accompagna la figlia a scuola, se il lavoratore devia o sceglie percorsi diversi, per ragioni indipendenti dal lavoro, eventuali incidenti non verranno risarciti, a meno che – ma in via del tutto eccezionale – egli, per determinate condizioni di viabilità (ad esempio, perché sulla strada abituale ci sono lavori in corso, traffico, maltempo), non sia costretto a scegliere il percorso più lungo. Dunque, l’infortunio è tutelato in caso di interruzioni o deviazioni effettuate:

  1. – per attuare un ordine impartito dal datore di lavoro;
  2. – per ragioni di necessità: in altre parole, per esigenze essenziali ed improrogabili o per l’adempimento di obblighi penalmente rilevanti.

Infortunio in itinere: il lavoratore può usare la propria auto?

Naturalmente, il risarcimento spetta anche nel caso in cui il lavoratore abbia utilizzato la propria auto privata, a patto che rispetti le regole del codice della strada e che ciò sia necessario [1]: ad esempio, se la zona dove si trova il posto di lavoro non è servita da mezzi pubblici o, per raggiungerla con questi ultimi, il lavoratore ci impiega troppo tempo o deve spendere molti soldi. A confermare quanto detto è la stessa Corte di Cassazione secondo la quale è consentito utilizzare il mezzo privato quando:

  • non ci sono mezzi pubblici [2];
  • – ci sono mezzi pubblici ma non consentono la puntuale presenza sul luogo di lavoro, o per il lavoratore risulta scomodo o costoso prenderli in relazione alle esigenze di vita sue e della sua famiglia [3].

Infortunio in itinere: cosa viene risarcito?

La Corte di Cassazione [4] è intervenuta, inoltre, chiarendo che non tutte le tipologie di sinistri possono essere risarcite: devono dipendere da vicende direttamente collegate  con il lavoro. Per capirci: se Tizio deve a Caio una somma di denaro e Caio, per ritorsione, lo aggredisce in Via dei Fiori mentre va al lavoro, è chiara l’assenza di collegamento tra l’infortunio e il lavoro e, pertanto, nessun risarcimento spetterà a Tizio. Ancora: se Mevia viene aggredita lungo la strada che fa per andare in azienda dal suo ex che la stalkerizza, non verrà risarcita. Ciò in quanto, a tal fine, l’infortunio in itinere è tale solo in presenza di ben determinati presupposti:

  1. – la causa violenta;
  2. – l’occasione di lavoro.

Si comprende che l’Inail non copre le spese quando il collegamento fra l’incidente e il normale percorso di andata e ritorno da casa la lavoro deriva soltanto da una semplice coincidenza di tempo e di luogo.

Analogamente il risarcimento è escluso per gli infortuni direttamente causati:

  • – dall’abuso di alcolici e psicofarmaci;
  • – dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni;
  • – dalla mancanza della prescritta abilitazione di guida;
  • – dalla violazione del codice della strada da parte del conducente.

note

[1] Cass. ord. n. 22759 del 03.11.2011; Cass. sent. n. 995 del 17.01.2007; Cass. sent. n. 19940 del 06.10.2004.

[2] Cass. sent. n. 12891 del 28.09.2000.

[3] Cass. sent. n. 6210 del 07.03.2008.

[4] Cass. sent. n. 17685 del 07.09.2015.

Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 07.09.2015, n. 17685

L’art. 12 del d.lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, introducendo l’ipotesi legislativa dell’infortunio “in itinere”, non ha derogato alla norma fondamentale di cui all’art. 2 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, che prevede, tra i requisiti necessari per l’indennizzabilità dell’infortunio, l’occasione di lavoro. Ne consegue l’estraneità alla tutela assicurativa della fattispecie in cui la causa violenta sia il fatto doloso del terzo riconducibile a rapporti personali tra l’aggressore e la vittima, del tutto estranei all’attività lavorativa, in quanto, in tal caso, il collegamento tra l’evento lesivo e il normale percorso di andata e ritorno dal lavoro risulta basato su una mera coincidenza cronologica e topografica, tale da escludere l’occasione di lavoro.

 

 

Corte di Cassazione, sez VI Civile, ordinanza 03.11.2011, n. 22759

In materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, l’infortunio “in itinere” non può essere ravvisato in caso di incidente stradale subito dal lavoratore che si sia spostato con il proprio automezzo al luogo di prestazione dell’attività lavorativa fuori sede, dal luogo della propria dimora, ove l’uso del veicolo privato non rappresenti una necessità, in assenza di soluzioni alternative, ma una libera scelta del lavoratore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce lo strumento normale per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio della strada.

 

 

Corte di Cassazione, sez. L Civile, sentenza 07.03.2008, n. 6210

Al fine di esimersi da responsabilità in ordine ad infortunio sul lavoro consistito in una caduta dall’alto, il datore di lavoro non solo deve dimostrare di avere messo a disposizione del lavoratore uno strumento idoneo a prevenire il sinistro, ma di avere sorvegliato e preso le opportune misure esigendo che il lavoratore medesimo facesse in concreto uso delle misure antinfortunistiche.

 

Corte di Cassazione, sez. L Civile, sentenza 17.01.2007, n. 995

In materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ai fini della indennizzabilità dell'”infortunio in itinere”, anche in caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, deve aversi riguardo ai criteri che individuano la legittimità o meno dell’uso del mezzo in questione secondo lo “standard” comportamentale esistente nella società civile e rispondente ad esigenze tutelate dall’ordinamento, quali un più intenso legame con la comunità familiare ed un rapporto con l’attività lavorativa diretto ad una maggiore efficienza delle prestazioni non in contrasto con una riduzione del conflitto fra lavoro e tempo libero. Inoltre l’indennizzabilità di detti infortuni è condizionata, in caso di uso di mezzo proprio, all’esistenza della necessità, per l’assenza di soluzioni alternative, di detto uso, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico rappresenta lo strumento normale per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio della strada.

Corte di Cassazione, sez. L Civile, sentenza 06.10.2004, n. 19940

In materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, l’infortunio “initinere” non può essere ravvisato in caso di incidente stradale subito dal lavoratore che si sia spostato con il proprio automezzo al luogo di prestazione dell’attività lavorativa fuori sede tra il luogo della propria dimora, ove l’uso del veicolo privato non rappresenti una necessità, in assenza di soluzioni alternative, ma una libera scelta del lavoratore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce lo strumento normale per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio della strada (nella specie, il mezzo privato era stato portato il giorno prima del turno lavorativo nella città di lavoro per motivi personali, poi riportato indietro alla fine del turno – per poter essere utilizzato per recarsi al lavoro il giorno dopo – e in tale occasione si era verificato l’incidente).

Corte di Cassazione, sez. L Civile, sentenza 28.09.2000, n. 12891

L’indennizzabilità dell’infortunio in itinere subito dal lavoratore nel percorrere, con un mezzo proprio, la distanza fra la sua abitazione ed il luogo di lavoro – infortunio che ora trova una previsione espressa nel d. lgs. 23 febbraio 2000 n. 38, in attuazione della legge delega 17 maggio 1999 n. 144 – postula la necessità dell’uso del veicolo privato, adoperato dal lavoratore per il collegamento tra abitazione e luogo di lavoro, in ragione della mancanza di mezzi pubblici o, quando vi siano, allorché questi non consentano la puntuale presenza sul luogo di lavoro o si dimostrino eccessivamente disagevoli o gravosi in relazione alle esigenze di vita familiare.

Acquista un abbonamento annuale a tutte le sentenze di merito. Clicca qui


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI